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	<title>FUTUROSCUOLA &#187; Governo</title>
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		<title>Il giallo dei regolamenti di un ministro pasticcione</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Apr 2009 06:52:21 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Maria Coscia e Manuela Ghizzoni del gruppo PD della VII Commissione della Camera per contestare i tagli in atto nella scuola italiana. &#8220;Il 27 febbraio 2009 &#8211; sottolinenano le parlamentari &#8211; il Consiglio dei ministri ha approvato in via definitiva &#8221; due Regolamenti riguardanti rispettivamente la Revisione della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2514" title="hp1" src="http://www.futuroscuola.org/wp-content/uploads/2009/04/hp1-100x100.jpg" alt="hp1" width="100" height="100" />Maria Coscia e Manuela Ghizzoni del gruppo PD della VII Commissione della Camera per contestare i tagli in atto nella scuola italiana. &#8220;Il 27 febbraio 2009 &#8211; sottolinenano le parlamentari &#8211; il Consiglio dei ministri ha approvato in via definitiva &#8221; due Regolamenti riguardanti rispettivamente la Revisione della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione e le Norme per la riorganizzazione della rete scolastica. Entrambi i regolamenti sono attuativi dell’articolo 64 del decreto legge 112, la cosiddetta manovra d’estate di Tremonti, che ha previsto ben 7,8 miliardi di tagli in tre anni per il sistema d’istruzione pubblica.<br />
A tutto oggi, quindi a più di un mese di distanza, i due decreti non sono ancora apparsi sulla Gazzetta Ufficiale. Ne consegue che risultano privi di qualsiasi legittimità giuridica, poiché si riferiscono ad atti normativi non ancora ufficialmente entrati in vigore, sia il recente decreto di Gelmini e Tremonti per la</p>
<p><span id="more-2513"></span>determinazione degli organici, inviato alle scuole con la Circolare n. 38 del 2 aprile, sia le successive disposizioni inviate dagli Uffici scolastici regionali a quelli provinciali e da questi alle scuole.<br />
Del resto, la predisposizione dell’attuale governo di combinare “pasticci normativi” in questo ambito è conclamata. Infatti, ancora non è stato spiegato che fine abbia fatto la versione definitiva del famigerato Piano programmatico, già previsto dal decreto legge 112 che indica – attraverso uno o più regolamenti – come e dove risparmiare i 7,8 miliardi decisi da Tremonti nel luglio scorso. Ora, sarebbe utile alla certezza del diritto che tanto il Piano Programmatico quanto i due regolamenti fossero pubblicati urgentemente. Perché questa lunga attesa? Forse il Governo vuole procrastinare il più a lungo possibile la pubblicazione dei documenti che ufficializzano nero su bianco i numeri dei docenti e ATA che dal prossimo anno non lavoreranno più e che ingrosseranno le fila dei disoccupati? Comunque sia, il Governo deve assumersi la responsabilità delle proprie scelte e trovare il coraggio per informare l’opinione pubblica di quanto sta accadendo.</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.scuolaoggi.org/index.php?action=detail&amp;artid=4318" target="_blank">scuolaoggi</a>
<p align="center"><B><br />
<span style="color: red; font-size: 10pt; font-family: verdana">IMPORTANTE</span></B></p>
<p align="center"><B><span style="color: red; font-size: 7pt; font-family: verdana">Non inserire richieste di chiarimenti e domande tecniche in questa sezione, spostati in “<a href="http://www.futuroscuola.org/forum/"><strong>FORUM</strong></a>”</span>.
<p align="center"><B></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Riforma dei tecnici, orari, materie &#8211; 3</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Apr 2009 15:10:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Riforma dei tecnici, orari, materie &#8211; 3
di Claudio Cereda
Dopo averne discusso un po’ in generale proviamo ora ad entrare nel merito concreto della applicazione, parliamo cioè di ore e di materie.
Le cose di cui si sa, ma …resta da chiarire
Il regolamento, come già fu per la riforma Moratti si concreta in tre allegati che si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2507" title="gelmini-forbice" src="http://www.futuroscuola.org/wp-content/uploads/2009/04/gelmini-forbice-100x100.jpg" alt="gelmini-forbice" width="100" height="100" />Riforma dei tecnici, orari, materie &#8211; 3<br />
di Claudio Cereda<br />
Dopo averne discusso un po’ in generale proviamo ora ad entrare nel merito concreto della applicazione, parliamo cioè di ore e di materie.<br />
Le cose di cui si sa, ma …resta da chiarire<br />
Il regolamento, come già fu per la riforma Moratti si concreta in tre allegati che si conoscono solo in parte.</p>
<p><strong>L’allegato A corrisponde al Profilo Educativo Culturale e Professionale (PECUP)</strong>. Si tratta di cose importanti per costruire l’identità della scuola ma che corrispondono bene o male a principi su cui c’è poco da discutere e si tratta di appropriarsene sul piano culturale.<br />
Segnalo in particolare il paragrafo dedicato agli strumenti organizzativi e metodologici: in una cartella vengono condensati principi, metodi ed obiettivi.</p>
<p><span id="more-2506"></span><br />
Tutto l’allegato A dovrà essere assimilato nella cultura di sfondo degli Istituti Tecnici e diventare il retropensiero dei POF. E’ importante sottolinearlo perché decenni di mancate riforme hanno permeato le scuole superiori di una cultura che tende a ignorare questi aspetti: che cittadino vogliamo? Che perito vogliamo? Attraverso quali metodologie operiamo?</p>
<p><strong>Gli allegati B e C definiscono finalità e quadri orari dei diversi indirizzi.</strong> Ci sono le materie, le ore distinte tra i due settori (economico e tecnologico) e, per ciascuno di essi, una ulteriore suddivisione tra le ore degli insegnamenti generali (comuni a tutti) e gli insegnamenti obbligatori dei diversi indirizzi e sub indirizzi.<br />
Esemplifico con un ITIS informatico (Informatica e Telecomunicazioni) per dare un’idea della struttura.</p>
<p><strong>Area comune a tutti i tecnologici in ore settimanali per anno</strong><br />
Italiano 4&#215;5anni; Inglese 3&#215;5anni, Storia 2&#215;5 anni, Matematica 4&#215;2 + 3&#215;3, Diritto ed Economia 2&#215;2; Scienze integrate (della terra e biologia) 2&#215;2; Scienze Motorie e Sportive 2&#215;5; Religione o attività alternative 1&#215;5<br />
Il totale fa 660 ore nel biennio e 495 nel triennio delle 1056 complessive (32 ore per 33 settimane).</p>
<p><strong>Area di indirizzo per tutti i tecnologici (tra parentesi le ore di laboratorio)</strong><br />
Scienze integrate (fisica) 3(2)x2; scienze integrate (chimica) 3(2)x2; tecnologia e tecniche di rappresentazione grafica 3(2)x2; tecnologie informatiche 3(2)x1; scienze e tecnologie applicate 3&#215;1 (si tratta di una materia dal nome comune ma che cambierà a seconda delle materie di indirizzo del triennio; una sorta di orientamento alla specializzazione da svolgere in seconda e che potrà determinare una precanalizzazione e una diversificazione della offerta per gli ITIS con indirizzi diversi).</p>
<p><strong>Discipline comuni nel triennio di informatica e telecomunicazioni</strong><br />
Complementi di matematica 1&#215;2; Sistemi e reti 4&#215;3; Tecnologie e progettazione di sistemi informatici e di telecomunicazione 2&#215;2+4&#215;1; Gestione progetto e organizzazione di impresa 3&#215;1(in quinta)</p>
<p><strong>Articolazione di subindirizzo</strong><br />
Le materie sono due: informatica e telecomunicazioni<br />
Gli informatici fanno Informatica 6&#215;3 e telecomunicazioni 3&#215;2<br />
In telecomunicazioni si fanno Informatica 6&#215;2 e telecomunicazioni 3&#215;2 + 6&#215;1<br />
Segnalo che le tabelle con la indicazione delle ore di laboratorio del triennio sono spesso errate e pertanto non le riporto.</p>
<p><strong>Riassumendo:</strong><br />
1) In tutti gli Itis sparisce il laboratorio di matematica; compare una materia nuova (scienze integrate) articolabile in tre e qui sarà interessante vedere il margine di autonomia; ci sono le due nuove materie annuali in prima e seconda orientate alla informatica (patente europea!) e agli indirizzi successivi.<br />
2) Nel triennio c’è un rinforzo di matematica, sparisce come nome elettronica e si osserva la presenza di quattro discipline il cui peso cambia nei due sub indirizzi: due materie a base teorica (informatica e telecomunicazioni), una materia orientata al ferro (tecnologie progettazione) e una materia ponte (sistemi).<br />
Il totale fa le 32 ore settimanali e si precisa (con riferimento alla riforma Moratti che prevede insegnamenti facoltativi) un 2&#215;5 di seconda lingua.</p>
<p><strong>Confluenze</strong></p>
<p>L’allegato D contiene le tabelle di confluenza dai vecchi ai nuovi ordinamenti e con riferimento agli informatici gli indirizzi che confluiscono sono 3: elettronica e telecomunicazioni, informatica, ragioniere programmatore.<br />
Su questo punto si apre un bel problema perché far confluire i ragionieri programmatori nel tecnologico, se stiamo alle discipline previste, dovrebbe significare trasferirne i corsi presso un ITIS, oppure dire, ma non fare perché il perito informatico che viene disegnato nulla ha da spartire con il ragioniere programmatore orientato ad una cultura gestionale amministrativa.<br />
Vedremo cosa accadrà; se si punterà cioè a definire delle mission ben orientate (gli ITIS facciano il tecnologico, gli ITC di vario genere (compreso il turismo) facciano amministrazione, turismo e costruzioni) oppure se si opterà per non cambiare nulla e si confermerà la coesistenza sotto uno stesso tetto di cose che non hanno una mission comune (penso ad alcune sperimentazioni biologico ambientali di alcuni ex magistrali che dovrebbero confluire con i periti chimici, le biotecnologie e le scienze dei materiali).<br />
Questa delle confluenze è un’altra questione cruciale che sarebbe opportuno non venisse lasciata nelle mani della “concorrenza tra scuole”: per salvare le classi e le cattedre mi trasformo da un giorno all’altro in ciò che non sono mai stato (con quali laboratori? con quale cultura professionale?).</p>
<p><strong>Le cose di cui non si sa …</strong></p>
<p>Sono quelle di cui tratta l’articolo 8 del regolamento e che è opportuno che il governo emani con un buon anticipo; se possibile insieme alla versione definitiva del regolamento. Ricordo che sino a dicembre 2008 si ipotizzava di partire nel 2009/2010: missione impossibile dati i tempi ma ora bisognerebbe evitare di trovarci a dicembre 2009 nello stesso stato rispetto al 2010/2011.</p>
<p><strong>Comma 2a:</strong> il Ministero è delegato ad emanare un regolamento con gli OSA, materia per materia, declinati in termini di conoscenze, competenze e abilità.<br />
Nel regolamento per i Licei queste cose esistono già perché furono previste nel DLGS 226/05 applicativo della riforma Moratti. Per i tecnici la legge 40 di Fioroni che ha ripristinato l’istruzione tecnica richiede una nuova elaborazione che, tra l’altro (per quanto riguarda il biennio), andrà coordinata con OSA e assi culturali già emanati ma ben poco utilizzati con riferimento al regolamento per l’obbligo a 16 anni.<br />
Bisognerà riempire di contenuto dei nomi, precisare le ore di laboratorio, sciogliere alcuni nodi come quello delle Scienze Integrate (materia unica affidata ad uno stesso docente di diverse classi di concorso o materia unica insegnata da più docenti per le diverse parti) e per questo prima si arriva e meglio è per la discussione nelle scuole.</p>
<p><strong>Comma 2b:</strong> nello stesso regolamento ministeriale si dovrebbero precisare ambiti e aree in cui le scuole possano esercitare i loro spazi di flessibilità con insegnamenti opzionali obbligatori sulla base di un elenco nazionale. Qui devo dire che sono preoccupato più del come che del cosa. Le Istituzioni saranno libere e messe in grado in termini di risorse di progettare offerte diversificate o finirà come con la scelta del Capo Ufficio Tecnico e cioè ci diranno che possiamo fare solo alcune cose e se siamo in grado di autofinanziarle?</p>
<p><strong>Comma 3: </strong>dovranno essere organizzate misure di accompagnamento per l’intero corpo della scuola e varrebbe la pena di incominciare a praticare dal prossimo anno scolastico alcune delle novità a costo zero (i dipartimenti, il comitato tecnico scientifico).</p>
<p><strong>Comma 4: </strong>decreto ministeriale con le dotazioni organiche e le classi di concorso per le diverse discipline di cui agli allegati B e C e per il capo ufficio tecnico. Decreto ministeriale per la gestione della fase di andata a regime. Se si parte solo in prima cosa fa uno studente di II bocciato nell’anno successivo? Il che conferma la opportunità di compattare la fase di andata a regime. Decreto ministeriale per l’insegnamento in Inglese di una disciplina di quinta (altro terreno su cui varrebbe la pena di iniziare a sperimentare eventualmente incentivando i docenti di discipline tecnico scientifiche disponibili). Decreto ministeriale con gli indicatori per la valutazione e l’autovalutazione degli istituti riformati.</p>
<p><strong>E così abbiamo finito</strong></p>
<p>Ma rimane un auspicio: che al Ministero prevalga il coraggio sulla titubanza; che la riforma non sia gestita dalla burocrazia ministeriale che tutto digerisce e tutto omologa; che se ci si rende conto della necessità di qualche correzione legislativa la si faccia rapidamente (per esempio sulla governance) senza attendere il fallimento della riforma per mancanza di coraggio; che il Ministro Gelmini punti i piedi, quello destro verso Tremonti (per spuntare il principio che una quota del risparmio va reinvestito) e quello sinistro verso le organizzazioni sindacali (che tenderanno ad allearsi con la burocrazia e a trasformare tutto in una faccenda di posti e graduatorie); che si abbia un po’ di coraggio nel razionalizzare la baracca con la formazione di profili identitari definiti da parte delle diverse istituzioni scolastiche.<br />
Infine l’auspicio degli auspici: che si faccia davvero nel 2010 e non si ricominci con il balletto dei rinvii: Berlinguer, Moratti, Fioroni, Gelmini, Aprea, Bastico, …I miei prossimi sono 63; sono entrato a scuola (dopo il militare) che ne avevo 25: riuscirò a vedere qualche innovazione profonda?</p>
<p>Claudio Cereda</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.scuolaoggi.org/index.php?action=detail&amp;artid=4316" target="_blank">scuolaoggi</a>
<p align="center"><B><br />
<span style="color: red; font-size: 10pt; font-family: verdana">IMPORTANTE</span></B></p>
<p align="center"><B><span style="color: red; font-size: 7pt; font-family: verdana">Non inserire richieste di chiarimenti e domande tecniche in questa sezione, spostati in “<a href="http://www.futuroscuola.org/forum/"><strong>FORUM</strong></a>”</span>.
<p align="center"><B></p>
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		<title>Stop a raccomandati e rettori a vita</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Apr 2009 10:34:06 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Stop a raccomandati e rettori a vita: parte la “rinascita morale” degli atenei
Gelmini: «Massimo due mandati e liste nazionali per reclutare i docenti»
Lauro: «Chi assume incapaci ne pagherà le conseguenze»
Mai più concorsi locali, banditi dai singoli atenei, per posti destinati ai raccomandati di turno. Il sistema in vigore, che ha prodotto tanti guasti, sarà archiviato. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2489" title="giudiceef6" src="http://www.futuroscuola.org/wp-content/uploads/2009/04/giudiceef6-100x100.jpg" alt="giudiceef6" width="100" height="100" />Stop a raccomandati e rettori a vita: parte la “rinascita morale” degli atenei</p>
<p>Gelmini: «Massimo due mandati e liste nazionali per reclutare i docenti»<br />
Lauro: «Chi assume incapaci ne pagherà le conseguenze»</p>
<p>Mai più concorsi locali, banditi dai singoli atenei, per posti destinati ai raccomandati di turno. Il sistema in vigore, che ha prodotto tanti guasti, sarà archiviato. E’ in arrivo il disegno di legge che riforma la governance degli atenei e il sistema di reclutamento dei ricercatori e dei docenti. Sarà  anche rivista la normativa dell’autonomia universitaria perché «non risponda più a logiche corporative e autoreferenziali». Il ministro Mariastella Gelmini presenterà a Palazzo Chigi il testo prima di Pasqua. L’obiettivo è quello di superare i conflitti di interesse con una «netta attribuzione delle responsabilità» per garantire «trasparenza ed efficienza» degli atenei anche con un «sistema di incentivi e disincentivi».</p>
<p><span id="more-2488"></span>Tre i punti centrali. «Ai rettori non più di due mandati», ciascuno della durata di quattro anni, per evitare il fenomeno aberrante dei rettori “a vita” che, in barba alla democrazia, si fanno rieleggere modificando gli statuti. C’è chi è arrivato a collezionare fino a nove mandati consecutivi, è accaduto a Brescia, ma anche Cagliari non scherza, con sei mandati. Per rimettere in sesto la governance si prevede la «netta attribuzione dei compiti e delle responsabilità tra Consiglio di amministrazione e Senato accademico» per evitare sovrapposizioni tra i due organismi. Inoltre regole nuove per le assunzioni dei docenti con «l’introduzione di forti elementi di competizione meritocratica».</p>
<p>Viene cancellata la legge Berlinguer: gli atenei non potranno più fare i bandi locali. Il provvedimento è adottato per evitare che gli aspiranti al ruolo di ricercatore o di docente vengano esaminati da commissioni addomesticate. Negli ultimi dieci anni, infatti, con accordi sotto banco il “maestro” riusciva a mandare in cattedra il suo allievo. Ma torniamo alla selezione. Chi supererà le prove otterrà «l’abilitazione scientifica» che sarà riferita ad una determinata fascia della docenza e che avrà la «durata di cinque anni». «L’abilitazione si conseguirà sulla base di un esame dei titoli scientifici del candidato, ma conseguire l’abilitazione non significherà automaticamente essere assunti», spiega Andrea Lenzi, presidente del Consiglio universitario nazionale, uno dei membri del tavolo per la riforma. «La lista degli abilitati &#8211; continua Lenzi &#8211; sarà a numero aperto, come avviene in Francia. Ogni anno i candidati potranno concorrere e sottoporsi alle prove, poi gli atenei, a loro discrezione, faranno le chiamate».</p>
<p>Come saranno composte le commissioni? Le procedure di selezione saranno affidate a un comitato di settore, uno per ogni ambito scientifico-disciplinare, composto da professori ordinari estratti a sorte da liste di eletti in numero triplo. Il sorteggio tra eletti, però, potrebbe essere il tallone d’Achille dell’intero sistema. Già, perché chi dice che in ogni settore non vengano eletti i soliti noti?<br />
Si spezza, comunque, la logica del bando localistico su singolo posto. Secondo la Gelmini, infatti, «qualunque formula che leghi le abilitazioni al fabbisogno degli atenei porta inevitabilmente a privilegiare i “desiderata” delle sedi banditrici». «Il disegno di legge del ministro raccoglie ampio consenso», sostiene il senatore Pdl Giusppe Valditara, autore di un altro ddl sull’università, simile a quello che presenterà il governo. Che aggiunge: «E’ superato il concorso con il membro interno, che in questi anni, oltre ad avere cancellato ogni forma di mobilità indispensabile alla vitalità degli atenei (il 98% di candidati-vincitori ha partecipato a concorsi fatti in casa), ha anche compromesso la possibilità di dare giudizi rigorosi e imparziali».<br />
Ma dai sindacati arrivano critiche. Gaetano Dammacco, della Cisl università, sostiene che «non si può fare la riforma senza consultare i sindacati: dopo una prima convocazione il tavolo tecnico non si è più riunito». Inoltre secondo Dammacco «non ci sarebbe bisogno di ricominciare da capo: c’è la legge Moratti, mai attuata, ma neppure abrogata, che ripristinava le liste nazionali».</p>
