Come si diventa necrofori (o becchini)?

Come si diventa necrofori (o becchini)?

È un compito ingrato; spesso passa inosservato o quasi per scontato, ma ci siamo mai chiesti chi è davvero il necroforo? Chi è colui che un tempo si chiamava “becchino” e ha il compito di seppellire fisicamente i nostri cari estinti? Come si fa a scegliere un lavoro simile? La prima cosa da dire è che il necroforo è una professione che richiede una formazione tecnica e morale molto alta, a differenza di quanto si possa immaginare, perché è la persona che si prende cura delle salme e vede da vicino la sofferenza dei parenti afflitti dal lutto. La figura del necroforo non coincide necessariamente con il proprietario di un’agenzia di onoranze funebri, perché spesso può essere alle dipendenze della società che gestisce i servizi cimiteriali, comunale o privata che sia. È, tuttavia, vero che la maggior parte delle agenzie di onoranze funebri a Roma assumono necrofori alle proprie dipendenze per garantire la completezza dei servizi, la serietà e l’affidabilità del personale soprattutto quando si tratta di recarsi a casa del defunto per la sigillatura del feretro, nei casi di morte tra le mura domestiche.

Cosa serve per diventare necrofori

Il ruolo del necroforo, oggi, è piuttosto ampio e va dal responsabile della vestizione e composizione della salma, al trasportatore della salma a colui che effettua la tumulazione.  Per diventare necrofori occorre seguire un corso di formazione e di qualifica con esame finale. I corsi possono avere una durata minima di due giorni, ma il più delle volte anche una o più settimane. Una volta conseguito il titolo ci si può candidare presso le agenzie funebri o partecipare ai bandi di gara per necrofori emessi dai Comuni. Il profilo richiesto prevede competenze umane e caratteriali oltre che tecniche di gestione delle salme. Dal punto di vista caratteriale, il necroforo deve essere gentile, discreto, ma allo stesso tempo forte e scostante, non deve lasciarsi trasportare dall’emotività dei parenti e dalla vista pressoché quotidiana dei morti. Il necroforo non ha orari di lavoro fissi, al di là della routine nel cimitero, un necroforo può essere chiamato in qualsiasi ora del giorno per svolgere le sue mansioni.

La ricerca di un lavoro da necroforo si può effettuare tramite bando di gara, presentandosi personalmente presso le agenzie funebri, oppure tramite i portali internet di ricerca del lavoro inserendo il proprio curriculum, dati anagrafici, categoria lavorativa e retribuzione.

La figura professionale del necroforo in Italia è poco valorizzata, anche per via di un retaggio culturale che associa il necroforo al cinismo di chi specula sulla morte. Negli Stati Uniti, invece, il necroforo è una persona che contribuisce all’allestimento delle onoranze funebri e persino coadiuva il sacerdote nella scelta delle letture liturgiche nei riti religiosi. Non è raro, invece, che i necrofori siano spesso degli infermieri in attività che si prestano saltuariamente o regolarmente a svolgere tutte le mansioni dalla composizione della salma fino alla tumulazione vera e propria. L’infermiere necroforo è spesso richiesto proprio dalle agenzie per le morti in ospedale e in quanto è una figura professionale già abilitata alla cura dei pazienti e con un indole predisposta a comprendere la sofferenza dei parenti.

Breve storia della figura del necroforo e origine del termine “becchino”

Il “becchino”, in termini riduttivi, indica colui che seppellisce i morti o colui che lavora per un’agenzia di onoranze funebri come la Cattolica San Lorenzo. L’origine del termine è presa in prestito dalla biologia, perché i becchini sono degli insetti della famiglia dei coleotteri che hanno l’abitudine di seppellire carogne di topi e altri piccoli animali per potervi deporre le uova. Un’altra origine del termine becchino risale al Medio Evo quando colui che “certificava” la morte era solito pizzicare o “beccare” i talloni e altre parti del corpo dei defunti per accertarne la morte. Un tempo, quindi, il becchino aveva un ruolo importante nella società e oltre a constatare la morte di qualcuno si prendeva la responsabilità di organizzare le esequie e di condurre il defunto serenamente verso la sua ultima dimora terrena. Il cattolicesimo ha, poi, ulteriormente dato risalto a questa figura professionale come indispensabile nell’espletare il rito religioso e la successiva sepoltura. Oggi, il becchino viene denominato necroforo, non è più sua competenza certificare la morte perché queste pratiche vengono svolte dai medici o infermieri delle ASL, ma ha ancora il forte valore pratico e simbolico di colui che si occupa del defunto nel suo ultimo viaggio.