Viti: meno banali di quanto pensiamo

La viteria: sono pochi gli strumenti insieme tanto semplici – non si tratta, in fondo, che di cilindretti filettati di metallo – e insieme così assolutamente necessari per una mole enorme di lavori. Chiodi e colla non offrono la stessa robustezza dell’insieme, e soprattutto non permettono assemblaggi e disassemblaggi così comodi, rapidi e senza alcun tipo di danno. Uno strumento tanto versatile, quindi, non può che essere disponibile in tante versioni quante sono le tipologie di lavoro esistenti.

E non c’è infatti dubbio che il mercato, in quanto ad offerta, non lasci nulla a desiderare per le viti; i tipi che ne esistono in commercio sono pressochè innumerevoli, con ogni genere possibile di filetto, testa, materiale e dimensione rappresentato in qualche modello e in tutte le combinazioni. Anche soltanto parlando del tratto forse più semplice, l’invito – quello che siamo soliti classificare come “a croce” o “a taglio” – possiamo trovare molti altri generi ibridi, dalle Phillips, alle Supadriv, alle Pozidriv. Ma come ben sappiamo, anche rimanendo sulle viti tradizionali i tipi di invito e le dimensioni dello stesso sono tante da richiedere l’uso di cacciaviti appositi, e delle giuste misure, per non danneggiare irrimediabilmente la capacità di aggrapparsi alla vite rovinandone la testa. In questo senso sono un po’ più tolleranti le viti a croce, che possono accogliere più misure di cacciaviti; hanno però il problema, nei pezzi finiti che vengono verniciati, di potersi riempire di vernice residua e diventare inservibili.

Passando dall’invito alla testa, i due generi di base sono quelli ben noti della testa tonda e di quella svasata. Quest’ultima, che richiede una apposita lavorazione di svasatura del foro per essere impiegata, ha però il vantaggio di non sporgere minimamente, il che è prezioso sia sotto un profilo estetico, sia dal punto di vista degli spazi ridotti; la testa tonda e sporgente, invece, è meno presentabile e quindi viene solitamente usata in posizioni nascoste, ma è la sola utilizzabile laddove il materiale da avvitare sia troppo sottile per alloggiare una vite svasata.

Un’ultima categorizzazione può essere infine fatta sulla base dei diversi materiali utilizzati per costruire le viti stesse. Le più comuni sono fatte di acciaio dolce, che purtroppo, oltre a non essere particolarmente robusto, ha il difetto di essere facilmente attaccato dalla corrosione e quindi di arrugginire spesso. Esistono però, per ovviare a questo problema, viti trattate in diversi modi per diventare resistenti, o addirittura invulnerabili, all’ossidazione: oltre allo stranoto ma costoso acciaio inox, infatti, troviamo in commercio viti realizzate in metalli non ossidanti come ottone e alluminio, o anche semplicemente trattate con processi di zincatura o a base di cadmio per proteggerle dall’umidità.