<p>Cattedre barattate, concorsi truccati, carriere lampo. I baroni finora hanno blindato le nomine negli atenei. Sono stati fatti patti scellerati, altro che logiche meritocratiche. Sono andati in cattedra parenti e amici degli amici, amanti, rampolli e fidanzate, ma anche tanti portaborse. Gli accordi erano funzionali al mantenimento delle lobby accademiche, il meccanismo dei concorsi-farsa era semplice: il “maestro” controllava la commissione facendosi nominare presidente e faceva in modo che i componenti fossero degli amici. Non contavano i titoli scientifici quanto il cognome, l’asservimento e l’appartenenza. Così finora ha vinto la cooptazione: sono stati fatti perfino bandi con un solo partecipante, ritagliati sulle sue caratteristiche. Se c’erano altri concorrenti con metodi intimidatori erano invitati a liberare il campo. Ai commissari veniva recapitato il “medaglione” o “santino” con il profilo del predestinato a vincere. Ogni tentativo di moralizzare il sistema finora è fallito. Le Procure di mezza Italia hanno aperto inchieste: Bari, Firenze, Siena, Bologna, Messina, Palermo, Roma, Napoli al riguardo hanno brutte storie da raccontare. «La corruzione nei concorsi è un fenomeno strutturale», afferma Nunzio Miraglia dell’Associazione nazionale docenti universitari. Mentre Giovanni Grasso, direttore del Dipartimento di Scienze biomediche dell’ateneo di Siena, punta il dito contro i «comitati di affari» che hanno fatto degenerare il sistema. Vedremo se stavolta le nuove regole riusciranno a cancellare il nepotismo e a dare speranze ai giovani meritevoli. Intanto, qualche cosa negli atenei si muove, nascono comitati per la «rinascita morale».<br />
Anche i passaggi di carriera avvenivano con oscure manovre, la riforma farà chiarezza anche su questo punto. Verrà operata una distinzione fra reclutamento e promozione, entrambi subordinati al titolo di abilitazione. Prima gli atenei erano costretti a bandire concorsi «teoricamente aperti» anche quando il concorso serviva a promuovere un docente interno, situazione da cui scaturivano abusi. In futuro ci sarà un «sistema a due fasi». Se per esempio un professore associato aspira a diventare ordinario dovrà prima prendere l’abilitazione da ordinario sottoponendosi al «giudizio» della comunità scientifica che esaminerà le sue qualità di studioso per poi essere valutato dal proprio ateneo in riferimento alla ricerca e all’attività didattica. Essere abilitati a un ruolo superiore non significherà avere la promozione assicurata. Anche perché, dopo tante carriere generosamente elargite, in tempi di bilanci in rosso si chiede agli atenei di far rientrare le promozioni in un budget finanziario compatibile.<br />
Si vedrà se tutto questo sarà efficace. Il dissesto dell’università richiede una robusta cura, altri tentativi di riforma si sono risolti in una serie di non riforme. Ma stavolta c’è la leva finanziaria che dovrebbe convincere gli atenei a pratiche più virtuose, anche perché il governo per ridurre i tagli del 2010 pretende rigore di spesa e volontà di cambiamento.</p>
<p>di Anna Maria Sersale ROMA (30 marzo)<br />
Fonte: <a href="http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=52781&amp;sez=HOME_SCUOLA" target="_blank">ilmessaggero</a>
<p align="center"><B><br />
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		<title>Definitivi i Regolamenti Gelmini. Devastanti gli effetti</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Mar 2009 20:33:29 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Definitivi i Regolamenti Gelmini. Devastanti gli effetti
Con la firma del Presidente della Repubblica si conclude l’iter procedurale dei primi due Regolamenti attuativi dell’art. 64 della legge 133 che diventano pertanto definitivi. Com’è noto i Regolamenti approvati riguardano la riorganizzazione della rete scolastica, l’utilizzo delle risorse umane, la revisione dell’assetto ordinamentale della scuola dell’infanzia e del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><span style="font-size: medium;"><strong><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2480" title="y1pkijrw4ke54nd9jejkjdosxdqx-uw-_jazeftfaz7cw-8ocz2ldqhdqy-hyfbl3rk1wtjcat3flw" src="http://www.futuroscuola.org/wp-content/uploads/2009/03/y1pkijrw4ke54nd9jejkjdosxdqx-uw-_jazeftfaz7cw-8ocz2ldqhdqy-hyfbl3rk1wtjcat3flw-100x100.gif" alt="y1pkijrw4ke54nd9jejkjdosxdqx-uw-_jazeftfaz7cw-8ocz2ldqhdqy-hyfbl3rk1wtjcat3flw" width="100" height="100" />Definitivi i Regolamenti Gelmini. Devastanti gli effetti</strong></span></p>
<p>Con la firma del Presidente della Repubblica si conclude l’iter procedurale dei primi due Regolamenti attuativi dell’art. 64 della legge 133 che diventano pertanto definitivi. Com’è noto i Regolamenti approvati riguardano la riorganizzazione della rete scolastica, l’utilizzo delle risorse umane, la revisione dell’assetto ordinamentale della scuola dell’infanzia e del primo ciclo dell’istruzione. Con la prossima pubblicazione in Gazzetta Ufficiale i due Regolamenti potranno entrare immediatamente in vigore e, tra l&#8217;altro, consentire il varo del decreto interministeriale sugli organici atteso, con la relativa circolare, nei prossimi giorni. Vediamo, a questo punto, di riepilogare in sintesi quali sono gli effetti sulla scuola pubblica.</p>
<p><strong>La riduzione del tempo scuola e dell’offerta formativa</strong><br />
Innanzi tutto con i nuovi regolamenti per la prima volta nella scuola dell’obbligo il tempo scuola arretra e si riduce anche l’offerta formativa rivolta agli adulti . Già dal prossimo anno scolastico la riduzione degli organici e delle compresenze impedirà a molte classi della scuola primaria di mantenere l’offerta formativa di trenta ore settimanali e/o di confermare i rientri pomeridiani perché non ci saranno le disponibilità di personale docente e ausiliario per coprire la mensa scolastica.<br />
Anche <strong>nella scuola secondaria di primo grado il tempo scuola arretra</strong>, tutti i modelli di tempo normale con orari superiori alle 30 ore settimanali non</p>
<p><span id="more-2479"></span>saranno più possibili e il tempo prolungato sarà pesantemente ridotto a causa dei nuovi vincoli da rispettare per autorizzarlo (garantire il funzionamento di un corso intero ed esistenza di strutture e servizi per almeno due o tre rientri pomeridiani).<br />
Nell’istruzione degli adulti per il prossimo anno scolastico si prevede un taglio di 1500 insegnanti ed una conseguente riduzione dei moduli e dei corsi la cui attivazione dovrà far riferimento non più agli iscritti ma alla serie storica degli studenti scrutinati e che hanno conseguito una certificazione relativa ai saperi previsti per l’obbligo di istruzione.<br />
<strong>Nella scuola primaria il disegno del governo di riduzione del tempo scuola è assai più radicale</strong> e punta a far diventare “tempo normale” l’articolazione oraria di 24 ore settimanali (la più coerente con il modello del maestro unico), ma dopo gli scioperi e le manifestazioni dello scorso autunno ha dovuto limitarsi a proporla e a sponsorizzarla. Con scarso successo visto che solo il 3% dei genitori ha scelto questo modello nelle iscrizioni.<br />
La riduzione del tempo scuola nella scuola di base non risponde alle esigenze di offrire a tutti maggiori opportunità di successo scolastico né alle esigenze familiari e sociali.<br />
In questi anni la diffusione del tempo pieno e prolungato e in generali di modelli scolastici con tempi lunghi e distesi ha ridotto la dispersione nella scuola di base e ha potenziato le capacità di decondizionamento sociale della scuola.</p>
<p><strong>L’imposizione del modello del maestro unico nella scuola primaria</strong><br />
Il regolamento del primo ciclo impone alla scuola primaria il modello maestro unico o prevalente a partire dalle prime classi del prossimo anno scolastico, mentre il tempo pieno (25% delle attuali classi) continuerà ad avere due docenti per classe e si potrà attivare nei limiti dell’organico assegnato (rimane confermato il numero dei posti attivati complessivamente per l’a.s. 2008/09).<br />
Le compresenze sono cancellate in tutte le classi della scuola primaria che, in questo modo, perde la principale risorsa per realizzare attività essenziali: recupero, percorsi individualizzati, attività di arricchimento, laboratori, uscite didattiche.<br />
Inoltre, la decisione di imporre il modello del maestro unico attraverso una norma generale rappresenta una palese invasione di campo dell’autonomia scolastica sulla base della quale (vedi Dpr 275/99) le decisioni circa le modalità di organizzazione didattica sono di competenza delle scuole.<br />
Vengono in questo modo eliminati tutti gli aspetti qualitativi che hanno fino ad oggi permesso alla scuola primaria italiana di conseguire risultati positivi riconosciuti in tutte le indagini internazionali: gruppo docente corresponsabile, specializzazione degli insegnanti per ambiti disciplinari, programmazione unitaria, tempi distesi, compresenze per individualizzare i percorsi e arricchire i curricoli.</p>
<p><strong>L’insegnamento solo frontale</strong><br />
Con l’eliminazione di tutte le compresenze dei docenti nella scuola primaria e la riconduzione di tutte le cattedre a 18 ore settimanali nella scuola secondaria di primo grado, nel primo ciclo dell’istruzione saranno possibili solo modalità di insegnamento di tipo frontale.<br />
In questo modo sparisce ogni traccia di funzionalità dell’organico dei docenti all’autonomia scolastica. L’autonomia didattica e organizzativa attribuita alle istituzioni scolastiche è una prerogativa esercitabile in presenza di una quota di risorse sufficiente a rendere più flessibile l’offerta formativa. Un monte orario delle risorse professionali assegnate in modo corrispondente al monte orario delle lezioni da impartire agli alunni riduce praticamente a zero le opportunità di flessibilità di organizzazione didattica (gruppi di recupero, classi aperte, laboratori, …) e con esse la principale potenzialità dell’autonomia scolastica per garantire il successo formativo a tutti gli studenti.<br />
L’azzeramento della contemporaneità docente e di ogni altra disponibilità oraria dei docenti comporta anche difficoltà nell’organizzazione del servizio mensa, nella realizzazione delle uscite didattiche, nella copertura delle supplenze brevi, nell’alfabetizzazione linguistica e nell’integrazione degli alunni stranieri, nelle attività alternative per chi non si avvale dell’insegnamento della religione cattolica.</p>
<p><strong>L’indebolimento dell’insegnamento della lingua straniera</strong><br />
L’insegnamento della lingua straniera nella scuola elementare sarà affidato solo agli insegnanti di classe specializzati, attualmente questo insegnamento è assicurato a tutte le classi grazie a 11.200 specialisti di lingua straniera. Gli insegnanti specialisti saranno eliminati in tre anni, 2000 dal prossimo anno scolastico, mentre gli insegnanti di classe necessari a sostituirli dovrebbero essere formati con non meglio precisati corsi triennali di formazione linguistica, di cui fino a d oggi non si sa nulla. Il regolamento per la razionalizzazione prevede però che in caso di necessita gli insegnanti di classe possano anche essere utilizzati anche solo dopo un anno di formazione. Non ci si può attendere nulla di buono per la qualità dell’insegnamento della lingua straniera da questa fretta e improvvisazione, già dal prossimo settembre gli insegnanti di classe che sostituiranno gli specialisti tagliati difficilmente avranno acquisto la competenza linguistica necessaria.<br />
Nella scuola secondaria di primo grado si prevede la possibilità che le famiglie optino per l’inglese potenziato di 5 ore settimanali a scapito della seconda lingua straniera. Una decisione non in linea con quanto accade nel resto d’Europa dove invece si punta al plurilinguismo, destinata a rendere i nostri giovani più deboli culturalmente rispetto ai loro coetanei europei e che condanna il nostro Paese ad una subalternità linguistica che non ha eguali in Europa.</p>
<p><strong>L’aumento del numero di alunni per classe</strong><br />
Aumenta il numero massimo e minimo di alunni per classe e quindi ci saranno meno classi e più affollate. Nella scuola dell’infanzia il minimo diventa di 18 e il massimo 26 elevabile a 29 in caso di iscrizioni in eccedenza, nella scuola primaria minimo 15 e massimo 26 elevabile a 27 in caso di resti, nella scuola secondaria di primo grado minimo 18 e massimo 27 elevabile a 28 in caso di resti, nella scuola secondaria superiore 27 è il numero minimo per la costituzione delle prime classi elevabile a 30 in caso di resti nella secondaria.<br />
In presenza di alunni disabili secondo il regolamento le classi non possono avere, di norma, più di 20 alunni, affermazione che, a parte l’ambiguità burocratica del “di norma”, viene ancora più affievolita dal comma successivo che sostiene che le stesse classi possono essere costituite anche in deroga al limite previsto dei 20 alunni per classe.<br />
Non è difficile immaginare le conseguenze dell’aumento del numero di alunni in classi sempre più eterogenee e multiculturali: crescita dell’insuccesso scolastico e della selezione, accentuazione dei problemi comportamentali e disciplinari. Meno insegnanti in classi più problematiche senza strumenti quali le compresenze per interventi individualizzati creano il terreno favorevole per il ritorno a forme di segregazione scolastica, le classi ponte della Lega o il ritorno delle classi differenziali.<br />
La situazione può diventare preoccupante anche sotto il profilo della sicurezza a causa delle pessime condizioni della nostra edilizia scolastica, tanto che lo stesso regolamento prevede il rinvio di un anno dell’applicazione dei nuovi parametri nelle scuole che saranno comprese in un piano di riqualificazione dell’edilizia scolastica definito dal Ministero.</p>
<p><strong>La riorganizzazione della rete scolastica e la programmazione territoriale</strong><br />
Regioni ed Enti locali, intanto, hanno imposto al Governo un netto arretramento sul terreno delle competenze in merito alla rete scolastica ed alla programmazione dell’offerta formativa. Il Governo dopo aver fatto marcia indietro sul commissariamento per decreto delle Regioni, ora, nell’ultima versione del decreto, rinuncia definitivamente ad imporre loro criteri e parametri. Ogni decisione in materia è rinviata ad una intesa in Conferenza Stato Regioni da raggiungere entro il prossimo 15 giugno. Il Governo conferma l’obiettivo di conseguire dalla riorganizzazione della rete scolastica risparmi pari a 85 milioni di euro, ma l’ultima parola spetterà inevitabilmente alle Regioni, cui l’art. 117 della Costituzione attribuisce le competenze a decidere su questa materia. L’ultimo colpo ai tentativi del Governo di ingerire nelle prerogative delle Regioni è stato inferto dal pur cauto Consiglio di Stato, che ha sì dato parere favorevole, ma ha anche costretto il Governo a cambiare il testo, rilevando l’impossibilità di affidare ai dirigenti regionali dell’amministrazione statale la ripartizione degli organici (sulla materia si è espressa la Corte costituzionale con la sentenza n. 13/2004). Si tratta di cambiamenti importanti, soprattutto perché evidenziano la possibilità di una via alla razionalizzazione alternativa ai tagli imposti dall’alto. Regioni ed Enti Locali, una volta in possesso delle leve della programmazione dell’offerta formativa, sono infatti i soggetti più idonei e motivati a mettere in atto interventi per riorganizzare rete e risorse e per reinvestire nel sistema scolastico. Se, invece, le Regioni nell’intesa con il Governo accettassero criteri e parametri che il Governo ha tentato di imporre loro nelle precedenti versioni del regolamento verrebbero chiuse oltre 1000 piccole scuole in particolare nei comuni minori.</p>
<p><strong>Dall’approvazione all’attuazione</strong></p>
<p>L’attuazione di questi due regolamenti disastrosi per la scuola pubblica sarà tutt’altro che semplice. Già in passato (vedi ad es. riforma Moratti) si è verificato uno scarto tra l&#8217;approvazione delle norme e la loro concreta attuazione. Occorre tener presente che i provvedimenti Gelmini incontrano notevoli resistenze nel mondo della scuola, tra i genitori e gli insegnanti, e in buona parte dell&#8217;opposizione politica e delle organizzazioni sindacali. Come non ricordare inoltre che il Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione si è espresso negativamente o che i genitori hanno scelto compattamente nelle iscrizioni i modelli scolastici che il Ministro intende eliminare?<br />
Non solo, ma Regioni ed Enti Locali hanno espresso parere sfavorevole sul regolamento sulla scuola dell’infanzia e il primo ciclo ed hanno difeso le loro prerogative sulla rete scolastica. Per questo diciamo che non sarà facile, né indolore sul piano del consenso politico, portare a termine un&#8217;operazione di attacco alla scuola pubblica e di riduzione della sua offerta formativa così pesante.</p>
<p>Come se niente fosse intanto la Gelmini continua imperterrita a sostenere che le richieste delle famiglie sono state accolte e che il tempo pieno avrà un’espansione (addirittura!) del 30% rispetto alle classi esistenti (vedi le recenti dichiarazioni a Porta a porta). I tagli previsti smentiscono clamorosamente queste affermazioni. Non solo non si verifica alcuna espansione del tempo pieno nel Meridione, ove pure ce ne sarebbe bisogno, ma perfino in Lombardia si prospetta una riduzione delle classi a TP. Ad ogni modo, come abbiamo sempre sostenuto, la questione si chiarirà definitivamente e senza ombra di dubbio allorché saranno assegnati gli organici docenti alle scuole. Questa continua a rimanere la vera cartina di tornasole della “riforma” (o controriforma) in atto.<br />
La difesa delle risorse professionali necessarie a garantire una scuola di qualità continua a rimanere la linea del Piave sulla quale attestarsi, per il movimento dei genitori e insegnanti e le forze politiche e sociali di opposizione.</p>
<p>Fabrizio Dacrema e Gianni Gandola</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.scuolaoggi.org/index.php?action=detail&amp;artid=4285" target="_blank">scuolaoggi</a>
<p align="center"><B><br />
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		<title>Gelmini: smantello la scuola perchè è di sinistra</title>
		<link>http://www.futuroscuola.org/gelmini-smantello-la-scuola-perche-e-di-sinistra/</link>
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		<pubDate>Sat, 28 Mar 2009 19:20:43 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[«La scuola non appartiene alla sinistra e al sindacato ma appartiene agli italiani. È iniziata una rivoluzione della responsabilità e a chi non si riconosce nei valori della sinistra voglio dire che è finita l&#8217;oppressione culturale». Lo ha detto il ministro dell&#8217;Istruzione Mariastella Gelmini, in un passaggio del suo intervento al congresso nazionale del Pdl.
La [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2467" title="gelmini-beata-ignoranza" src="http://www.futuroscuola.org/wp-content/uploads/2009/03/gelmini-beata-ignoranza.jpg" alt="gelmini-beata-ignoranza" width="64" height="110" />«La scuola non appartiene alla sinistra e al sindacato ma appartiene agli italiani. È iniziata una rivoluzione della responsabilità e a chi non si riconosce nei valori della sinistra voglio dire che è finita l&#8217;oppressione culturale». Lo ha detto il ministro dell&#8217;Istruzione Mariastella Gelmini, in un passaggio del suo intervento al congresso nazionale del Pdl.<br />
La fine dell&#8217;oppressione culturale- «Abbiamo messo mano alla scuola partendo da un assunto: la scuola non appartiene alla sinistra o al sindacato, la scuola appartiene al paese e agli italiani. Qualcuno ha sempre considerato la scuola come un luogo dove alimentare ideologie vecchie e bocciate dalla storia, un luogo separato dalla realtà. Ebbene io vi dico: è finita un&#8217;epoca, è finita l&#8217;epoca dell&#8217;indottrinamento ideologico. Nella scuola è cominciata al rivoluzione della responsabilità e del merito, unica vera leva di mobilità e progresso sociale. Io dico -ha concluso il ministro- ai tanti insegnanti e ai tanti ragazzi che non si riconosco nelle idee e nei valori della sinistra: l&#8217;oppressione culturale è terminata».</p>
<p><span id="more-2466"></span><br />
Incotro di leader- «Il Pdl fa ciò che gli italiani si aspettano. Questa nostra avventura è stata possibile grazie all&#8217;incontro di due storie e di due leader, Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini, due persone con caratteri diversi ma che hanno in comune il grande amore per il paese». Lo afferma il ministro dell&#8217;Istruzione Maria Stella Gelmini, intervenendo al congresso del Pdl. «In parlamento siamo già una realtà &#8211; prosegue &#8211; abbiamo una squadra dove non esiste più fare distinzioni tra parlamentari di An e di Fi. Siamo il governo che vuole stare dalla parte dei cittadini e dalla parte della vita senza se e senza ma».</p>
<p>Fonte: libero<br />
http://www.libero-news.it/pills/view/9104
<p align="center"><B><br />
<span style="color: red; font-size: 10pt; font-family: verdana">IMPORTANTE</span></B></p>
<p align="center"><B><span style="color: red; font-size: 7pt; font-family: verdana">Non inserire richieste di chiarimenti e domande tecniche in questa sezione, spostati in “<a href="http://www.futuroscuola.org/forum/"><strong>FORUM</strong></a>”</span>.
<p align="center"><B></p>
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		<title>Accorpamento delle scuole, un altro fallimento della Gelmini</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Mar 2009 18:06:18 +0000</pubDate>
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L&#8217;assessore del Piemonte: &#8220;Non prevediamo gli effetti delle riforme. Meglio attendere&#8221;
Scuole con meno di 500 studenti
Così è fallita l&#8217;operazione-tagli
Scuole con meno di 500 studenti Così è fallita l&#8217;operazione-tagli
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2368" title="gelmini-cogestione" src="http://www.futuroscuola.org/wp-content/uploads/2009/03/gelmini-cogestione-100x100.jpg" alt="gelmini-cogestione" width="100" height="100" />Dal ministero previsti 2.500 accorpamenti, ma le Regioni ne fanno meno del 10%<br />
L&#8217;assessore del Piemonte: &#8220;Non prevediamo gli effetti delle riforme. Meglio attendere&#8221;<br />
Scuole con meno di 500 studenti<br />
Così è fallita l&#8217;operazione-tagli<br />
Scuole con meno di 500 studenti Così è fallita l&#8217;operazione-tagli<br />
ROMA &#8211; Respinti, almeno per il momento, i diktat del governo sulla razionalizzazione della rete scolastica. A fronte di oltre 2.500 istituzioni scolastiche con meno di 500 alunni (considerate sottodimensionate) le regioni ne hanno tagliate soltanto 240: 14 su cento, considerate le scuole che possono sfruttare la deroga fino a 300 alunni. Le 240 scuole in meno scaturiscono dalla differenza fra 320 istituzioni soppresse e 80 centri per l&#8217;educazione degli adulti di nuova istituzione. La situazione, regione per regione, è trapelata dalle stanze del ministero alcuni giorni fa e ridimensiona i propositi dell&#8217;esecutivo di tagliare più scuole e plessi possibile.</p>
<p><span id="more-2367"></span>In Piemonte, per esempio, sono otto le istituzioni scolastiche accorpate anche se quelle sottodimensionate sono molte di più. Ma perché le regioni continuano a tenere in vita istituzioni che secondo la norma dovrebbero perdere l&#8217;autonomia scolastica? &#8220;Abbiamo preferito attendere&#8221;, spiega l&#8217;assessore alla Pubblica istruzione, Giovanna Pentenero. &#8220;Ancora &#8211; aggiunge &#8211; la riforma della scuola secondaria di secondo grado deve partire e non sappiamo neppure quale sarà l&#8217;impatto della riforma sulla scuola primaria e sulla secondaria di primo grado&#8221;. In base a un decreto del 1998 le scuole dovrebbero mantenere un numero di alunni compreso fra 500 e 900 alunni. Con deroga fino a 300 alunni per gli istituti comprensivi (di materna, elementare e media) nei comuni di montagna e nelle piccole isole.</p>
<p>Lo scorso ottobre, un decreto legge imponeva alle regioni di effettuare in tutta fretta il dimensionamento della rete scolastica: l&#8217;insieme degli smembramenti e dei successivi accorpamenti di plessi che consentono di riportare il numero degli alunni all&#8217;interno del range prescritto. Le regioni &#8220;inadempienti&#8221; sarebbero state esautorate da commissari ad acta governativi, ma secondo la Costituzione la competenza è dei governi regionali. Il blitz creò un tale terremoto politico, con le regioni che minacciavano il ricorso alla Corte costituzionale, che il governo fu costretto a fare marcia indietro attenuando, in fase di conversione del decreto, la formula perentoria del provvedimento.</p>
<p>L&#8217;operazione serve a tagliare posti: accorpando due scuole saltano un dirigente scolastico e un segretario. Il 27 febbraio il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto che prevede la revoca dell&#8217;autonomia scolastica nei confronti di 700 istituti con meno di 300 alunni. Ma, secondo i dati forniti dalla Flc Cgil, in diverse regioni italiane (Sardegna, Puglia, Marche, Emilia Romagna, Lombardia e Friuli) il dimensionamento non ha prodotto effetti tangibili. In altre regioni, come la Sicilia, il numero delle scuole soppresse è irrisorio: appena 27. Per rastrellare posti di bidello e assistente amministrativo l&#8217;esecutivo ha intenzione di sopprimere parte dei plessi con meno di 50 alunni. &#8220;Su questo punto &#8211; dice la Pentenero &#8211; siamo davvero critici: sopprimere la scuola nei piccoli centri può determinare il loro spopolamento&#8221;.</p>
<p>di SALVO INTRAVAIA</p>
<p>(23 marzo 2009)</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.repubblica.it/2009/03/sezioni/scuola_e_universita/servizi/scuola-2009-10/scuole-piccole/scuole-piccole.html" target="_blank">repubblica</a>
<p align="center"><B><br />
<span style="color: red; font-size: 10pt; font-family: verdana">IMPORTANTE</span></B></p>
<p align="center"><B><span style="color: red; font-size: 7pt; font-family: verdana">Non inserire richieste di chiarimenti e domande tecniche in questa sezione, spostati in “<a href="http://www.futuroscuola.org/forum/"><strong>FORUM</strong></a>”</span>.
<p align="center"><B></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Valanghe di ricorsi al TAR contro la riforma Gelmini</title>
		<link>http://www.futuroscuola.org/valanghe-di-ricorsi-al-tar-contro-la-riforma-gelmini/</link>
		<comments>http://www.futuroscuola.org/valanghe-di-ricorsi-al-tar-contro-la-riforma-gelmini/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 23 Mar 2009 17:51:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Visto l&#8217;atteggiamento dittatoriale del ministro Gelmini che, per capriccio e/o incompetenza, continua diritta per la sua strada, senza ascoltare le richieste degli italiani (genitori, insegnanti, alunni, CNPI, regioni&#8230;), in molti hanno deciso di adire per vie legali.
clicca su link per conoscerne alcune: RICORSI GELMINI
TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALE
DEL LAZIO
RICORSO
 
omissis -dati sensibili-
tutti rappresentati e difesi sia congiuntamente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Visto l&#8217;atteggiamento dittatoriale del ministro Gelmini che, per capriccio e/o incompetenza, continua diritta per la sua strada, senza ascoltare le richieste degli italiani (genitori, insegnanti, alunni, CNPI, regioni&#8230;), in molti hanno deciso di adire per vie legali.</p>
<p>clicca su link per conoscerne alcune: <a href="http://www.comune.bologna.it/iperbole/coscost/ricorsi_Gelmini/indice.htm" target="_blank">RICORSI GELMINI</a></p>
<p align="center"><strong><span style="text-decoration: underline;"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2361" title="giustizia_e_questione_morale" src="http://www.futuroscuola.org/wp-content/uploads/2009/03/giustizia_e_questione_morale-100x100.jpg" alt="giustizia_e_questione_morale" width="100" height="100" />TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALE</span></strong></p>
<p align="center"><strong><span style="text-decoration: underline;">DEL LAZIO</span></strong></p>
<p align="center"><strong><span style="text-decoration: underline;">RICORSO</span></strong></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>omissis -dati sensibili-</em></p>
<p>tutti rappresentati e difesi sia congiuntamente che disgiuntamente dagli Avv.ti Avv. Corrado Mauceri, Avv. Sofia Cavini, Avv. Marianna Gorpia, Avv. Luca Marchi, Avv. Francesca Scatolini, Avv. Angela Nozzi, Avv. Chiara Lombardo, Avv. Paolo Solimeno, Avv. Flora Di Giorgio, Avv. Roberto Passini, Avv. Andrea Frosali, Avv. Patrizia Dal Monte, Avv. Lucio Seconnino, Avv. Gabriella Zampieri, Avv. Domenico Fata, Avv. Gabriele Dalle Luche, Avv. Daniele Giannini, Avv. I. Tiribilli, Avv. A. Corallo, Avv. G. Raffaelli, Avv. C. Bolelli, Avv. Fausto Buccellato ed elettivamente domiciliati presso lo studio di quest&#8217;ultimo in Roma, V.le Angelico n. 45, come da mandato in calce al presente atto propongono ricorso</p>
<p align="center"><strong><span style="text-decoration: underline;">Contro</span></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">MINISTERO DELL&#8217;ISTRUZIONE DELL&#8217;UNIVERSITA&#8217; E DELLA RICERCA </span></strong>(da ora MIUR), nella persona del Ministro pro-tempore in carica;</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">MINISTERO DELL&#8217;ECONOMIA E DELLE FINANZE</span></strong>, nella persona del Ministro pro-tempore in carica;</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">CONSIGLIO DEI MINISTRI</span></strong><strong>, </strong>nella persona del Presidente pro-tempore in carica</p>
<p align="center"><strong><span style="text-decoration: underline;">per l&#8217;annullamento</span></strong></p>
<p align="center"><strong><span style="text-decoration: underline;">previa sospensione</span></strong></p>
<p>della CM n. 4 MIUR prot. n. 381/R.U.U 04 del 15 gennaio 2009 non pubblicata formalmente avente ad oggetto &#8220;<em>Iscrizioni alle scuole dell&#8217;infanzia e alle scuole di ogni</em></p>
<p><em> <span id="more-2356"></span>ordine e grado, riguardanti l&#8217;anno scolastico 2009/2010</em>&#8220;, nella parte relativa alle iscrizioni nella scuola dell&#8217;infanzia e del I ciclo, nonché di ogni altro atto presupposto, connesso e conseguente, ivi compresi tutti gli atti attuativi, non conosciuti</p>
<p align="center"><strong><em><span style="text-decoration: underline;">e per quanto occorrer possa</span></em></strong></p>
<p>dello schema di Piano Programmatico predisposto dal Ministero dell&#8217;Istruzione Università e Ricerca (da ora MIUR) di concerto con il Ministero dell&#8217;Economia e delle Finanze ed a tutt&#8217;oggi formalmente non adottato.</p>
<p align="center"><strong><span style="text-decoration: underline;">FATTO</span></strong></p>
<p>L&#8217;art. 64 del DL 112/08 convertito con modifiche nella L. 133/08 stabilisce: 1. <em>Ai fini di una migliore qualificazione dei servizi scolastici e di una piena valorizzazione professionale del personale docente, a decorrere dall&#8217;anno scolastico 2009/2010, sono adottati interventi e misure volti ad incrementare, gradualmente, di un punto il rapporto alunni/docente, da realizzare comunque entro l&#8217;anno scolastico 2011/2012, per un accostamento di tale rapporto ai relativi standard europei tenendo anche conto delle necessità relative agli alunni diversamente abili.</em></p>
<p><em>2. Si procede, altresì, alla revisione dei criteri e dei parametri previsti per la definizione </em>delle dotazioni organiche del personale <em>amministrativo, tecnico ed ausiliario (ATA), in modo da conseguire, nel triennio 2009-2011 una riduzione complessiva del 17 per cento della consistenza numerica della dotazione organica determinata per l&#8217;anno scolastico 2007/2008. Per ciascuno degli anni considerati, detto decremento non deve essere inferiore ad un terzo della riduzione complessiva da conseguire, fermo restando quanto disposto dall&#8217;articolo 2, commi 411 e 412, della legge 24 dicembre 2007, n. 244.</em></p>
<p><em>3. Per la realizzazione delle finalità previste dal presente articolo, il Ministro dell&#8217;istruzione, dell&#8217;università e della ricerca di concerto con il Ministro dell&#8217;economia e delle finanze, sentita la Conferenza Unificata di cui all&#8217;articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281 e previo parere delle Commissioni Parlamentari competenti per materia e per le conseguenze di carattere finanziario, predispone, entro quarantacinque giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, un piano programmatico di interventi volti ad una maggiore razionalizzazione dell&#8217;utilizzo delle risorse umane e strumentali disponibili, che conferiscano una maggiore efficacia ed efficienza al sistema scolastico.</em></p>
<p><em>4. Per l&#8217;attuazione del piano di cui al comma 3, con uno o più regolamenti da adottare entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto ed in modo da assicurare comunque la puntuale attuazione del piano di cui al comma 3, in relazione agli interventi annuali ivi previsti, ai sensi dell&#8217;articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Ministro dell&#8217;istruzione, dell&#8217;università e della ricerca di concerto con il Ministro dell&#8217;economia e delle finanze, sentita la Conferenza unificata di cui al citato decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, anche modificando le disposizioni legislative vigenti, si provvede ad una revisione dell&#8217;attuale assetto</em> <em>ordinamentale, organizzativo e didattico del sistema scolastico, attenendosi ai seguenti criteri:</em></p>
<p><em>a. razionalizzazione ed accorpamento delle classi di concorso, per una maggiore flessibilità nell&#8217;impiego dei docenti;</em></p>
<p><em>b. ridefinizione dei curricoli vigenti nei diversi ordini di scuola anche attraverso  la razionalizzazione dei piani di studio e dei relativi quadri orari,  con particolare riferimento agli istituti tecnici e professionali;</em></p>
<p><em>c. revisione  dei  criteri  vigenti  in  materia di formazione delle classi; </em></p>
<p><em>d. rimodulazione dell&#8217;attuale organizzazione didattica della scuola primaria ivi compresa la formazione professionale per il personale docente interessato ai processi di innovazione ordinamentale senza oneri aggiuntivi a carico della finanza pubblica;</em></p>
<p><em>e. revisione dei criteri e dei parametri vigenti per la determinazione della consistenza complessiva degli organici del personale docente ed ATA, finalizzata ad una razionalizzazione degli stessi;</em></p>
<p><em>f. ridefinizione dell&#8217;assetto organizzativo-didattico dei centri di istruzione per gli adulti, ivi compresi i corsi serali, previsto dalla vigente normativa;</em></p>
<p><em>f-bis. definizione di criteri, tempi e modalità per la determinazione e l&#8217;articolazione dell&#8217;azione di ridimensionamento della rete scolastica prevedendo, nell&#8217;ambito delle risorse disponibili a legislazione vigente, l&#8217;attivazione di servizi qualificati per la migliore fruizione dell&#8217;offerta formativa;</em></p>
<p><em>f-ter. nel caso di chiusura o accorpamento degli istituti scolastici aventi sede nei piccoli comuni, lo Stato, le regioni e gli enti locali possono prevedere specifiche misure finalizzate alla riduzione del disagio degli utenti.</em></p>
<p><em>4-bis. Ai fini di contribuire al raggiungimento degli obiettivi di razionalizzazione dell&#8217;attuale assetto ordinamentale di cui al comma 4, nell&#8217;ambito del secondo ciclo di istruzione e formazione di cui al decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226, anche con l&#8217;obiettivo di ottimizzare le risorse disponibili, all&#8217;articolo 1, comma 622, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, le parole da: «Nel rispetto degli obiettivi di apprendimento generali e specifici» sino a: «Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano» sono sostituite dalle seguenti: «L&#8217;obbligo di istruzione si assolve anche nei percorsi di istruzione e formazione professionale di cui al Capo III del decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226, e, sino alla completa messa a regime delle disposizioni ivi contenute, anche nei percorsi sperimentali di istruzione e formazione professionale di cui al comma 624 del presente articolo» (omissis).</em></p>
<p>La normativa di legge sopra riportata prevede la predisposizione da parte del MIUR di concerto con il Ministero dell&#8217;Economia e delle Finanze di un &#8220;Piano programmatico&#8221; di interventi e misure finalizzati ad un più razionale utilizzo delle risorse umane e strumentali disponibili e ad una maggiore efficacia ed efficienza del sistema scolastico; il comma 4, in attuazione di detto piano ed in relazione agli interventi ed alle misure annuali ivi individuati, prevede l&#8217;adozione di uno o più regolamenti ai sensi dell&#8217;articolo 17, comma 2 della legge 23 agosto 1988 n. 400, con i quali si dovrebbe provvedere, anche modificando le disposizioni legislative vigenti, ad una revisione dell&#8217;attuale assetto ordinamentale organizzativo e didattico del sistema scolastico.</p>
<p>Con D.L. n. 137 del 1 settembre 2008, convertito con modificazioni in L. n. 169 del 30/10/2008 all&#8217;art. 4 è stato previsto: <em>&#8220;Nell&#8217;ambito degli obiettivi di razionalizzazione di cui all&#8217;articolo 64 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, nei regolamenti previsti dal comma 4 del medesimo articolo 64 e&#8217; ulteriormente previsto che le istituzioni scolastiche della scuola primaria costituiscono classi affidate ad un unico insegnante e funzionanti con orario di ventiquattro ore settimanali. Nei regolamenti si tiene comunque conto delle esigenze, correlate alla domanda delle famiglie, di una più ampia articolazione del tempo-scuola&#8221;</em>.</p>
<p>In data 3.09.2008, il MIUR di concerto con il Ministero dell&#8217;Economia e delle Finanze ha predisposto <strong><span style="text-decoration: underline;">lo schema di piano programmatico di interventi</span></strong> &#8220;<em>volti ad una maggiore razionalizzazione dell&#8217;utilizzo delle risorse umane e strumentali disponibili, che conferiscano una maggiore efficacia ed efficienza del sistema scolastico</em>&#8220;; detto schema è stato inoltrato per i prescritti pareri sia alle competenti Commissioni Parlamentari sia alla Conferenza Unificata ex art. 8 Dl.vo n. 281/97. In data 27/11/2008 la VII Commissione della Camera dei Deputati ed in data 03/12/2008 la VII Commissione del Senato hanno espresso i previsti pareri, che, peraltro, contengono numerose condizioni alle quali il MIUR si sarebbe dovuto attenere nell&#8217;adozione formale di detto Piano.</p>
<p>A seguito di detti pareri con osservazioni il MIUR di concerto con il Ministro dell&#8217;Economia e delle Finanze avrebbe dovuto valutare le osservazioni contenute nei pareri e provvedere successivamente alla formale adozione del  Piano.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">A  tutt&#8217;oggi, però, detto Piano non è stato formalmente adottato.</span></strong></p>
<p>Sulla base del &#8220;Piano programmatico&#8221;, regolarmente adottato dopo l&#8217;acquisizione dei prescritti pareri, il Governo avrebbe dovuto emanare i regolamenti di cui all&#8217;art. 17, comma 2 della L. n. 400/88, osservando il seguente percorso:</p>
<p>a) proposta del MIUR di concerto con il Ministero dell&#8217;Economia e Finanze.</p>
<p>b) Acquisizione del parere della Conferenza Unificata ex D.Lvo n. 281/97.</p>
<p>c) Parere del Consiglio di Stato.</p>
<p>d) Deliberazione del Consiglio dei Ministri.</p>
<p>Nelle more di tale procedimento il MIUR, <strong><span style="text-decoration: underline;">sulla base di uno schema di regolamento</span></strong>, con l&#8217;impugnata C.M. ha impartito le istruzioni per le iscrizioni degli alunni per l&#8217;a.s. 2009/2010; tali istruzioni però anticipano una normativa ancora in fieri e sono in contrasto con la normativa attualmente vigente e con tutta l&#8217;organizzazione didattica adottata nelle istituzioni scolastiche ed in particolare con il POF di ciascuna scuola che, come è noto, si deve adottare prima dell&#8217;inizio dell&#8217;anno scolastico.</p>
<p>Si deve peraltro rilevare che, in data 28.01.2009 la Conferenza Unificata ex art. 8 Dl.vo n. 281/97 ha formulato il prescritto parere sullo schema di regolamento; da detto parere si evince in modo inequivocabile che la maggioranza delle Regioni e l&#8217;ANCI hanno espresso parere negativo sia con riferimento allo schema di piano programmatico, sia per i tagli degli organici e delle compresenze, sia per l&#8217;integrazione scolastica.</p>
<p>Inoltre, in data del 12/02/2009 il Consiglio Nazionale della P.I. ha espresso <strong><span style="text-decoration: underline;">all&#8217;unanimità</span></strong> un parere negativo sullo schema di regolamento, affermando nelle conclusioni: <em>&#8220;che le criticità evidenziate compongono un quadro formativo che:</em></p>
<ul class="unIndentedList">
<li> <em>Compromette l&#8217;efficacia dell&#8217;offerta formativa nelle scuole dell&#8217;infanzia e nel primo ciclo di istruzione;</em></li>
<li> <em>Lede la dignità dell&#8217;istruzione pubblica;</em></li>
<li> <em>Non garantisce pari opportunità di offerta e di scelta nell&#8217;intero territorio nazionale&#8221;.</em></li>
</ul>
<p>Il MIUR, nonostante tali pareri negativi ha mantenuto l&#8217;impugnata CM che, in palese violazione della normativa vigente, impartisce disposizioni vincolanti come se il regolamento, ancora in fieri, fosse già in vigore; peraltro, così come lo schema di regolamento, anche la CM contrasta anche con lo schema di Piano Programmatico.</p>
<p>In particolare per quanto riguarda la <strong><span style="text-decoration: underline;">scuola dell&#8217;infanzia</span></strong> la CM de qua prevede l&#8217;apertura delle iscrizioni, nelle scuole statali e paritarie, per i bambini che compiono tre anni entro il 31 dicembre 2009 e, in presenza di particolari condizioni (disponibilità di posti, accertamento dell&#8217;avvenuto esaurimento di eventuali liste d&#8217;attesa), anche ai bambini che compiono i tre anni entro il 30 aprile 2010. Le ore settimanali previste sono 40 (8 ore giornaliere). A richiesta e in base alle disponibilità si potrà arrivare fino a un massimo di 50 ore. Prosegue inoltre l&#8217;esperienza delle &#8216;<em>sezioni primavera&#8217;</em> per i bambini dai 2 ai 3 anni.</p>
<p>Con riferimento alla <strong><span style="text-decoration: underline;">scuola primaria</span></strong> i genitori sono obbligati ad iscrivere le bambine ed i bambini che compiono i sei anni entro il 31 dicembre 2009. Possono iscriversi anticipatamente anche i bambini che compiono i sei anni entro il 30 aprile 2010. Per le prime classi sarà introdotto l&#8217;insegnante unico di riferimento che avrà la responsabilità formativa globale dell&#8217;alunno. La CM impugnata prevede che al momento delle iscrizioni i genitori o coloro che esercitano la potestà genitoriale esprimano, in ordine di priorità, le preferenze rispetto all&#8217;articolazione dell&#8217;orario settimanale: 24 o 27 ore che sono i due modelli di base; le famiglie potranno scegliere anche il modello classi a 30 ore (con attività opzionali) e quello a 40 ore (tempo pieno). La medesima CM prevede però anche l&#8217;abolizione delle compresenze. Per le classi successive alle prime continuano i modelli orari in atto.</p>
<p>Per la scuola <strong><span style="text-decoration: underline;">secondaria di primo grado</span></strong>, la CM prevede che i genitori all&#8217;atto dell&#8217;iscrizione esprimano la scelta tra i modelli orari di 30 ore o di tempo prolungato di 36 ore (prolungabile fino a 40 ore). Nel modello a 30 ore, 29 saranno di insegnamento curriculare e di potenziamento della lingua italiana. Con riferimento all&#8217;insegnamento della lingua straniera, nella CM si legge che le famiglie da quest&#8217;anno possono, in sede di iscrizione e con vincolo di non variare tale scelta per l&#8217;intero corso della secondaria di primo grado, possono chiedere l&#8217;inglese potenziato: 5 ore di inglese, anziché 3 di inglese più 2 di una seconda lingua comunitaria. Le famiglie dunque potranno decidere di impiegare le 2 ore della seconda lingua comunitaria per l&#8217;insegnamento dell&#8217;inglese.</p>
<p>Alla luce di quanto sopra sommariamente esposto è evidente che il Ministero con la C.M. impugnata non si sia limitato ad informare le famiglie dei provvedimenti in corso di approvazione che potrebbero modificare l&#8217;assetto del sistema scolastico, ma ha dato indicazioni operative come se detti provvedimenti fossero stati già adottati e fossero già vincolanti; difatti ha allegato i modelli delle domande di iscrizione redatti in base alla normativa  ancora in corso di adozione.</p>
<p>I ricorrenti sono genitori di bambini che nell&#8217;a.s. 2009/2010 dovranno frequentare la scuola dell&#8217;infanzia e/o scuola primaria e docenti della scuola dell&#8217;infanzia e primaria, tutti interessati al mantenimento dell&#8217;attuale assetto organizzativo della scuola dell&#8217;infanzia e primaria sia per quanto concerne l&#8217;efficacia didattica, sia anche per le concrete esigenze familiari e lavorative.</p>
<p>La contrazione del tempo scuola, l&#8217;abolizione delle compresenze, l&#8217;introduzione dell&#8217;insegnante prevalente sono alcuni degli interventi previsti che incidono in modo fortemente negativo sull&#8217;efficacia didattica e sull&#8217;organizzazione scolastica con conseguente contrazione anche degli organici del personale della scuola.</p>
<p align="center"><strong><span style="text-decoration: underline;">DIRITTO</span></strong></p>
<p>Gli impugnati atti sono illegittimi per i seguenti</p>
<p align="center"><strong><span style="text-decoration: underline;">MOTIVI</span></strong></p>
<p><strong>1) <span style="text-decoration: underline;">VIOLAZIONE DEI PRINCIPI COSTITUZIONALI E SEGNATAMENTE DEGLI ARTT. 3, 33 E 34 COST.</span></strong></p>
<p>L&#8217;art. 3, 2 comma della Costituzione afferma un principio cardine della democrazia del nostro ordinamento costituzionale: il principio di uguaglianza sostanziale: <em>&#8220;E&#8217; compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che limitando di fatto la libertà e l&#8217;uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l&#8217;effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all&#8217;organizzazione politica, economica e sociale del Paese&#8221;</em>.</p>
<p>L&#8217;illustre giurista ed anche membro dell&#8217;Assemblea Costituente, Piero Calamandrei, scriveva nel 1946 (&#8220;Il Ponte&#8221; n. 1, gennaio 1946 p. 3 &#8211; 14): <em>&#8220;Il problema della democrazia si pone dunque, prima di tutto come un problema di istruzione&#8221;</em> e precisava: <em>&#8220;E&#8217; perciò evidente che non si ha vera democrazia la dove l&#8217;accesso all&#8217;istruzione non è  garantita in misura pari a tutti i cittadini: perchè, importando necessariamente la diversa cultura una diversa possibilità di partecipazione alla vita politica, il privilegio dell&#8217;istruzione si risolve necessariamente in privilegio politico&#8221;</em>.</p>
<p>In considerazione di tale funzione &#8220;costituzionale&#8221; della scuola (come affermava Calamandrei) la Costituzione agli artt. 33 e 34 afferma  che <em>&#8220;la Repubblica &#8230; &#8220;istituisce scuole per tutti gli ordini e gradi&#8221;</em> e che <em>&#8220;la scuola è aperta a tutti&#8221;</em> ed infine che &#8220;<em>l&#8217;istruzione inferiore, impartita per almeno otto  anni,  è  obbligatoria  e  gratuita&#8221;</em>.</p>
<p>La Costituzione prevede quindi in materia di istruzione scolastica un  nucleo di norme precettive che impongono allo Stato l&#8217;obbligo di organizzare l&#8217;offerta di istruzione pubblica non solo in modo corrispondente alla domanda sociale, ma tale da poter effettivamente eliminare tutti quegli ostacoli di ordine economico e sociale che possono precludere il diritto di tutti ed un&#8217;istruzione uguale e qualificata.</p>
<p>L&#8217;istruzione scolastica non è quindi nel nostro ordinamento costituzionale un servizio pubblico a disposizione dell&#8217;utenza, ma è una funzione istituzionale volta a realizzare quell&#8217;uguaglianza sostanziale che è la precondizione  della  democrazia  di  un  Paese.</p>
<p>La spesa statale per l&#8217;istruzione scolastica ha quindi un carattere assolutamente prioritario e non può condizionare l&#8217;offerta formativa statale; la spesa per la scuola statale deve essere, certamente razionale ed efficace, evitando ogni eventuale spreco, ma deve essere comunque adeguata all&#8217;effettiva domanda sociale al fine di consentire a tutti l&#8217;acquisizione di un&#8217;istruzione qualificata. Razionalizzazione della spesa per la scuola significa quindi realizzare una scuola statale e qualificata per tutti.</p>
<p>L&#8217;art. 64 della L. n. 133/08 e l&#8217;art. 4 della L. n. 169/08 prevedono invece una riduzione della spesa per la scuola statale pari a circa otto miliardi nel triennio 2009/2011 senza alcuna giustificazione logica; si riduce il tempo scuola, si riducono drasticamente gli organici e si modifica l&#8217;organizzazione didattica al solo scopo di ridurre la spesa senza alcuna considerazione degli effetti negativi che ne possono derivare; si sono cioè adeguate l&#8217;offerta formativa e l&#8217;organizzazione didattica all&#8217;esigenza, decisa aprioristicamente, di ridurre di circa 8 miliardi  la spesa per la scuola; difatti l&#8217;art. 64 della L. n. 133/08 quantifica l&#8217;importo della riduzione della spesa nel triennio, limitandosi ad indicare soltanto alcuni settori di intervento: aumento del rapporto docenti/studenti ed all&#8217;art. 4 del D.L. n. 137/08 l&#8217;introduzione del cd maestro unico demandando l&#8217;individuazione di tutti gli altri settori di intervento ai successivi provvedimenti regolamentari.</p>
<p>Il legislatore quindi non ha previsto una riduzione della spesa per eliminare determinate spese superflue, ma ha deciso a priori la riduzione nel triennio della spesa di circa 8 miliardi per esigenze di contenimento della spesa pubblica a prescindere dell&#8217;effettivo fabbisogno della scuola e quindi anche con una possibile contrazione dell&#8217;offerta formativa e soprattutto con un sacrificio della qualità di tale offerta.</p>
<p>Si deve inoltre rilevare che il settore del sistema scolastico individuato con l&#8217;impugnata CM (la scuola primaria) è quello più qualificato e più importante per la funzione determinante che la formazione primaria ha nel processo formativo.</p>
<p>Con l&#8217;art. 4 della L. n. 169/08 si prevede una trasformazione del modello didattico in vigore nella scuola primaria (il cd modulo di cui all&#8217;art. 121 del D.Lgs. n. 297/94) con il modello del cd insegnante unico; anche tale ripristino di un modello didattico, ormai superato, è stato disposto non sulla base di una valutazione adeguata degli aspetti didattici e pedagogici ritenuti più idonei, ma soltanto sulla base dell&#8217;esigenza di ridurre la spesa, senza alcuna considerazione sulla conseguente dequalificazione dell&#8217;attività didattica.</p>
<p>Come si è già prima rilevato, <strong><span style="text-decoration: underline;">il CNPI</span></strong> che è l&#8217;organo che ha una specifica competenza di consulenza tecnica e professionale per il Ministro (art. 23 Dlvo n. 297/94) <strong><span style="text-decoration: underline;">con un voto unanime ha giudicato tali innovazioni lesive dell&#8217;efficacia didattica e della dignità formativa</span></strong>.</p>
<p>La normativa di legge su cui si fonda l&#8217;impugnata CM è pertanto palesemente illegittima perchè, comportando pesanti ed ingiustificati tagli alla spesa per la scuola statale, comprome la funzione istituzionale dell&#8217;istruzione pubblica, così come strutturata dal combinato disposto degli artt. 3, 33 e 34; tale funzione per la sua rilevanza costituzionale non può difatti essere compressa con logiche finanziarie, ma deve essere garantita nel massimo delle potenzialità.</p>
<p><strong>2)</strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">VIOLAZIONE DELL&#8217;ART. 64 DEL 25.6.2008 N. 112 CONVERTITO CON MODIFICAZIONI NELLA LEGGE 6.8.2008 N. 133 E VIOLAZIONE DELL&#8217;ART. 97 COST.</span></strong></p>
<p>Come si è prima rilevato l&#8217;art. 64 ha previsto un procedimento complesso che presuppone anzitutto l&#8217;adozione di un Piano Programmatico di interventi; a tale fine il MIUR di concerto con il Ministero dell&#8217;Economia predispone detto Piano, <strong><span style="text-decoration: underline;">sentita</span></strong> la Conferenza Unificata di cui all&#8217;art. 8 del D.Lgs. n. 281/97 <strong><span style="text-decoration: underline;">e previo parere</span></strong> della Commissione Parlamentare; quindi l&#8217;iter previsto dal legislatore era il seguente:</p>
<p>a) Definizione di uno schema di piano da sottoporre all&#8217;esame della Conferenza Unificata ed alle Commissioni parlamentari;</p>
<p>b) parere della Conferenza Unificata ex art. 8 DL.gs n. 281/97;</p>
<p>c) parere delle Commissioni parlamentari;</p>
<p>d) adozione formale del piano programmatico.</p>
<p>Difatti, dopo avere <strong><span style="text-decoration: underline;">sentito</span></strong> la Conferenza Unificata e dopo avere acquisito il <strong><span style="text-decoration: underline;">previo parere</span></strong> delle Commissioni Parlamentari il MIUR di concerto con il Ministero dell&#8217;Economia avrebbe dovuto predisporre il piano.</p>
<p>Quindi è chiaro che il Piano Programmatico si sarebbe dovuto adottare <strong><span style="text-decoration: underline;">dopo</span></strong> l&#8217;acquisizione dei pareri; del resto se il legislatore ha richiesto l&#8217;acquisizione di detti pareri, è logico che il Piano avrebbe dovuto anzitutto considerare detti pareri e che quindi doveva essere adottato successivamente a tali pareri.</p>
<p>E&#8217; pure evidente che per acquisire i pareri il MIUR avrebbe dovuto predisporre uno schema o  una bozza di piano; e difatti ciò è stato fatto; sia la Conferenza Unificata che le Commissioni parlamentari hanno esaminato lo schema di piano ed hanno formulato il prescritto parere con numerose osservazioni.</p>
<p>I pareri erano senza dubbio consultivi e non vincolanti; quindi il MIUR non era tenuto ad uniformarsi a tali pareri, ma era tenuto ad esaminarli e ad emanare il Piano dopo averli esaminati.</p>
<p>Dagli atti che si conoscono allo stato attuale non risulta però che dopo l&#8217;acquisizione dei pareri sia stato adottato di concerto con il Ministero dell&#8217;Economia il Piano Programmatico; di conseguenza l&#8217;impugnata CM che anticipa i regolamenti è illegittima anche perchè <strong><span style="text-decoration: underline;">il MIUR non ha mai adottato di concerto con il Ministero dell&#8217;Economia il Piano Programmatico degli interventi</span></strong> che è il necessario presupposto dei regolamenti.</p>
<p>Nè lo schema presentato alle Commissioni Parlamentari ed alla Conferenza Unificata può essere considerato il piano previsto dell&#8217;art. 64 citato, anche perchè il piano programmatico doveva essere adottato ovviamente <strong><span style="text-decoration: underline;">dopo l&#8217;acquisizione dei pareri</span></strong>; peraltro detti pareri sono stati formulati con molte osservazioni; quindi il MIUR, pur non essendo vincolato ad uniformarsi, avrebbe dovuto prendere in esame anche tali osservazioni.</p>
<p>Per compiutezza di difesa si deve ipotizzare che per il MIUR lo schema di Piano presentato alle Commissioni Parlamentari ed alla Conferenza Unificata sia da considerarsi il Piano Programmatico previsto dall&#8217;art. 64 citato; in tale caso però è evidente che tale Piano è stato predisposto prima dell&#8217;acquisizione dei prescritti pareri e quindi senza  tenerne conto; di conseguenza è palesemente illegittimo.</p>
<p>Si deve infine ipotizzare che il MIUR abbia ritenuto di adottare, dopo l&#8217;acquisizione dei prescritti pareri, lo schema già predisposto, senza fare alcuna modificazione; in tale caso però il Piano Programmatico, eventualmente adottato in tale modo, si deve ritenere pur sempre illegittimo perchè manca il concerto con il Ministero dell&#8217;Economia e comunque non è stato in alcun modo formalmente adottato; essendo un atto presupposto rispetto ai regolamenti era ovviamente necessaria la formale adozione del Piano con l&#8217;espresso riferimento ai pareri acquisiti.</p>
<p><strong>3) <span style="text-decoration: underline;">VIOLAZIONE DELL&#8217;ART. 97 COST. ED ECCESSO DI POTERE PER MANIFESTA ILLOGICITA&#8217; ED INGIUSTIZIA.</span></strong></p>
<p>La stessa normativa è palesemente illegittima per manifesta irragionevolezza; difatti detta normativa si propone la razionalizzazione della spesa per l&#8217;istruzione e nello stesso tempo prevede interventi che, come ha affermato il CNPI (che è l&#8217;organo tecnico che meglio di ogni altro organo può valutare la coerenza e l&#8217;incidenza positiva o negativa degli interventi), inficiano l&#8217;efficacia didattica del sistema scolastico ed in particolare delle scuola primaria riconosciuta anche a  livello internazionale il settore dell&#8217;istruzione più efficace; non realizza quindi il fine dichiarato, ma il risultato opposto: la dequalificazione della scuola pubblica.</p>
<p>Detta normativa, come si è prima rilevato, è stata introdotta per effetto di due Decreti Legge, convertiti in legge con voto di fiducia e quindi senza un&#8217;adeguata discussione in Parlamento, ma soprattutto senza un&#8217;adeguata indagine da parte del Governo, Ministero e Parlamento sulla validità, sotto il profilo dell&#8217;efficacia didattica, delle innovazioni previste.</p>
<p>Il Consiglio Nazionale P.I., sentito con riferimento allo schema di regolamento applicativo per la scuola dell&#8217;infanzia e per il I ciclo, come si è  prima rilevato, ha espresso un parere fortemente e totalmente negativo non solo sullo schema di regolamento, ma anche sulla normativa di legge che ne è il presupposto.</p>
<p>Non c&#8217;è dubbio pertanto che la normativa dell&#8217;art. 64 L. n. 137/08 e dell&#8217;art. 4 della L. n. 169/08 sia censurabile anche per manifesta illogicità e contraddittorietà tra le finalità che il legislatore si propone (la razionalizzazione della spesa dell&#8217;istruzione) e l&#8217;efficacia concreta di tali interventi che invece dequalificano il sistema scolastico e quindi per violazione dell&#8217;art. 97 Cost. con conseguente illegittimità dell&#8217;impugnata CM.</p>
<p><strong>4) <span style="text-decoration: underline;">ILLEGITTIMITÀ COSTITUZIONALE DELL&#8217;ART. 64, 3° E 4° COMMA DEL D.L. 25.6.2008 N. 112, CONVERTITO CON MODIFICAZIONI NELLA LEGGE 6.8.2008 N. 133 E DELL&#8217;ART. 4 DL 01/09/2008 N. 137, C.TO IN L. 30/10/2008, N. 169 PER VIOLAZIONE DELL&#8217;ART. 77 E 97 DELLA COSTITUZIONE</span>.</strong></p>
<p>Il secondo comma dell&#8217;art. 77 della Costituzione testualmente recita &#8220;<em>Quando, in casi straordinari di necessità e d&#8217;urgenza, il Governo adotta, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge, deve il giorno stesso presentarli per la conversione alle Camere che, anche se sciolte, sono appositamente convocate e si riuniscono entro cinque giorni&#8221;</em>.</p>
<p>Presupposto dell&#8217;esercizio del potere legislativo da parte del Governo a mezzo della decretazione d&#8217;urgenza è la sussistenza di una situazione oggettiva e straordinaria che renda necessaria ed urgente l&#8217;adozione di un decreto avente forza di legge; per la decretazione di urgenza da parte del Governo occorre quindi il concorso di tre necessarie condizioni:</p>
<p>a)      la straordinarietà della circostanza e cioè la non prevedibilità di essa;</p>
<p>b)      la necessarietà dell&#8217;intervento;</p>
<p>c)      l&#8217;urgenza.</p>
<p>Nel caso in esame l&#8217;art. 64 ha previsto una riduzione della spesa per la scuola per complessivi 8 miliardi nel triennio; tale intervento prevede un percorso articolato prima con un piano programmatico e dopo con l&#8217;adozione di uno o più regolamenti nell&#8217;arco di dodici mesi con un&#8217;indicazione generica dei relativi settori di intervento.</p>
<p>A parte le considerazioni, prima svolte sull&#8217;inopportunità di tale intervento, è fuor di dubbio che nel caso in esame le tre necessarie condizioni per la decretazione di urgenza non sussistevano. E&#8217; sufficiente rilevare che si tratta di interventi previsti nel giugno 2008, che ancora a tutt&#8217;oggi sono in corso di perfezionamento; quindi il ricorso alla decretazione di urgenza era privo di alcun fondamento ed è palesemente irragionevole, oltre che lesivo delle prerogative del Parlamento.</p>
<p>E&#8217; vero che entrambi i Decreti legge n.112/08 e 137/08 sono stati convertiti in legge, ma la conversione in legge per le sue stesse modalità procedimentali, non può sanare l&#8217;uso arbitrario da parte del Governo di un potere che non aveva.</p>
<p>Sotto tale profilo la Corte Costituzionale con sentenza n. 128/2008 ha chiaramente evidenziato che &#8220;<em>Questa Corte, con recente pronuncia (sentenza n. 171 del 2007), nel dichiarare l&#8217;illegittimità costituzionale di un decreto-legge, convertito in legge con modificazioni, per difetto dei requisiti di cui </em><a href="http://bd05.leggiditalia.it/cgi-bin/FulShow?TIPO=5&amp;NOTXT=1&amp;KEY=05AC00009859&amp;">all&#8217;art. 77, comma secondo, della Costituzione</a><em>, ha affermato, richiamando una precedente decisione (sentenza n. 29 del 1995), che la preesistenza di una situazione di fatto comportante la necessità e l&#8217;urgenza di provvedere tramite l&#8217;utilizzazione di uno strumento eccezionale, quale il decreto-legge, costituisce un requisito di validità costituzionale dell&#8217;adozione del predetto atto, di modo che l&#8217;eventuale evidente mancanza di quel presupposto configura in primo luogo un vizio di illegittimità costituzionale del decreto-legge che risulti adottato al di fuori dell&#8217;ambito applicativo costituzionalmente previsto&#8221;. </em>La sentenza prosegue nell&#8217;affermare che &#8220;<em>tale difetto di presupposti, «una volta intervenuta la conversione, si traduce in un vizio in procedendo della relativa legge» ed ha escluso, con ciò, l&#8217;eventuale efficacia sanante di quest&#8217;ultima, dal momento che «affermare che tale legge di conversione sana in ogni caso i vizi del decreto, significherebbe attribuire in concreto al legislatore ordinario il potere di alterare il riparto costituzionale delle competenze del Parlamento e del Governo quanto alla produzione delle fonti primarie&#8221;.</em></p>
<p>Alla luce anche dell&#8217;orientamento ormai pacifico della giurisprudenza i due decreti legge sui quali si fondano gli impugnati atti sono illegittimi per violazione dell&#8217;art. 77 Cost. con conseguente illegittimità di tutti gli atti conseguenti.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">5) VIOLAZIONE DELL&#8217;ART. 3, 33 E 34 COST. CONCERNENTE IL PRINCIPIO DELL&#8217;AUTOSUFFICIENZA DEL SISTEMA SCOLASTICO STATALE.</span></strong></p>
<p>La CM n. 4/09 <strong><span style="text-decoration: underline;">per la scuola dell&#8217;infanzia</span></strong> prevede tra l&#8217;altro: <em>&#8220;l&#8217;offerta formativa per la scuola dell&#8217;infanzia è assicurata da Stato, Comuni e scuole paritarie&#8221;</em>; la CM muove dal presupposto che anche le scuole private paritarie concorrono all&#8217;offerta formativa statale e che quindi sia previsto, almeno per le scuole dell&#8217;infanzia, un sistema integrato tra scuole statali e scuole private paritarie; di conseguenza esclude a priori l&#8217;adeguamento dell&#8217;offerta della scuola dell&#8217;infanzia statale alla complessiva domanda sociale; la scuola dell&#8217;infanzia privata non sarà liberamente scelta, ma in talune realtà sarà l&#8217;unica offerta perchè non ci sarà una scuola statale per tutti.</p>
<p>Una tale ipotesi contrasta però in modo palese con l&#8217;art. 33 Cost. sotto tre profili:</p>
<p>1) il secondo comma dell&#8217;art. 33 impone alla Repubblica l&#8217;obbligo di istituire scuole statali per tutti gli ordini e gradi e quindi anche le scuole dell&#8217;infanzia; afferma cioè il principio dell&#8217;autosufficienza del sistema scolastico statale;</p>
<p>2) l&#8217;art. 34 afferma il principio secondo cui la scuola statale deve essere aperta a tutti e quindi l&#8217;offerta della scuola statale deve essere corrispondente alla domanda sociale.</p>
<p>3) Lo Stato deve garantire a tutti l&#8217;accesso alla scuola dell&#8217;infanzia statale al fine di garantire a tutti il diritto di accedere ad un insegnamento pluralista e non confessionale, e quindi alternativo all&#8217;insegnamento della scuola privata paritaria che può essere confessionale.</p>
<p>Si deve difatti rilevare che l&#8217;art. 33 Cost. al 4 comma, laddove prevede la parità scolastica stabilisce che <em>&#8220;la legge nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse <span style="text-decoration: underline;">piena libertà </span> &#8230;&#8221;</em>, cioè deve garantire alle scuole private la libertà di scegliere di essere scuole cd di tendenza e quindi anche di orientamento confessionale.</p>
<p>Di conseguenza le scuole dell&#8217;infanzia private paritarie, potendo legittimamente prevedere un progetto educativo orientato in senso confessionale (di qualsiasi confessione), non sono tenute a garantire la libertà di insegnamento ed il pluralismo culturale; gli insegnanti difatti per contratto collettivo devono impegnarsi a realizzare <em>&#8220;l&#8217;indirizzo educativo in coerenza con i principi cui si ispira l&#8217;istituzione&#8221;</em> e la Corte Costituzionale in una nota sentenza (n. 195/1972) ha affermato che la libertà di istituire scuole di tendenza prevale sulla libertà di insegnamento, nel senso che gli insegnanti di una scuola privata devono concorrere alla realizzazione del progetto educativo della scuola, anche se di orientamento confessionale.</p>
<p>Scuole statali e scuole private paritarie non possono quindi garantire lo stesso insegnamento; la frequenza di una scuola statale o di una scuola privata non può essere determinata dalla carenza di scuole statali; la scelta di una scuola privata che può essere di tendenza, deve essere assolutamente libera.</p>
<p>Si deve inoltre rilevare che la frequenza della scuola dell&#8217;infanzia privata comporta l&#8217;onere di una retta e quindi comporta un&#8217;ulteriore discriminazione; non tutti difatti possono accedere anche per motivi economici alle scuole dell&#8217;infanzia private; di conseguenza, in mancanza di un&#8217;offerta pubblica corrispondente alla domanda sociale, molti bambini sarebbero ingiustamente esclusi.</p>
<p>Le scuole private non possono quindi concorrere a formare l&#8217;offerta scolastica complessiva; tale offerta deve essere garantita, come afferma la Costituzione, dallo Stato e deve essere garantita a tutti al fine di evitare ogni possibile discriminazione tra gli alunni; tutti i bambini hanno difatti diritto di potere frequentare la scuola dell&#8217;infanzia statale che garantisce una formazione pluralista e non confessionale.</p>
<p>Il sistema integrato tra pubblico e privato, previsto dalla CM n. 4/09 oltre a contrastare con il principio dell&#8217;autosufficienza del sistema scolastico statale (art. 33 e 34 Cost.) comporterebbe una palese ed inammissibile discriminazione in quanto alcuni alunni, in violazione anche dell&#8217;art. 3 Cost., sarebbero ingiustamente esclusi dalle scuole statali e costretti a frequentare le scuole private che possono essere di orientamento confessionale.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">6) VIOLAZIONE DEL PRINCIPIO DELL&#8217;AUTONOMIA SCOLASTICA DI CUI AGLI ARTT. 33, 1 COMMA E 117, 2 COMMA COST. E DELL&#8217;ART. 3 DPR N. 275/1999.</span></strong></p>
<p>Come si è già rilevato, l&#8217;art. 33 al primo comma afferma il principio della libertà di insegnamento che comporta l&#8217;autonomia del sistema scolastico statale; l&#8217;art. 33 della Costituzione coniuga quindi il principio generale della libertà di insegnamento (<em>&#8220;la scienza e l&#8217;arte sono libere e libero ne è l&#8217;insegnamento&#8221;</em>) con l&#8217;esigenza delle norme generali dell&#8217;istruzione (<em>&#8220;la Repubblica detta la norme generali dell&#8217;istruzione&#8221;</em>).</p>
<p>La giusta esigenza di un progetto culturale e didattico nazionale deve quindi nel nostro ordinamento conciliarsi con il principio democratico del pluralismo culturale e quindi della libertà di insegnamento (cioè didattica e metodologica).</p>
<p>La giusta istituzionalizzazione dell&#8217;istruzione scolastica non deve però comportare la statalizzazione della didattica e della cultura; è quindi necessario un giusto equilibrio tra le finalità generali dell&#8217;istruzione scolastica che lo Stato deve definire con le norme generali sull&#8217;istruzione ed i contenuti e metodi specifici che devono essere demandati al mondo della scuola.</p>
<p>La libertà di insegnamento esclude quindi la cd didattica e/o pedagogia di Stato che è la caratteristica dei regimi totalitari e che caratterizzava il regime fascista che con il Ministero della Cultura Popolare stabiliva gli indirizzi culturali e didattici della scuola del regime.</p>
<p>La libertà di insegnamento di ciascun insegnante nel nostro ordinamento costituzionale è vista quindi nell&#8217;ambito di un sistema nazionale in cui ciascun insegnante concorre con il proprio contributo a formare il progetto culturale nazionale; non quindi una libertà <strong><span style="text-decoration: underline;">da</span></strong> un progetto nazionale, ma libertà <strong><span style="text-decoration: underline;">in</span></strong> un progetto condiviso e partecipato.</p>
<p>Deve esserci una sintesi tra libertà di insegnamento e le norme generali sull&#8217;istruzione; a tale fine è però necessario che le norme nazionali che attengono alle scelte culturali, metodologiche, didattiche e pedagogiche non siano etereimposte, ma siano partecipate e condivise e soprattutto rispettose degli ambiti che, nel progetto unitario a livello nazionale, devono essere demandate all&#8217;autonomia scolastica.</p>
<p>A tale fine l&#8217;art. 117, 2 comma della Costituzione prevede  espressamente che la legislazione statale e regionale in materia di istruzione devono salvaguardare l&#8217;autonomia delle istituzioni scolastiche; la Corte Costituzionale nella sentenza n. 13/2004 ha a tale proposito precisato &#8220;<em>è assorbente il rilievo che tale autonomia non può risolversi nella incondizionata libertà di autodeterminazione, ma esige soltanto che a tali istituzioni siano lasciati adeguati spazi di autonomia che le leggi statali e quelle regionali, nell&#8217;esercizio della potestà legislativa concorrente, non possono pregiudicare&#8221;.</em></p>
<p>Sulla base dei suesposti principi è evidente che il legislatore nella definizione delle norme generali sull&#8217;istruzione e di un progetto culturale nazionale non può nè imporre modelli didattici rigidi nè, tanto meno, intervenire con provvedimenti restrittivi che vanificano i progetti definiti dalle istituzioni scolastiche.</p>
<p>A tale proposito si deve rilevare che l&#8217;art. 3 del DPR n. 275/99 (Regolamento sull&#8217;autonomia scolastica) stabilisce: &#8220;<em>(Piano dell&#8217;offerta formativa) 1. Ogni istituzione scolastica predispone, con la partecipazione di tutte le sue componenti, il Piano dell&#8217;offerta formativa. Il Piano è il documento fondamentale costitutivo dell&#8217;identità culturale e progettuale delle istituzioni scolastiche ed esplicita la progettazione curricolare, extracurricolare, educativa ed organizzativa che le singole scuole adottano nell&#8217;ambito della loro autonomia. 2. Il Piano dell&#8217;offerta formativa è coerente con gli obiettivi generali ed educativi dei diversi tipi e indirizzi di studi determinati a livello nazionale a norma dell&#8217;articolo 8 e riflette le esigenze del contesto culturale, sociale ed economico della realtà locale, tenendo conto della programmazione territoriale dell&#8217;offerta formativa. Esso comprende e riconosce le diverse opzioni metodologiche, anche di gruppi minoritari, e valorizza le corrispondenti professionalità. 3. Il Piano dell&#8217;offerta formativa è elaborato dal collegio dei docenti sulla base degli indirizzi generali per le attività della scuola e delle scelte generali di gestione e di amministrazione definiti dal consiglio di circolo o di istituto, tenuto conto delle proposte e dei pareri formulati dagli organismi e dalle associazioni anche di fatto dei genitori e, per le scuole secondarie superiori, degli studenti. Il Piano è adottato dal consiglio di circolo o di istituto 4. Ai fini di cui al comma 2 il dirigente scolastico attiva i necessari rapporti con gli enti locali e con le diverse realtà istituzionali, culturali, sociali ed economiche operanti sul territorio. 5. Il Piano dell&#8217;offerta formativa è reso pubblico e consegnato agli alunni e alle famiglie all&#8217;atto dell&#8217;iscrizione.</em>&#8221;</p>
<p>La CM impugnata prevedendo i moduli orari, l&#8217;esclusione delle compresenze e l&#8217;organizzazione didattica ha, però, illegittimamente invaso la sfera riservata all&#8217;autonomia scolastica proponendo addirittura una pedagogia governativa che mal si addice ad una società democratica.</p>
<p>Peraltro, l&#8217;art. 3 del DPR 275/99 citato, prevede, all&#8217;ultimo comma che <em>&#8220;il POF (Piano dell&#8217;offerta formativa) è consegnato agli alunni e alle famiglie all&#8217;atto dell&#8217;iscrizione&#8221;</em>.</p>
<p>E&#8217; di tutta evidenza, quindi, che le iscrizioni debbano essere fatte sulla base dei modelli didattici adottati nel POF di ciascuna scuola sulla base della normativa vigente e non sulla base di una CM adottata, peraltro, sulla base di regolamenti ancora inesistenti.</p>
<p>Nè si può sostenere che l&#8217;art. 4 del DL n. 133/08, c.to in L. n. 169/08 ha introdotto per la scuola primaria un modello didattico nuovo rispetto a quello previsto in precedenza e che pertanto detta CM trova fondamento nella normativa di legge, pur in assenza del regolamento applicativo.</p>
<p>La normativa dell&#8217;art. 4 della citata legge per la sua genericità non è immediatamente applicativa senza un puntuale regolamento, che difatti lo stesso art. 4 prevede espressamente.</p>
<p>La CM si fonda su una normativa di legge generica e di dubbia legittimità costituzionale e di per sè inidonea ad abrogare la normativa precedente e pertanto allo stato è inapplicabile.</p>
<p>Non c&#8217;è dubbio pertanto che tale circolare sia illegittima per violazione del principio dell&#8217;autonomia scolastica e per violazione dell&#8217;art. 3 DPR n. 275/99.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">7) VIOLAZIONE DELL&#8217;ART. 4 D.L. N. 133/08, C.TO IN L. 169/08 E DEL PRINCIPIO DI UGUAGLIANZA DI CUI ALL&#8217;ART. 3 COST. E DEL DIRITTO ALL&#8217;ISTRUZIONE DI CUI AGLI ARTT. 33 E 34.</span></strong></p>
<p>Con la CM n. 04/2009 il Ministro per la scuola primaria propone ai genitori quattro modelli didattici, stabilendo che successivamente i modelli didattici di ciascuna istituzione scolastica saranno definiti sulla base delle dotazioni organiche che saranno assegnate.</p>
<p>L&#8217;art. 4 del DL n. 133/08, c.to in L. 169/08 stabilisce però: <em>&#8220;Nei regolamenti si tiene <strong><span style="text-decoration: underline;">comunque</span></strong> conto delle esigenze, correlate alla domanda delle famiglie, di una più ampia articolazione del tempo-scuola&#8221;.</em></p>
<p>Di conseguenza la scelta del tempo scuola da parte delle famiglie non può essere subordinata alla dotazione degli organici; al contrario le dotazioni degli organici devono essere correlate alle scelte della famiglia.</p>
<p>Peraltro la prospettata subordinazione delle scelte delle famiglie alla consistenza degli organici comporterebbe che in talune scuole le esigenze possono essere soddisfatte ed in altre invece possono non essere soddisfatte per effetto degli organici inadeguati con conseguente ingiusta discriminazione.</p>
<p>La CM è pertanto illegittima perchè stravolge la stessa norma dell&#8217;art. 4 e comunque viola il principio della parità di trattamento per quanto attiene il diritto all&#8217;istruzione.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;"> <img src='http://www.futuroscuola.org/wp-includes/images/smilies/icon_cool.gif' alt='8)' class='wp-smiley' /> ILLEGITTIMITÀ COSTITUZIONALE DELL&#8217;ART. 64, 3° E 4° COMMA DEL D.L. 25.6.2008 N. 112, C.TO IN L. 6.8.2008 N. 133 E DELL&#8217;ART. 4 DL N. 137/08 C.TO IN L. 169/08 PER VIOLAZIONE DEGLI ARTT. 3, 70 97 E 117 DELLA COSTITUZIONE. ILLEGITTIMITA&#8217; DERIVATA.</span></strong></p>
<p>Il comma 4 dell&#8217;art. 64 del DL. 112/08 convertito nella legge 133/08, per l&#8217;attuazione del Piano programmatico e dell&#8217;art. 4 del DL n. 133/08 c.to in L. n. 169/08 saranno emanati regolamenti ex art. 17 comma 2 della L. 400/88 che possono avere contenuto modificativo delle disposizioni legislative vigenti (cd &#8220;delegificazione&#8221;).</p>
<p>Tale previsione, tuttavia, viola i principi dell&#8217;ordinamento in materia di gerarchia delle fonti, nonché la stessa norma richiamata con l&#8217;art. 17, comma 2 della legge 23.8.1988 n. 400, sotto due profili:</p>
<p>a) violazione del principio della riserva di legge;</p>
<p>b) violazione del principio della predeterminazione per legge dei criteri generali.</p>
<p>a) Per quanto attiene alla violazione del principio della riserva di legge, lo stesso art. 17, comma 2 della L. n. 400/88, esclude la potestà regolamentare delegata per le materie per le quali è prevista una riserva di legge assoluta; tali potestà regolamentare sarebbe  invece  possibile  per  materie  coperte  da  riserva relativa.</p>
<p>La Costituzione invero non prevede tale distinzione anche perchè per la verità non prevede nemmeno l&#8217;ipotesi di una delega del legislatore al potere regolamentare e cioè della cd &#8220;delegificazione&#8221;; la Costituzione difatti afferma il rigoroso principio della gerarchia delle fonti secondo cui gli atti del Governo che hanno forza di legge e che quindi possono modificare e/o abrogare una precedente legge sono: i decreti legge ed i decreti legislativi.</p>
<p>Ciò premesso, e dando ormai per acquisito nel nostro ordinamento, il regolamento delegato con efficacia abrogativa delle disposizioni di legge, tale principio deve essere osservato in modo scrupoloso in modo da evitare un pericoloso svuotamento del ruolo del Parlamento.</p>
<p>Si è già rilevato che l&#8217;istruzione scolastica nel nostro ordinamento costituzionale per il ruolo che deve svolgere (creare condizioni di uguaglianza e garantire a tutti una piena cittadinanza) è una funzione essenziale dello Stato e non uno dei tanti servizi pubblici.</p>
<p>Nello stesso tempo l&#8217;istruzione statale in uno Stato democratico non può essere, a differenza dell&#8217;istruzione degli Stati totalitari, espressione della maggioranza al potere; difatti l&#8217;art. 33 al primo comma afferma il principio fondamentale della libertà di insegnamento e quindi del pluralismo culturale.</p>
<p>Come si è già prima precisato, la libertà di insegnamento deve coniugarsi con un progetto culturale, didattico e pedagogico nazionale; in questo senso la Costituzione all&#8217;art. 33, 2 comma ha affermato &#8220;la Repubblica detta le norme generali sull&#8217;istruzione&#8221; nel senso che le norme generali sull&#8217;istruzione non possono essere espressione di una maggioranza governativa, ma devono essere espressione di un percorso condiviso e partecipato che deve avere la sua più alta ed ampia sintesi  nel Parlamento e quindi nella legge.</p>
<p>L&#8217;attribuzione delle norme generali sull&#8217;istruzione alla potestà legislativa del Parlamento è peraltro confermata nell&#8217;art. 117 lett. 2 della Costituzione che riserva espressamente allo Stato tale potestà legislativa.</p>
<p>Si deve infine rilevare che la necessità che le norme generali sull&#8217;istruzione siano espressione di una larga maggioranza parlamentare trova anche il suo fondamento nell&#8217;esigenza di dare una stabilità alle linee fondamentali dell&#8217;ordinamento scolastico.</p>
<p>Tale esigenza per la verità richiederebbe addirittura un procedimento legislativo aggravato o comunque una maggioranza qualificata per impedire o comunque limitare che ogni maggioranza parlamentare possa imporre un proprio progetto culturale con grave disagio per il  mondo della scuola e soprattutto per l&#8217;efficacia del sistema scolastico.</p>
<p>Da quanto sommariamente esposto non può esserci dubbio che le norme generali sull&#8217;istruzione scolastica rientrino nella riserva assoluta di legge.</p>
<p>Nel caso in questione invece non solo con gli art. 64 D.L. n. 112/06 c.to in L. n. 133/08 e con l&#8217;art. 4 DL n. 137/08 c.to in L. 169/08 si è delegato al potere regolamentare del Governo &#8220;la revisione dell&#8217;attuale assetto ordinamentale, organizzativo e didattico del sistema scolastico&#8221;, ma tale delega è stata addirittura disposta con decreto legge (sia pure convertito successivamente in legge, ma con voto di fiducia); <strong><span style="text-decoration: underline;">il Governo cioè ha delegato se stesso ad emanare regolamenti con efficacia modificatrice delle norme di legge vigenti.</span></strong></p>
<p>E&#8217; evidente pertanto che le citate norme di legge che hanno conferito al potere regolamentare del Governo tale delega siano lesive dei principi costituzionali concernenti la funzione legislativa e segnatamente dell&#8217;art. 33, 70, 97 e 117, 2 comma della Costituzione.</p>
<p>Le citate disposizioni del DL n. 112/08 c.to in L. 133/08 e DL n. 137/08 c.to in L. 169/08 sono pure censurabili per violazione delle suindicate norme costituzionali sotto altri profili perchè il legislatore delegante non solo è lo stesso delegato (!), ma soprattutto perchè ha conferito una delega in bianco.</p>
<p>La norma dell&#8217;art. 17, comma 2 della L. 23/08/1988 n. 400 difatti prevede che nel conferimento della delega il legislatore debba determinare &#8220;le norme generali regolatrici della materia&#8221;; l&#8217;art. 64 del DL n. 112/08, c.to in L. 133/08 ha conferito invece una delega ampia per la &#8220;revisione dell&#8217;attuale assetto ordinamentale, organizzativo e didattico del sistema scolastico&#8221; limitandosi ad indicare soltanto alcuni &#8220;titoli&#8221;; <strong><span style="text-decoration: underline;">non esiste quindi la necessaria determinazione delle norme generali.</span></strong></p>
<p>La delega è stata conferita pertanto, con evidente illogicità, in palese violazione della stessa norma invocata.</p>
<p>Le stesse considerazioni valgono anche per l&#8217;art. 4 del D.L. n. 137/08 c.to in L. N. 169/08 che, dopo avere reintrodotto il cd &#8220;insegnante unico&#8221; rinvia ai regolamenti per la definizione del tempo scuola senza alcun criterio generale.</p>
<p>L&#8217;impugnata CM è pertanto palesemente illegittima per illegittimità derivata.</p>
<p><strong>9) <span style="text-decoration: underline;">ILLEGITTIMITÀ COSTITUZIONALE DELL&#8217;ART. 64, 3° COMMA DEL D.L. 25.6.2008 N. 112, C.TO IN L. N. 133/08,</span></strong><span style="text-decoration: underline;"> <strong>IN RELAZIONE ALL&#8217;ART. 117, 3° E 6° COMMA, COST.</strong></span></p>
<p>La normativa dell&#8217;art. 64 L. n. 112/08, c.to in L. n. 133/08 è anche censurabile per violazione dell&#8217;art. 117, 6° comma, della Costituzione.</p>
<p>La norma costituzionale citata, prevede che la potestà regolamentare spetta allo Stato solo ed esclusivamente nelle materie di legislazione esclusiva e che in materia di legislazione concorrente tale potestà spetta esclusi­vamente alla Regione.</p>
<p>Orbene, come si è già rilevato il Piano programmatico non è stato adottato, ma lo schema adottato in funzione del successivo regolamento si deve ritenere illegittimo dal momento che la norma costituzionale di cui all&#8217;art. 117, 6° comma, esclude che nelle materie di legislazione concorrente lo Stato abbia potere regolamentare.</p>
<p>Come è noto, infatti, a seguito della riforma del Titolo V della Costituzione la materia dell&#8217;istruzione forma oggetto di potestà concorrente (art. 117, terzo comma Cost.) ed allo Stato è rimessa la sola competenza esclusiva in materia di <em>&#8220;norme generali sull&#8217;istruzione&#8221;</em> (art. 117, secondo comma, lettera <em>n</em>).</p>
<p>Conseguentemente, in materia di organizzazione scolastica, lo Stato, ai sensi dell&#8217;art. 117, III co. ultimo periodo, può limitarsi a dettare i principi fondamentali, ma non può adottare norme di dettaglio sulla organizzazione scolastica e sulla distribuzione interna del personale scolastico, la cui disciplina è di competenza esclusiva delle Regioni.</p>
<p>La Corte Costituzionale, infatti, ha recentemente affermato che: <em>&#8220;una volta attribuita l&#8217;istruzione alla competenza concorrente, il riparto imposto dall&#8217;art. 117 postula che, in tema di programmazione scolastica e di gestione amministrativa del relativo servizio, <span style="text-decoration: underline;">compito dello Stato sia solo quello di fissare principi. E la distribuzione del personale tra le istituzioni scolastiche, certamente non è materia di norme generali sulla istruzione, riservate alla com­petenza esclusiva dello Stato, in quanto strettamente connessa alla programmazione della rete scolastica</span>, tuttora di com­pe­tenza regionale&#8221; </em>(tra le altre: Corte Cost. 13.1.2004 n. 13).</p>
<p>Lo schema del piano programmatico e l&#8217;impugnata CM che anticipa il regolamento attuativo il Ministro hanno però dettato disposizioni dettagliate sull&#8217;organizzazione didattica invadendo oltre che l&#8217;autonomia scolastica, le potestà legislative e regolamentai delle Regioni.</p>
<p align="center"><strong><span style="text-decoration: underline;">Domanda di sospensione</span></strong></p>
<p>Il fumus boni juris è di tutta evidenza; la CM è priva di ogni fondamento giuridico.</p>
<p>Il periculum in mora è pure evidente; difatti come risulta dalle notizie di stampa la maggior parte delle famiglie ha richiesto il tempo pieno che in base all&#8217;impugnata CM non solo non è garantito, ma viene proposto senza  compresenze  e  quindi  fortemente  ridimensionato.</p>
<p>Infine si deve rilevare che l&#8217;impugnata CM richiede  alle famiglie una scelta senza alcuna proposta certa.</p>
<p align="center"><strong><span style="text-decoration: underline;">P.Q.M.</span></strong></p>
<p>Si chiede, previa, ove occorra, rimessione alla Corte Costituzionale della questione di illegittimità costituzionale degli art. 64 del DL n. 112 del 2008, c.to in L. n. 133 del 06/10/1908 e dell&#8217;art. 4 del DL n. 137/08 c.to in L. 30/10/2008 n. 169 per violazione degli art. 3, 33, 34, 70, 77, 97, 117 comma 2, 3 e 6, l&#8217;accoglimento del ricorso  con conseguente annullamento degli atti impugnati con ogni conseguenziale effetto di legge e vittoria di spese di giudizio.</p>
<p><strong><em>Ai fini del contributo unificato di cui agli artt. </em></strong><strong><em>9 e</em></strong><em> <strong>segg. del DPR n. 115/2002 si dichiara che il valore della controversia è INDETERMINATO.</strong></em></p>
<p><strong><em>Ai fini e per gli effetti degli articoli 133, comma 3, e 134, comma 3, c.p.c., il sottoscritto difensore dichiara di voler ricevere eventuali comunicazioni al seguente indirizzo di posta elettronica: </em></strong><a href="mailto:lucamarchi@inwind.it">lucamarchi@inwind.it</a></p>
<p>Roma, 12/03/2009</p>
<p align="right">Avv. Corrado Mauceri, Avv. Sofia Cavini, Avv. Marianna Gorpia,</p>
<p align="right">
<p align="right">Avv. Luca Marchi, Avv. Francesca Scatolini, Avv. Angela Nozzi,</p>
<p align="right">
<p align="right">Avv. Chiara Lombardo, Avv. Paolo Solimeno, Avv. Flora Di Giorgio</p>
<p align="right">
<p align="right">Avv. Roberto Passini, Avv. Andrea Frosali, Avv. Patrizia Dal Monte</p>
<p align="right">
<p align="right">Avv. Lucio Seconnino, Avv. Gabriella Zampieri, Avv. Domenico Fata</p>
<p align="right">
<p align="right">Avv. Gabriele Dalle Luche, Avv. Daniele Giannini, Avv. I. Tiribilli</p>
<p align="right">
<p align="right">Avv. A. Corallo, Avv. G. Raffaelli, Avv. C. Bolelli,</p>
<p align="right">
<p align="right">Avv. Fausto Buccellato</p>
<p align="center"><strong><span style="text-decoration: underline;">MANDATO</span></strong></p>
<p align="center"><strong><span style="text-decoration: underline;"> </span></strong></p>
<p align="center"><strong><span style="text-decoration: underline;"> </span></strong></p>
<p>Deleghiamo a rappresentarci e difenderci nel presente giudizio anche disgiuntamente in primo e secondo grado ed in fase esecutiva gli Avv.ti Corrado Mauceri, Cavini Sofia, Gorpia Marianna, Luca Marchi, Francesca Scatolini, Angela Nozzi Avv. Chiara Lombardo, Avv. Paolo Solimeno, Avv. Flora Di Giorgio, Avv. Roberto Passini, Avv. Andrea Frosali, Avv. Patrizia Dal Monte, Avv. Lucio Seconnino, Avv. Gabriella Zampieri, Avv. Domenico Fata, Avv. Gabriele Dalle Luche, Avv. Daniele Giannini, Avv. I. Tiribilli, Avv. A. Corallo, Avv. G. Raffaelli, Avv. C. Bolelli e Fausto Buccellato conferendo loro tutte le facoltà di legge ivi compresa quella di firmare il ricorso, presentare istanze, memorie, motivi aggiunti, conciliare e transigere e rinunciare agli atti ed eleggiamo domicilio presso lo studio dell&#8217;Avv. Fausto Buccellato in Roma, V.le Angelico n. 45.</p>
<p>Dichiariamo  altresì  di essere stati informati in conformità al disposto del D.L.vo n. 196/2003 (Codice Privacy) e successive modiche e integrazioni ed autorizzo pertanto il trattamento dei dati personali per  le  finalità  connesse  all&#8217;espletamento  del  presente  mandato.</p>
<p>Roma, 12/03/2009</p>
<p>F.to:</p>
<p>Cognome e nome                                                     Firma</p>
<p>______________________________________________________</p>
<p>______________________________________________________</p>
<p>______________________________________________________</p>
<p>A richiesta come in atti, io sott. Aiut. Uff. Giud. dell&#8217;Ufficio Unico Corte Appello di Roma, ho notificato copia conforme del presente atto al <strong><span style="text-decoration: underline;">MINISTERO DELLA ISTRUZIONE DELL&#8217;UNIVERSITA&#8217; E DELLA RICERCA</span></strong>, nella persona del Ministro pro-tempore in carica, domiciliato per legge presso la Avvocatura Generale dello Stato in Roma Via dei Portoghesi n. 12, nel suindicato domicilio, ivi consegnandola a mani</p>
<p>A richiesta come in atti, io sott. Aiut. Uff. Giud. dell&#8217;Ufficio Unico Corte Appello di Roma, ho notificato copia conforme del presente atto al <strong><span style="text-decoration: underline;">MINISTERO DELL&#8217;ECONOMIA E DELLE FINANZIE</span></strong>, nella persona del Ministro pro-tempore in carica, domiciliato per legge presso la Avvocatura Generale dello Stato in Roma Via dei Portoghesi n. 12, nel suindicato domicilio, ivi consegnandola a mani</p>
<p>A richiesta come in atti, io sott. Aiut. Uff. Giud. dell&#8217;Ufficio Unico Corte Appello di Roma, ho notificato copia conforme del presente atto al <strong><span style="text-decoration: underline;">CONSIGLIO DEI MINISTRI</span></strong>, nella persona del Presidente pro-tempore in carica, domiciliato per legge presso la Avvocatura Generale dello Stato in Roma Via dei Portoghesi n. 12, nel suindicato domicilio, ivi consegnandola a mani</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.comune.bologna.it/iperbole/coscost/ricorsi_Gelmini/testo_ricorso_colettivo_CM4.htm" target="_blank">IPERBOLE</a>
<p align="center"><B><br />
<span style="color: red; font-size: 10pt; font-family: verdana">IMPORTANTE</span></B></p>
<p align="center"><B><span style="color: red; font-size: 7pt; font-family: verdana">Non inserire richieste di chiarimenti e domande tecniche in questa sezione, spostati in “<a href="http://www.futuroscuola.org/forum/"><strong>FORUM</strong></a>”</span>.
<p align="center"><B></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Brunetta minaccia: gli studenti dell&#8217;Onda &#8220;sono guerriglieri, li tratteremo come tali&#8221;</title>
		<link>http://www.futuroscuola.org/brunetta-minaccia-gli-studenti-dellonda-sono-guerriglieri-li-tratteremo-come-tali/</link>
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		<pubDate>Sat, 21 Mar 2009 18:18:53 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Brunetta minaccia: gli studenti dell&#8217;Onda &#8220;sono guerriglieri, li tratteremo come tali&#8221;
Bersani: parole incommentabili. Donadi: frasi da piccolo duce
Gli studenti: «Non ci fa paura. Noi pacifici, polizia e Stato no»
ROMA (19 marzo) - Gli studenti dell&#8217;Onda sono dei «guerriglieri e verranno trattati come guerriglieri». Lo ha detto il ministro della Pubblica amministrazione e l&#8217;Innovazione Renato Brunetta, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2325" title="20090319_sapienza" src="http://www.futuroscuola.org/wp-content/uploads/2009/03/20090319_sapienza-100x100.jpg" alt="20090319_sapienza" width="100" height="100" />Brunetta minaccia</strong>: gli studenti dell&#8217;Onda &#8220;sono guerriglieri, li tratteremo come tali&#8221;<br />
<strong>Bersani</strong>: parole incommentabili. Donadi: frasi da piccolo duce<br />
<strong>Gli studenti:</strong> «Non ci fa paura. Noi pacifici, polizia e Stato no»</p>
<p>ROMA (19 marzo) -<strong> Gli studenti dell&#8217;Onda sono dei «guerriglieri e verranno trattati come guerriglieri». Lo ha detto il ministro della Pubblica amministrazione e l&#8217;Innovazione Renato Brunetta, al termine di una conferenza stampa a Palazzo Chigi tenuta insieme alla collega della scuola, Mariastella Gelmini.</strong><br />
«Non vedo molta protesta». A chi faceva notare al ministro che nella scuola la protesta sta montando, il ministro ha risposto: «Non vedo molta protesta, vedo ogni tanto delle azioni di guerriglia da parte della associazione Onda. Ma vedo che nelle votazioni degli organi di rappresentanza degli studenti l&#8217;Onda non esiste. Sono un democratico e quindi credo molto più al voto che alle azioni di guerriglia. L&#8217;Onda non l&#8217;ho vista nelle recenti elezioni degli studenti, quindi sono dei guerriglieri e verranno trattati come guerriglieri».<br />
«Sono quattro ragazzotti». Poi, in una successiva intervista, Brunetta ha rincarato la dose: «Anzi, questi non hanno la dignità dei guerriglieri che sono una cosa seria, sono quattro ragazzotti in cerca di sensazioni più o meno violente».</p>
<p><span id="more-2324"></span>Rete studenti: noi pacifisti, polizia e Stato no. «Il nostro è un movimento pacifico &#8211; replica della Rete degli Studenti &#8211; sono il Governo e la Polizia che stanno cercando di creare uno stato di guerriglia». «Già Cossiga lo aveva proposto lo scorso autunno, ma non ci era riuscito, forse lo vogliono fare ora» spiega la Rete. E si chiedono:«Sono guerrigliere le mamme che per i loro figli hanno chiesto più ore e bocciato clamorosamente il maestro unico? Buttarla in caciara (o in guerriglia) è il sogno di un governo immobile e incapace. Un sogno che non gli concederemo di realizzare», conclude la rete.<br />
Chiede invece le dimissioni &#8220;immediate&#8221; e le scuse del ministro Brunetta l&#8217;Unione degli studenti secondo cui un ministro della Repubblica «non dovrebbe mai permettersi di definire dei giovani che esprimono il loro pensiero come dei &#8220;guerriglieri&#8221; da trattare come tali». «Ieri &#8211; afferma l&#8217;Uds &#8211; c&#8217;è stata un&#8217;aggressione di cui gli studenti sono state vittime. Quella di Brunetta è una dichiarazione degna dei peggiori regimi sudamericani, dove gli studenti sono equiparati a terroristi. Già il presidente del Consiglio in autunno aveva provato a usare metodi repressivi, invocando la polizia nelle scuole pur di reprimere la protesta, ma aveva incontrato la netta ostilità della società tutta. Chiediamo le immediate scuse e le dimissioni del ministro Brunetta. Non ci lasceremo intimidire».<br />
Azione studentesca: Brunetta troppo generoso. Di tutt&#8217;altro segno il commento di Azione studentesca secondo la quale «Brunetta è stato troppo generoso. I guerriglieri di solito hanno l&#8217;appoggio della popolazione che li sostiene contro l&#8217;esercito invasore. I collettivi nelle università vorrebbero giocare ai guerriglieri, ma sono solo dei teppistelli ignorati dalla maggioranza della popolazione studentesca».<br />
Gelmini: a volte usa toni provocatori.  Il ministro Brunetta «come tutti sanno, a volte usa toni forti e provocatori» dice il ministro dell&#8217;Istruzione, Mariastella Gelmini, stemperando le dichiarazioni di Brunetta. «Mi auguro vivamente &#8211; ha affermato il ministro Gelmini &#8211; che gli episodi di ieri della Sapienza non si ripetano più. Il diritto di manifestare va sempre rispettato, ma la democratica dimostrazione del dissenso non può mai trascendere nella violenza, che non può mai essere accettata. In questo senso credo &#8211; ha spiegato &#8211; vadano interpretate anche le dichiarazioni del ministro Brunetta».<br />
Bersani: da Brunetta parole sconsiderate. Capanna: neanche i ministri Dc come Brunetta. «Quelle del ministro Renato Brunetta sono parole totalmente sconsiderate, incommentabili» dice il responsabile economico del Pd, Pier Luigi Bersani. Dura anche Mario Capanna, uno leader storici della contestazione del Sessantotto: «Devo dire per verità storica che nemmeno 40 anni fa i ministri democristiani dell&#8217;epoca si permettevano di emettere giudizi così sommari, miopi e pericolosi. Di nuovo Brunetta viene tradito dal suo irrefrenabile esibizionismo. Si definisce democratico e, dunque, dovrebbe sapere che la democrazia non è solo quella rappresentativa, ma anche quella partecipata. Ed è davvero deplorevole che ad un ministro della Repubblica sfugga questa parte della democrazia che ne è l&#8217;anima».<br />
Donadi (Idv): parole da piccolo duce. «Deve esserci stato un corto circuito tra il cervello e la lingua del ministro Brunetta &#8211; attacca il capogruppo dell&#8217;Italia dei Valori alla Camera Massimo Donadi &#8211; Non c&#8217;è altra spiegazione per giustificare le affermazioni nei confronti dei ragazzi dell&#8217;Onda. Parole incendiarie da piccolo duce. Il governo chieda scusa immediatamente». Donadi considera le aprole del ministro «inqualificabili e pericolose, aumentano senza motivo la tensione ed il conflitto. Brunetta non si illuda di infuocare gli animi, gli studenti sono molto più maturi di lui e non cadranno in provocazioni».<br />
Fioroni: Brunetta irresponsabile. Il ministro Gelmini «chieda scusa, per conto del governo, per le parole dissennate pronunciate dal suo collega Brunetta». L&#8217;invito arriva dal responsabile educazione del Pd, Giuseppe Fioroni. «Il ministro Gelmini, che conosco come persona moderata, sa bene &#8211; aggiunge l&#8217;ex titolare di viale Trastevere &#8211; che gli studenti rappresentano il futuro di questo Paese e che ascoltarli e dare risposte anche quando protestano, senza mai giustificare le violenze, è un dovere. Ma additare genericamente come guerriglieri gli studenti, soffiando sul fuoco e fomentando gli animi, è un atteggiamento irresponsabile del quale il ministro Gelmini non può rendersi spettatrice passiva».<br />
Zingaretti: parole irresponsabili. Le dichiarazioni del ministro Brunetta «sono irresponsabili e improprie proprio perché &#8211; spiega il presidente della Provincia Nicola Zingaretti &#8211; fatte da un ministro della Repubblica e sembrano avere come unico obiettivo quello di voler fare alzare la tensione in città».<br />
Ferrero: è un provocatore. «Che il ministro Brunetta sia un provocatore non mi stupisce, ma che ora vesta i panni anche del manganellatore rispetto agli studenti dell&#8217;Onda caricati dalla Polizia ieri a Roma e che lui ritiene &#8220;dei guerriglieri che come tali vanno trattati&#8221;, la dice lunga sull&#8217;idea di democrazia, libertà e rispetto del dissenso di Brunetta e del governo di cui fa parte». Lo afferma Paolo Ferrero, segretario del Prc, che aggiunge: «La verità è che il governo delle destre sta attentando al diritto di manifestare così come attenta al diritto di sciopero, in puro stile anni Cinquanta, e che usa la polizia come la usava allora il ministro degli Interni Scelba, a puro scopo repressivo».<br />
Buontempo: Brunetta ha sbagliato. Anche la Destra è contro il ministro Brunetta. Il presidente de La Destra, Teodoro Buontempo, nell&#8217;esprimere «piena solidarietà alle forze dell&#8217;ordine, costrette a obbedire a un ordine scellerato. Non c&#8217;era un pericolo evidente: i manifestanti non indossavano l&#8217;armamentario tipico dell&#8217;estrema<br />
Sinistra, come caschi, bastoni e fazzoletti per coprire il volto. Le parole del ministro sono irresponsabili e rischiano di alimentare la tensione tra i giovani».<br />
Funzionari di polizia: moderare i termini. Un invito ad abbassare i toni è arrivato dall&#8217;Associazione nazionale dei funzionari di polizia: «Tutti i politici, sia quelli al governo che quelli all&#8217;opposizione, moderino i termini, poiché le loro parole sopra le righe corrono il serio rischio di tradursi inevitabilmente in pietre e molotov contro poliziotti e carabinieri, costretti a gestire situazioni sempre più difficili».</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=51234&amp;sez=HOME_SCUOLA&amp;ssez=UNIVERSITA" target="_blank">ilmessaggero</a>
<p align="center"><B><br />
<span style="color: red; font-size: 10pt; font-family: verdana">IMPORTANTE</span></B></p>
<p align="center"><B><span style="color: red; font-size: 7pt; font-family: verdana">Non inserire richieste di chiarimenti e domande tecniche in questa sezione, spostati in “<a href="http://www.futuroscuola.org/forum/"><strong>FORUM</strong></a>”</span>.
<p align="center"><B></p>
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		<title>MANIFESTAZIONE REGIONALE “LA SCUOLA PUBBLICA APPESA A UN FILO” Bologna 20/03/09</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Mar 2009 18:01:36 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La scuola pubblica ha stoffa!
20 marzo 2009
MANIFESTAZIONE REGIONALE
“LA SCUOLA PUBBLICA APPESA A UN FILO”
Venerdì 20 marzo ore 17,30
Bellissima manifestazione, con tanti bimbi a disegnare e scrivere i loro messaggi per la ministra. Ci ascolterà? Ascolterà chi la scuola la vive con serietà, dedizione, passione, entusiasmo e con la stessa serietà, dedizione, passione, entusiasmo la difende [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.scuolalonghena.org/semplicemente/la-scuola-pubblica-appesa-a-un-filo-2/#more-627" target="_blank"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2317" title="bologna-striscione-la-scuola-appesa-filo-manif-scuola-01" src="http://www.futuroscuola.org/wp-content/uploads/2009/03/bologna-striscione-la-scuola-appesa-filo-manif-scuola-01-100x100.jpg" alt="bologna-striscione-la-scuola-appesa-filo-manif-scuola-01" width="100" height="100" /></a><span style="font-size: medium;"><strong>La scuola pubblica ha stoffa!<br />
20 marzo 2009</strong></span></p>
<p style="text-align: center;"><strong>MANIFESTAZIONE REGIONALE<br />
“LA SCUOLA PUBBLICA APPESA A UN FILO”<br />
Venerdì 20 marzo ore 17,30</strong></p>
<p style="text-align: left;">Bellissima manifestazione, con tanti bimbi a disegnare e scrivere i loro messaggi per la ministra. Ci ascolterà? Ascolterà chi la scuola la vive con serietà, dedizione, passione, entusiasmo e con la stessa serietà, dedizione, passione, entusiasmo la difende dagli scellerati che la vorrebbero ridurre ad involucro vuoto, spento, triste ? Leggerà le oltre 23.000 firme che testimoniano, nella sola Bologna e Provincia, la volontà delle famiglie di continuare ad avere il Tempo Pieno di opportunità e di crescita per i propri figli?          <a href="http://www.scuolalonghena.org/semplicemente/la-scuola-pubblica-appesa-a-un-filo-2/#more-627"><span style="font-size: x-small;"><strong>GALLERIA FOTOGRAFICA</strong></span></a></p>
<p>Fonte: <a href="http://www.scuolalonghena.org/semplicemente/la-scuola-pubblica-appesa-a-un-filo-2/#more-627" target="_blank">semplicementeLonghena</a></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-size: medium;"><strong>Gli anti-Gelmini tornano in piazza cinquemila invadono via Rizzoli Migliaia di mani srotolano uno striscione di 200 metri</strong></span></p>
<p style="text-align: left;">Arriva la solidarietà della Bastico. Ma Garagnani parla di “manifestazioni vergognose”</p>
<p style="text-align: left;"><span id="more-2316"></span><br />
DUECENTO metri di tela bianca, con la scritta in arancione e blu: «No ai tagli, difendiamo la scuola pubblica». Sono da poco passate le cinque del pomeriggio quando lo striscione viene srotolato dalle Due Torri al Nettuno: i bambini lo colorano, Cuoghi e Corsello disegnano le loro «oche» simbolo, i writers usano la bomboletta anti-Gelmini, sfilano illustratori e gli artisti del teatro Testoni. Il centro è bloccato. La scuola torna in piazza.<br />
Oltre cinquemila genitori, bambini e maestri contro il taglio dei docenti e delle risorse che «porterà alla cancellazione del tempo pieno e di una scuola pubblica di qualità». Le mani si alzano dopo poco, saltano per aria i pennarelli, lo striscione comincia ad avanzare tenuto da centinaia di mamme, insegnanti, qualche preside. Con i bambini che corrono sotto il telo, la musica della banda Roncati, gli slogan: la scuola è più bella senza Mariastella, la scuola costa, l´ignoranza è gratis, Gelmini taglia i capelli. I ministri contestati diventano tre: «Brunetta-Tremonti &#8211; Gelmini, giù le mani dai nostri bambini». I papà intonano, come allo stadio: «Gelmini bocciaci tutti». E poi i messaggi dei bambini sullo striscione. La piccola Caterina scrive: «La Gelmini mi fa arrabbiare», un bimbo rappresenta il ministro mentre si mangia un´insalata di maestri. Ci sono gli striscioni di Medicina, Pianoro, Rastignano. Per due ore non si passa da via Rizzoli e via Ugo Bassi. Passano loro, quelli dei cortei e della scritta luminosa in piazza Maggiore «Fermatevi» quando la riforma Gelmini è diventata legge. Quelli che ieri hanno annunciato di aver raccolto solo a Bologna e provincia 23mila moduli di iscrizione «alternativi», dove le famiglie hanno chiesto il tempo pieno con due insegnanti compresenti in classe per quattro ore a settimana.<br />
Quello che il ministero non concederà, visto le ultime direttive che costruiscono l´organico, nelle prime elementari, su 27 ore settimanali. Per questo oggi il maestro Mirco Pieralisi e Marina D´Altri, mamma del movimento, saranno a Roma. A consegnare al capo di dipartimento Giuseppe Cosentino gli scatoloni con i moduli &#8211; ribelli (oltre tremila quelli raccolti a Cesena e Parma, 1.500 a Reggio) che arriveranno da tutta Italia. «Dietro ogni modulo c´è l´impegno di tanti genitori. Mostreremo il modello di scuola che le famiglie chiedono. E che non è quello del maestro unico». Ci sono i politici del Pd alla partenza del corteo: il segretario De Maria, la deputata Sandra Zampa. C´è Silvana Mura (Idv), sfila accanto al popolo della scuola l´assessore provinciale Paolo Rebaudengo, che ha appena aperto la vertenza sui tagli. E poi Sandra Soster, segretaria Cgil-Flc, i candidati sindaco Tedde e Monteventi. Flavio Delbono è nelle adesioni alla manifestazione, una lista per la prima volta lunga: dal governatore Errani al neo assessore Sedioli, Milli Virgilio, i presidenti dei quartieri e tanti sindaci e assessori della Provincia. Arriva la solidarietà di Mariangela Bastico, responsabile nazionale scuola del Pd: «Il governo colpisce la qualità delle scuole». Garagnani, deputato Pdl, parla immediatamente di «vergognose manifestazioni». Ma gli insegnanti non replicano. Questo non è &#8211; dicono &#8211; che l´inizio, in un venerdì di gelo, di una calda primavera». Oggi lo striscione bolognese sarà srotolato in viale Trastevere.</p>
<p style="text-align: left;">di ILARIA VENTURI</p>
<p style="text-align: left;">Fonte: <a href="http://www.flcgil.it/notizie/rassegna_stampa/2009/marzo/repubblica_bologna_gli_anti_gelmini_tornano_in_piazza_cinquemila_invadono_via_rizzoli" target="_blank">http://www.flcgil.it/notizie/rassegna_stampa/2009/marzo/repubblica_bologna_gli_anti_gelmini_tornano_in_piazza_cinquemila_invadono_via_rizzoli</a></p>
<p align="center"><B><br />
<span style="color: red; font-size: 10pt; font-family: verdana">IMPORTANTE</span></B></p>
<p align="center"><B><span style="color: red; font-size: 7pt; font-family: verdana">Non inserire richieste di chiarimenti e domande tecniche in questa sezione, spostati in “<a href="http://www.futuroscuola.org/forum/"><strong>FORUM</strong></a>”</span>.
<p align="center"><B></p>
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		<title>Alta l’adesione allo sciopero del 18-03-2009</title>
		<link>http://www.futuroscuola.org/alta-l%e2%80%99adesione-allo-sciopero-del-18-03-2009/</link>
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		<pubDate>Sat, 21 Mar 2009 17:22:36 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Alta l’adesione allo sciopero indetto dalla FLC CGIL, dalle 100 piazze una richiesta su tutte: “si esce dalla crisi investendo nella conoscenza!”.
18-03-2009
L’ “Onda” è tornata, ha riempito le 100 piazze dell’Italia che non si rassegna, dell’Italia che vuole contare. Alta l’adesione allo sciopero, molte scuole e sedi universitarie chiuse.
Nelle cento piazze c’erano migliaia di lavoratori [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2314" title="logoflc_350x02" src="http://www.futuroscuola.org/wp-content/uploads/2009/03/logoflc_350x02-100x100.gif" alt="logoflc_350x02" width="100" height="100" />Alta l’adesione allo sciopero indetto dalla FLC CGIL, dalle 100 piazze una richiesta su tutte: “si esce dalla crisi investendo nella conoscenza!”.<br />
18-03-2009</p>
<p>L’ “Onda” è tornata, ha riempito le 100 piazze dell’Italia che non si rassegna, dell’Italia che vuole contare. Alta l’adesione allo sciopero, molte scuole e sedi universitarie chiuse.<br />
Nelle cento piazze c’erano migliaia di lavoratori della conoscenza, insieme agli studenti, alle famiglie, ai lavoratori precari e degli altri settori produttivi, alla società civile, a parlamentari e amministratori per opporsi ad un governo che scommette sull’ignoranza, evita il confronto, teme il dissenso.<br />
Nella scuola l’adesione è stata mediamente del 45%, alta soprattutto nella scuola di base, con punte del 60-70%. Molte scuole chiuse anche per la massiccia adesione del personale ATA, fascia di lavoratori più debole e per questo più colpita dai tagli indiscriminati.</p>
<p><span id="more-2313"></span>Alcuni dati sulle adesioni:<br />
a Torino 40%, a Novara 72% &#8211; in Emilia il personale ATA aderisce per il 50%, a Forlì-Cesena per l’80% &#8211; a Pescara, punte del 60-70% &#8211; a Brescia il 72%, a Cremona il 66% &#8211; in Toscana ha scioperato in media il 35%, alta la partecipazione del personale ATA (Grosseto 89%) &#8211; chiuso l’Istituto musicale Pergolesi di Ancona e l’accademia delle belle arti di Urbino – chiusa la facoltà di scienze della formazione di Bologna, 41% all’università di Genova e 60% all’università di Firenze, all’università Statale e al Politecnico di Torino oltre il 50% .</p>
<p>Cresce il dissenso dei lavoratori verso politiche miopi e distruttive nei settori della conoscenza, respingono i contratti beffa, chiedono al governo di fermarsi e di essere ascoltati.</p>
<p>Roma, 18 marzo 2009</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.flcgil.it/notizie/comunicati_stampa/2009/marzo/alta_l_adesione_allo_sciopero_indetto_dalla_flc_cgil_dalle_100_piazze_una_richiesta_su_tutte_si_esce_dalla_crisi_investendo_nella_conoscenza" target="_blank">CGIL</a>
<p align="center"><B><br />
<span style="color: red; font-size: 10pt; font-family: verdana">IMPORTANTE</span></B></p>
<p align="center"><B><span style="color: red; font-size: 7pt; font-family: verdana">Non inserire richieste di chiarimenti e domande tecniche in questa sezione, spostati in “<a href="http://www.futuroscuola.org/forum/"><strong>FORUM</strong></a>”</span>.
<p align="center"><B></p>
]]></content:encoded>
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		<title>sciopero 18/03/09, perchè scioperare</title>
		<link>http://www.futuroscuola.org/sciopero-180309-perche-scioperare/</link>
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		<pubDate>Sun, 15 Mar 2009 22:52:32 +0000</pubDate>
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I MOTIVI DELLO SCIOPERO









IMPORTANTE
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<tbody>
<tr>
<td><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2301" title="oggi-sciopero3" src="http://www.futuroscuola.org/wp-content/uploads/2009/03/oggi-sciopero3-100x100.gif" alt="oggi-sciopero3" width="100" height="100" /></td>
<td><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2302" title="punto_interrogativo-perche-sciopero1" src="http://www.futuroscuola.org/wp-content/uploads/2009/03/punto_interrogativo-perche-sciopero1-100x100.jpg" alt="punto_interrogativo-perche-sciopero1" width="100" height="100" /></td>
</tr>
</tbody>
<p><strong>I MOTIVI DELLO SCIOPERO</strong></p>
<tbody>
<tr></tr>
<tr>
<td><a href="http://www.flcgil.it/speciali/governo_berlusconi_e_politiche_sulla_conoscenza/18_marzo_2009_sciopero_di_tutti_i_settori_della_conoscenza" target="_blank"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2303" title="logoflc_350x01" src="http://www.futuroscuola.org/wp-content/uploads/2009/03/logoflc_350x01-100x100.gif" alt="logoflc_350x01" width="100" height="100" /></a></td>
<td><a href="http://www.gildains.it/" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2304" title="logo-gilda2" src="http://www.futuroscuola.org/wp-content/uploads/2009/03/logo-gilda2.gif" alt="logo-gilda2" width="80" height="80" /></a></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p align="center"><B><br />
<span style="color: red; font-size: 10pt; font-family: verdana">IMPORTANTE</span></B></p>
<p align="center"><B><span style="color: red; font-size: 7pt; font-family: verdana">Non inserire richieste di chiarimenti e domande tecniche in questa sezione, spostati in “<a href="http://www.futuroscuola.org/forum/"><strong>FORUM</strong></a>”</span>.
<p align="center"><B></p>
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		<title>sciopero del 18 marzo: Manifestazioni e iniziative territoriali</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Mar 2009 20:40:49 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Manifestazioni e iniziative territoriali per lo sciopero del 18 marzo 2009
Pubblichiamo di seguito l&#8217;elenco, ancora parziale, delle manifestazioni e delle iniziative territoriali che si terranno in occasione dello sciopero che abbiamo proclamato per mercoledì 18 marzo 2009 e che interesserà tutti i settori della Conoscenza. Ulteriori informazioni presso le sedi della FLC Cgil.
Al Teatro Politeama [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2271" title="oggi-sciopero1" src="http://www.futuroscuola.org/wp-content/uploads/2009/03/oggi-sciopero1-100x100.gif" alt="oggi-sciopero1" width="100" height="100" />Manifestazioni e iniziative territoriali per lo sciopero del 18 marzo 2009</p>
<p>Pubblichiamo di seguito l&#8217;elenco, ancora parziale, delle manifestazioni e delle iniziative territoriali che si terranno in occasione dello sciopero che abbiamo proclamato per <a href="http://www.flcgil.it/speciali/governo_berlusconi_e_politiche_sulla_conoscenza/18_marzo_2009_sciopero_di_tutti_i_settori_della_conoscenza" target="_blank">mercoledì 18 marzo 2009</a> e che interesserà tutti i settori della Conoscenza. Ulteriori informazioni presso le <a href="http://www.flcgil.it/flc/flc_dove_siamo" target="_blank">sedi della FLC Cgil</a>.</p>
<p>Al Teatro Politeama di Palermo si svolgerà la manifestazione nazionale &#8220;<em>I giovani per il futuro del Mezzogiorno: istruzione e formazione per uscire dalla crisi</em>&#8220;, che vedrà tra gli altri la partecipazione di Domenico Pantaleo, segretario generale FLC Cgil e di Guglielmo Epifani, segretario generale CGIL.</p>
<p><em></em></p>
<p><strong>Abruzzo</strong></p>
<p>Sono previste due manifestazioni congiunte con la CGIL, a L&#8217;Aquila (per i territori L&#8217;Aquila e Teramo) alle ore 11 presso il Consiglio Regionale, l&#8217;altra a Pescara (territori di Pescara e Chieti) alle ore 11 presso gli Uffici Regionali. Sono garantiti in entrambe le città interventi pubblici.</p>
<p><strong>Basilicata</strong></p>
<p>Iniziativa regionale sul precariato.</p>
<p><strong>Calabria</strong></p>
<p>Un presidio con &#8220;gazebo&#8221; in ogni provincia sul tema del precariato.</p>
<p><strong>Campania</strong></p>
<p><strong><span id="more-2270"></span></strong></p>
<p>Manifestazione regionale a Napoli, piazza Mancini (statua di Garibaldi), ore 9.30. Corteo e comizio in Piazza del Gesù.</p>
<p><strong>Emilia Romagna.</strong></p>
<p>Manifestazioni provinciali a Modena e Reggio Emilia. insieme alla CGIL, a Bologna presidio in piazza Nettuno, nelle altre province presidi presso le prefetture o USP.</p>
<p><strong>Friuli Venezia Giulia</strong></p>
<p>Manifestazione regionale a Udine nel pomeriggio, con intervento del Segretario nazionale CGIL Enrico Panini. Presidi nella mattinata presso le prefetture.</p>
<p><strong>Lazio</strong></p>
<p>Manifestazione regionale a Roma dalle ore 9.30 in Piazza SS. Apostoli. Interventi di: Claudio Di Berardino, Segretario Generale CGIL di Roma e del Lazio, Domenico Rossi, Segretario Generale FLC Cgil di Roma e del Lazio. Conclusioni di Marco Valerio Broccati, Segretario Nazionale FLC Cgil. <a href="http://www.flc-lazio-cgil.it/notizie/allegati_notizie_s/locandina%20sciopero18_03.pdf" target="_blank">Per saperne di più</a>.</p>
<p><strong>Liguria</strong></p>
<p>Tre manifestazioni sulla riviera di ponente, a Genova e sulla riviera di levante. La più rilevante si terrà a Genova.</p>
<p><strong>Lombardia</strong></p>
<p>Manifestazione regionale a Milano con partenza da Bastioni di Porta Venezia ore 9.30 e arrivo in Piazza Duomo. Interverranno: Onorio Rosati, segretario generale Camera del Lavoro Milano, un Rappresentante della &#8220;rete precari&#8221;, Corrado Ezio Barachetti, segretario generale regionale FLC Cgil Lombardia e Fabrizio Solari, segretario nazionale CGIL. <a href="http://www.flccgil.lombardia.it/cms/attach/volantino_lombardia.doc" target="_blank">Per saperne di più</a>.</p>
<p><strong>Marche</strong></p>
<p>Sono previste manifestazioni con presidi davanti alle Prefetture. In particolare: Ancona, Prefettura in P.zza Plebiscito (p.zza Del Papa) dalle ore 10,00 alle ore 12,00; Ascoli Piceno, Prefettura in p.zza Simonetti dalle ore 10.00; Macerata, Prefettura in P.zza Cesare Battisti dalle 9,30 e in seguito Assemblea Pubblica presso l&#8217;Auditorium dell&#8217;Accademia delle Belle Arti di Macerata; Pesaro Urbino, Prefettura in P.zza del Popolo dalle ore 10.30.</p>
<p><strong>Molise</strong></p>
<p>Manifestazione pubblica con presidio presso l&#8217;USR. Per saperne di più.</p>
<p><strong>Piemonte</strong></p>
<p>Manifestazione regionale a Torino, Piazza Arbarello ore 9,30 e corteo fino a Piazza Castello con comizio finale. Sono previsti interventi di lavoratori dei comparti della conoscenza, studenti, precari, genitori, associazioni e quello musicale del Conservatorio di Alessandria. Interventi conclusivi di Rodolfo Aschiero, segretario generale regionale FLC Cgil Piemonte e Vincenzo Scudiere, segretario generale CGIL Piemonte.</p>
<p><strong>Puglia</strong></p>
<p>Manifestazione regionale che si svolgerà in P.zza del Ferrarese alle ore 10,00. All&#8217;iniziativa hanno aderito UDU e UDS. Parteciperà alla manifestazione anche Gianni Forta, segretario generale CGIL Puglia. È stata lanciata l&#8217;iniziativa sul sito regionale della Piazza della Conoscenza, attiva dal 10 al 17 marzo, quale strumento per far risaltare l&#8217;impegno della FLC in vista dello sciopero e della manifestazione del 18 marzo. <a href="http://www.flcpuglia.eu/professioni/in-formazione/contenuto/18-marzo-manifestazione-regionale-a-pzza-del-ferrarese-a-bari_447.html" target="_blank">Per saperne di più</a>.</p>
<p><strong>Sardegna</strong></p>
<p>Manifestazione a Cagliari ore 9,30 da Piazza Garibaldi a Piazza del Carmine, aderiscono studenti universitari e medi. Presidio presso l&#8217;Ufficio Scolastico Regionale.</p>
<p><strong>Sicilia</strong></p>
<p>Una manifestazione con gli studenti a Catania e la grande manifestazione nazionale che convoglierà l&#8217;attenzione su Palermo &#8220;I giovani per il futuro del Mezzogiorno: istruzione e formazione per uscire dalla crisi&#8221;, ore 10.00, Teatro Politeama. Interviene, tra gli altri, Domenico Pantaleo, segretario generale FLC Cgil. Conclude Guglielmo Epifani, segretario generale CGIL.</p>
<p><strong>Toscana</strong></p>
<p>Manifestazione regionale con la partecipazione di lavoratori, coordinamenti dei genitori, concentramento in piazza San Marco (lato sud verso Via Martelli) alle ore 9,30. Il corteo attraverserà Via Martelli, Piazza Duomo (lato Via dei Servi), Via del Proconsolo, Via Ghibellina, Via Verdi, Piazza Santa Croce dove sono previsti interventi prevalentemente di precari e conclusioni del Segretario generale CGIL Toscana.</p>
<p><strong>Trento</strong></p>
<p>Assemblea pubblica per un confronto con la cittadinanza e le forze politiche provinciali sul disegno di legge Aprea e il futuro della scuola, presso la sala Gabardi della CGIL dalle ore 9.30 alle 13.</p>
<p><strong>Umbria</strong></p>
<p>Presidi presso le prefetture di Perugia e Terni.</p>
<p><strong>Veneto</strong></p>
<p>Manifestazione regionale a Padova con concentramento in Piazza Eremitani alle ore 9.00 e corteo che si concluderà a Piazzale Pontecorvo con un comizio. <a href="http://www.flccgil.veneto.it/News_2009/090312_FLC19_%20Volantino_%20MANIFESTAZIONE_3.doc" target="_blank">Per saperne di più</a>.</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.flcgil.it/pagine_web/scioperi/manifestazioni_e_iniziative_territoriali_per_lo_sciopero_del_18_marzo" target="_blank">CGIL</a>
<p align="center"><B><br />
<span style="color: red; font-size: 10pt; font-family: verdana">IMPORTANTE</span></B></p>
<p align="center"><B><span style="color: red; font-size: 7pt; font-family: verdana">Non inserire richieste di chiarimenti e domande tecniche in questa sezione, spostati in “<a href="http://www.futuroscuola.org/forum/"><strong>FORUM</strong></a>”</span>.
<p align="center"><B></p>
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		<title>ABROGHIAMO LA GELMINI</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Mar 2009 18:59:28 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[ABROGHIAMO LA GELMINI.
ANTONIO FOGAROLI
La legge Gelmini è in aperto contrasto con la nostra costituzione.
Nega il diritto al lavoro, dei docenti che saranno &#8220;tagliati&#8221; e dei genitori che, non avendo più il tempo pieno, dovranno rinunciare al loro, di lavoro.
Nega il diritto allo studio aperto a tutti, favorendo palesemente le classi agiate che possono permettersi colf, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2263" title="gelmini-fuori-dalla-scuola-ec12d128e3b3672ffa8a17e7f5bbdafa" src="http://www.futuroscuola.org/wp-content/uploads/2009/03/gelmini-fuori-dalla-scuola-ec12d128e3b3672ffa8a17e7f5bbdafa-100x100.jpg" alt="gelmini-fuori-dalla-scuola-ec12d128e3b3672ffa8a17e7f5bbdafa" width="100" height="100" />ABROGHIAMO LA GELMINI.</p>
<p><strong>ANTONIO FOGAROLI</strong></p>
<p>La legge Gelmini è in aperto contrasto con la nostra costituzione.<br />
Nega il diritto al lavoro, dei docenti che saranno &#8220;tagliati&#8221; e dei genitori che, non avendo più il tempo pieno, dovranno rinunciare al loro, di lavoro.<br />
Nega il diritto allo studio aperto a tutti, favorendo palesemente le classi agiate che possono permettersi colf, badanti e insegnanti privati.<br />
Nega il diritto alla sicurezza, in palese violazione con le normative della legge 626. Una classe strutturata per 20 persone non potrà contenerne 30 o più. Chiedete verifiche strutturali e di sicurezza per i nostri figli ad ASL e Vigili del Fuoco.<br />
Sui giornali e in tv si dà molto risalto al voto in condotta ma il problema è l&#8217;attacco al diritto alla cultura, ad oggi nessuno sa come saranno formate le classi dell&#8217;anno scolastico 2009/10.</p>
<p><span id="more-2262"></span><br />
E settembre non è poi così lontano&#8230;<br />
Questa legge è un abominio intellettuale, sociale e culturale.<br />
Ecco perchè è mia intenzione portare davanti al Consiglio di Stato, al TAR e in qualunque tribunale la signora Gelmini e il governo firmatario di questa legge.<br />
E&#8217; ora di finirla di subire senza mai alzare la voce per una protesta giusta.<br />
Facciamo da noi quello che nessun politico ha il coraggio di fare: PROTESTIAMO PER DAVVERO PER DIFENDERE IL FUTURO DEI NOSTRI FIGLI E DI QUESTO PAESE.<br />
Si accettano idee, proposte e aggregazioni.</p>
<p><a href="mailto:antonio.fo@libero.it">antonio.fo@libero.it</a></p>
<p>Fonte: <a href="http://www.lastampa.it/forum/Forum3.asp?chiuso=False&amp;pg=1&amp;IDmessaggio=2667&amp;IDforum=674" target="_blank">lastampa</a>
<p align="center"><B><br />
<span style="color: red; font-size: 10pt; font-family: verdana">IMPORTANTE</span></B></p>
<p align="center"><B><span style="color: red; font-size: 7pt; font-family: verdana">Non inserire richieste di chiarimenti e domande tecniche in questa sezione, spostati in “<a href="http://www.futuroscuola.org/forum/"><strong>FORUM</strong></a>”</span>.
<p align="center"><B></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Italia agli ultimi posti in Europa per spesa relativa all&#8217;Istruzione</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Mar 2009 00:09:49 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il resoconto sull&#8217;amministrazione pubblica: si spende il 4,7% del Pil Come nove anni fa. Ma ora si aggiungono i tagli decisi dal governo
Scuola povera, l&#8217;Istat conferma &#8220;Italia cenerentola d&#8217;Europa&#8221;
Italia agli ultimi posti in Europa per spesa relativa all&#8217;Istruzione. Il dato è stato pubblicato due giorni fa dell&#8217;Istat nell&#8217;annuale resoconto sulle &#8220;Spese sostenute dalle amministrazioni pubbliche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2197" title="gelmini-scuola" src="http://www.futuroscuola.org/wp-content/uploads/2009/03/gelmini-scuola-100x100.jpg" alt="gelmini-scuola" width="100" height="100" /><span style="font-size: medium;"><strong>Il resoconto sull&#8217;amministrazione pubblica: si spende il 4,7% del Pil Come nove anni fa. Ma ora si aggiungono i tagli decisi dal governo<br />
Scuola povera, l&#8217;Istat conferma &#8220;Italia cenerentola d&#8217;Europa&#8221;</strong></span></p>
<p><strong>Italia agli ultimi posti in Europa per spesa relativa all&#8217;Istruzione. Il dato è stato pubblicato due giorni fa dell&#8217;Istat nell&#8217;annuale resoconto sulle &#8220;Spese sostenute dalle amministrazioni pubbliche italiane per funzione&#8221;. Solo in Germania e Grecia la spesa per l&#8217;istruzione è percentualmente più bassa rispetto all&#8217;Italia, tutti gli altri paesi dell&#8217;Ue a 15 stati spendono di più. Il dato è del 2007 e non tiene conto della manovra del governo Berlusconi che taglia impietosamente su scuola e università. Ma è sufficiente a spiegare che dal 2000 ad oggi la spesa per la scuola pubblica è in calo. </strong></p>
<p>In Italia, oltre due terzi della spesa complessiva è assorbita da Sanità, Protezione sociale e Servizi generali. Quest&#8217;ultima è la spesa più consistente in assoluto: oltre 135 miliardi (il 19,4 per cento della spesa totale) di euro nel 2007 per, tra le tantissime attività remunerate, il supporto ad organismi esecutivi e legislativi e &#8220;la formulazione, il coordinamento e il monitoraggio di programmi di sviluppo economici e sociali globali&#8221;.</p>
<p>E la scuola? Tutte le spese sostenute dallo Stato, dalle regioni e dagli enti locali per l&#8217;Istruzione ammontano a più di 71 miliardi. Una cifra che potrebbe sembrare enorme ma così non è. Per la Sanità si spendono 105 miliardi (il 13,6 per cento della spesa complessiva), per la protezione sociale (pensioni di invalidità, assistenza</p>
<p><span id="more-2196"></span> ai disabili, assegni di malattia e pensioni di vecchiaia, solo per citare alcune voci) 281 miliardi (il 37,3 per cento) mentre 12 miliardi vengono destinati ad &#8220;attività ricreative, culturali e di culto&#8221;. Oggi, la spesa per l&#8217;istruzione assorbe il 9,6 per cento della spesa complessiva. Nel 2000 sfiorava il 10 per cento. Se si rapporta la spesa alla ricchezza prodotta (il Pil) siamo al 4,7 per cento, una percentuale sostanzialmente analoga a quella di nove anni fa.</p>
<p>E in Europa? Le cose vanno diversamente. I 15 paesi dell&#8217;Ue dirottano sull&#8217;Istruzione in media il 10,5 per cento della spesa complessiva: una cifra di gran lunga più vicina a quella sostenuta per Sanità (13,3) e per Servizi generali (14,9). E questi dati, per l&#8217;Italia, sembrano destinati a peggiorare. La manovra finanziaria di SALVO INTRAVAIAdell&#8217;esecutivo taglierà nel prossimo triennio quasi 8 miliardi alla scuola (quasi tutti sul personale) e oltre uno e mezzo sull&#8217;università.</p>
<p>(25 febbraio 2009)</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.repubblica.it/2009/01/sezioni/scuola_e_universita/servizi/scuola-2009-9/spesa-diminuisce/spesa-diminuisce.html" target="_blank">repubblica</a>
<p align="center"><B><br />
<span style="color: red; font-size: 10pt; font-family: verdana">IMPORTANTE</span></B></p>
<p align="center"><B><span style="color: red; font-size: 7pt; font-family: verdana">Non inserire richieste di chiarimenti e domande tecniche in questa sezione, spostati in “<a href="http://www.futuroscuola.org/forum/"><strong>FORUM</strong></a>”</span>.
<p align="center"><B></p>
]]></content:encoded>
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		<title>I dati delle iscrizioni bocciano il modello Gelmini 3</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Mar 2009 23:59:06 +0000</pubDate>
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Scuola, il 95% sceglie le 30 ore ma i fondi non sono sufficienti
LE famiglie italiane sparigliano le carte alla Gelmini. O il governo, per accontentare le richieste di mamme e papà della scuola elementare, dovrà rinunciare alle economie di spesa previste dalla Finanziaria [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2192" title="gelmini4_adn-200x1502" src="http://www.futuroscuola.org/wp-content/uploads/2009/03/gelmini4_adn-200x1502-100x100.jpg" alt="gelmini4_adn-200x1502" width="100" height="100" /><span style="font-size: medium;"><strong>Scuola, il 95% sceglie le 30 ore ma i fondi non sono sufficienti</strong></span></p>
<p>Scuola, il 95% sceglie le 30 ore ma i fondi non sono sufficienti<br />
LE famiglie italiane sparigliano le carte alla Gelmini. O il governo, per accontentare le richieste di mamme e papà della scuola elementare, dovrà rinunciare alle economie di spesa previste dalla Finanziaria oppure le famiglie non potranno essere accontentate.</p>
<p>I dati diffusi ieri dal ministero dell&#8217;Istruzione sulle scelte che riguardano la scuola primaria (l&#8217;ex elementare) nascondono una verità: nove famiglie su 10 non potranno avere le 30 ore settimanali richieste all&#8217;atto dell&#8217;iscrizione. A meno che il governo non modifichi i criteri sulla formazione degli organici del personale della scuola già concordati con il ministero dell&#8217;Economia. Insomma, un bel pasticcio.</p>
<p>Ieri, le famiglie italiane hanno sonoramente bocciato il modello-Gelmini per la scuola elementare. Le 24 e le 27 ore in prima elementare, considerate il modello di riferimento per il futuro, hanno ottenuto soltanto il 10 percento delle preferenze. La stragrande maggioranza ha scelto il modello attuale a 30 ore (il 56 per cento) o quello a tempo pieno di 40 ore (il 34 per cento). Ma in quanti potranno essere accontentati a settembre? Decisamente pochi, visto che il ministero ha già scritto nero su bianco che l&#8217;organico per le prime classi verrà calcolato in base alle 27 ore settimanali.</p>
<p><span id="more-2191"></span><br />
Di conseguenza, le classi a 30 ore che sarà possibile attivare dipenderanno dalle economie realizzate con la formazione delle classi a 24 ore. Secondo una prima stima realizzata da Repubblica, su oltre 20 mila prime classi ne potranno funzionare appena 600 con 24 ore settimanali e altrettante ne dovrebbero essere attivate a 30 ore. Ma la richiesta delle 30 ore da parte dei genitori dei piccoli che fanno il loro ingresso alla scuola primaria è di gran lunga superiore.</p>
<p>In sostanza, attenendosi scrupolosamente ai dati di viale Trastevere, su quasi 294 mila famiglie che hanno richiesto un tempo scuola di 30 ore a settimana potranno essere accontentate meno di 16 mila. Cosa diranno le 278 mila famiglie che si vedranno appioppare un orario diverso da quello richiesto?</p>
<p>E non è neppure detto che potranno essere accontentati coloro che hanno scelto le 24 e le 27 ore. Il perché è presto detto. In Italia ci sono 16 mila plessi di scuola elementare e circa 16 mila sono state le famiglie che hanno optato per le 24 ore: in media un bambino per plesso. Mentre le famiglie che hanno richiesto le 27 ore sono 36 mila: poco più di 2 bambini, a conti fatti, per ogni plesso.</p>
<p>Ma le regole per la formazione delle classi sono tassative: almeno 10 bambini per classe. Anche coloro che hanno dato credito a settembre si ritroveranno in difficoltà: verrà probabilmente proposto loro di cambiare plesso o di accontentarsi di un altro modello orario. A meno che, per accontentare mamme e papà, l&#8217;esecutivo non decida di allargare i cordoni della borsa.</p>
<p>di SALVO INTRAVAIA<br />
(2 marzo 2009)</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.repubblica.it/2009/01/sezioni/scuola_e_universita/servizi/scuola-2009-9/iscrizioni-primaria/iscrizioni-primaria.html" target="_blank">repubblica</a>
<p align="center"><B><br />
<span style="color: red; font-size: 10pt; font-family: verdana">IMPORTANTE</span></B></p>
<p align="center"><B><span style="color: red; font-size: 7pt; font-family: verdana">Non inserire richieste di chiarimenti e domande tecniche in questa sezione, spostati in “<a href="http://www.futuroscuola.org/forum/"><strong>FORUM</strong></a>”</span>.
<p align="center"><B></p>
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		<title>Scuola, boom di 5 in condotta</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Mar 2009 22:54:24 +0000</pubDate>
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Più insufficienze, soprattutto nelle lingue
I dati del ministero: più indisciplinati al Sud. Risultati più scarsi nei professionali. 
Alle elementari preferite le 30 ore 
Il 5 in condotta ha fatto strage nel primo quadrimestre. E le lingue battono la matematiche nelle insufficienze. Sono i dati del ministero dell&#8217;Istruzione che segnala [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: medium;"><strong><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2174" title="berlusconi-20081015_berlusconi" src="http://www.futuroscuola.org/wp-content/uploads/2009/03/berlusconi-20081015_berlusconi-100x100.jpg" alt="berlusconi-20081015_berlusconi" width="100" height="100" />Scuola, boom di 5 in condotta </strong></span><br />
<strong>Più insufficienze, soprattutto nelle lingue<br />
I dati del ministero: più indisciplinati al Sud. Risultati più scarsi nei professionali. </strong></p>
<p><strong>Alle elementari preferite le 30 ore </strong></p>
<p>Il 5 in condotta ha fatto strage nel primo quadrimestre. E le lingue battono la matematiche nelle insufficienze. Sono i dati del ministero dell&#8217;Istruzione che segnala come ci siano «più insufficienze rispetto all&#8217;anno scorso: al termine degli scrutini del primo quadrimestre, infatti, nella scuola secondaria di secondo grado, risulta che il 72% degli studenti ha riportato almeno una insufficienza (lo scorso anno erano il 70,3%). Il 28% degli studenti non ha riportato insufficienze. L&#8217;anno scorso erano il 29,7%.</p>
<p>Più insufficienze nei professionali. Maggiori carenze si registrano negli Istituti professionali e nelle regioni del Centro Sud. Sud che ha anche il record dei 5 in condotta. Nei professionali i rendimenti più scarsi con l&#8217;80% dei ragazzi che ha riportato insufficienze (valore identico a quello dello scorso anno). Seguono gli istituti tecnici con il 78,1% (dato peggiore del 76,4% dello scorso anno), i licei artistici e gli istituti d&#8217;arte 77,2% (73,8%), gli ex istituti magistrali con il 70,9% (57,6%), i licei scientifici 64,5% (61,9%), i classici 60,1 (57,6%). Gli studenti «più bravi» sono stati i ragazzi del Liceo Linguistico, in cui il 40,1% è arrivato agli</p>
<p><span id="more-2173"></span>scrutini intermedi senza insufficienze (lo scorso anno il 67,4% aveva avuto voti negativi). Le carenze si riscontrano in modo abbastanza uniforme tra le diverse zone del paese (Nord 70,1%, Centro 74,0%, Sud ed Isole 74,4%). Ma le insufficienze al sud crescono.</p>
<p>Le lingue battono la matematica. Tra le discipline, le lingue straniere superano la matematica e diventano la materia che registra il maggior numero di insufficienze, con il 63,3% (il 62,2% lo scorso anno). La matematica segue con il 61,1% (lo scorso anno era il 62,4%). Per quanto riguarda i 5 in condotta, sono stati 34.311, dei quali 8.151 con la sola insufficienza in comportamento. I più indisciplinati agli istituti professionali, seguono i tecnici. Meno indisciplinati nei licei classici e negli scientifici Nei licei classici e scientifici 3.000 alunni hanno riportato una insufficienza nel comportamento.</p>
<p>Più indisciplinati al Sud. A livello di aree geografiche i ragazzi più indisciplinati sono nel sud, seguono le isole, il centro e poi il nord. Nella scuola media i ragazzi con almeno una insufficienza sono stati il 46%, ma a differenza delle scuole superiori le carenze si distribuiscono in modo abbastanza omogeneo tra le principali discipline: matematica (59,7%), inglese (54%), seconda lingua comunitaria (51,4%), storia (51,1%), scienze (45,7%), geografia (42,8%), italiano (42,6%), tecnologia (38%), arte e immagine (25,7%), musica (24,7%), scienze motorie e sportive (7,4%).</p>
<p>Vincono le 30 ore. Per le iscrizioni alla prima elementare le famiglie hanno scelto le 30 ore. Per lo meno dai primi dati elaborati dal ministero delle Istruzioni. Per tutti gli orari, ricorda viale Trastevere la prima elementare avrà il maestro unico. Il ministero ha eseguito un campione su circa 900 scuole rappresentative e distribuite tra tutto il territorio nazionale. Dai primi dati, che non si possono certo considerare quelli definitivi per cui ci vorranno alcune settimane, risulta che il 3% abbia scelto le 24 ore, il 7% le 27 ore, il 56% le 30 ore, il 34% le 40. L&#8217;anno precedente le richieste non erano state rilevate dal ministero ma si stimano le seguenti tendenze: le 24 e le 27 sono richieste da una famiglia su 10; le 30 ore dunque sono la modalità più richiesta dalle famiglie (6 famiglie su 10 circa); le 40 ore sono sul livello della richiesta dell&#8217;anno scorso con un lieve aumento (3 famiglie su 10). I dati sono quelli arrivati all&#8217;indomani della scadenza delle iscrizioni, che era proprio al 28 febbraio.</p>
<p>Fioroni: bocciato modulo a 24 ore. «I dati del ministero evidenziano come le famiglie italiane abbiano bocciato il maestro unico e il modulo delle 24 ore. Il tempo pieno si rafforza nel nord del paese e il sud continua ad impoverirsi la dove ce ne è più bisogno di una offerta formativa in grado di rispondere ai bisogni del territorio». Lo dichiara Giuseppe Fioroni, responsabile Educazione del Pd. «La maggioranza delle famiglie italiane ha scelto 30 ore per la prima elementare basandosi sul modello precedente che prevedeva mensa e compresenza di docenti. Sorge spontanea una domanda, come farà questo governo con i tagli economico finanziari e le scelte fatte, a garantire gli standard di qualità a cui i genitori italiani erano abituati? Senza mensa e compresenza le 30 ore non daranno gli stessi effetti».</p>
<p>Cgil: ora governo rispetti impegni. Domenico Pantaleo, segretario di Flc Cgil, segnalando che il modello a 30 ore e quello a 40 da soli raccolgono il 90% delle preferenze delle famiglie italiane invita il governo a mantenere l&#8217;impegno preso. «Il vero nodo, infatti, è come tenere fede a quel impegno che il governo aveva assunto: Berlusconi e la Gelmini hanno chiesto alle famiglie di scegliere l&#8217;orario preferito, perchè poi loro avrebbero provveduto. Ora vogliamo vedere quello che faranno. Anche perchè &#8211; ha concluso Pantaleo &#8211; era già evidente la contraddizione tra gli orientamenti e i tagli previsti: era evidente e ora lo è di più».</p>
<p>ROMA (1° marzo) -<br />
Fonte: <a href="http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=48710&amp;sez=HOME_SCUOLA&amp;ssez=SCUOLA" target="_blank">ilmessaggero</a>
<p align="center"><B><br />
<span style="color: red; font-size: 10pt; font-family: verdana">IMPORTANTE</span></B></p>
<p align="center"><B><span style="color: red; font-size: 7pt; font-family: verdana">Non inserire richieste di chiarimenti e domande tecniche in questa sezione, spostati in “<a href="http://www.futuroscuola.org/forum/"><strong>FORUM</strong></a>”</span>.
<p align="center"><B></p>
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		<title>I dati delle iscrizioni bocciano il modello Gelmini 2</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Mar 2009 22:40:56 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Scuola. Iscrizioni boom tempo pieno: Il maestro unico va ko
Roma, 24 feb. &#8211; Boom di richieste per il tempo pieno e scarso entusiasmo per il maestro unico voluto dal governo Berlusconi. Sono questi i primi risultati che emergono dalle iscrizioni alla primaria per l&#8217;anno scolastico 2009 / 2010. Per scegliere la scuola dei sogni e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2170" title="gelmini4_adn-200x1501" src="http://www.futuroscuola.org/wp-content/uploads/2009/03/gelmini4_adn-200x1501-100x100.jpg" alt="gelmini4_adn-200x1501" width="100" height="100" /><span style="font-size: medium;"><strong>Scuola. Iscrizioni boom tempo pieno: Il maestro unico va ko</strong></span></p>
<p style="text-align: left;">Roma, 24 feb. &#8211; Boom di richieste per il tempo pieno e scarso entusiasmo per il maestro unico voluto dal governo Berlusconi. Sono questi i primi risultati che emergono dalle iscrizioni alla primaria per l&#8217;anno scolastico 2009 / 2010. Per scegliere la scuola dei sogni e i modelli orari preferiti c&#8217;è ancora tempo fino a sabato. Ma i giochi sono praticamente chiusi e, da Nord a Sud, le preferenze dei genitori, spesso più per questioni pratiche che &#8220;ideologiche&#8221;, sono andate al tempo pieno (con due docenti). Le richieste, dicono i presidi sentiti dalla Dire, sono &#8220;in aumento&#8221;. Mentre &#8220;sparuti&#8221; sono stati, almeno nelle grandi città, il &#8220;sì&#8221; al modello di 24 ore introdotto dal ministro Mariastella Gelmini. E chi non ha scelto la mensa per cinque giorni di seguito ha optato, in generale (anche al Sud, dove il tempo pieno va meno forte), per le 30 ore. Vale a dire tre giorni con il pasto a scuola e due giorni no. In questo caso il maestro unico c&#8217;è, ma è affiancato da altri docenti per il completamento dell&#8217;orario. &#8220;Le famiglie hanno chiesto molta scuola &#8211; conferma Adelia Pelosi, preside dell&#8217;istituto comprensivo Marino di Ponticelli, Napoli &#8211; hanno tutti chiesto il modello delle 40 ore per le prime dell&#8217;anno prossimo. Anche alle medie il tempo prolungato è andato per la maggiore&#8221;.</p>
<p>Dalla periferia ovest del capoluogo partenopeo al quartiere bene del Vomero le cose non cambiano. &#8220;La maggior parte delle famiglie ha scelto le 30 ore &#8211; conferma</p>
<p style="text-align: left;"><span id="more-2169"></span>Enzo Spina, capo dell&#8217;istituto comprensivo Maiuri &#8211; anche al Sud, ormai, proporre una scuola da quattro ore al giorno e&#8217; assurdo, le 24 ore non bastano&#8221;. Dal Sud si passa per il Centro: al 75^ circolo didattico di Roma, &#8220;il 99 % delle famiglie ha chiesto le 40 ore per le prime del prossimo anno- spiega la preside Lucia Carletti- una decina hanno chiesto le 30 ore, nessuna le 24. Nella mia zona, il quartiere Eur, ci sono molti figli di lavoratori più che di residenti, è normale che i genitori chiedano certi modelli orari&#8221;. In generale, &#8220;a Roma e nel Lazio &#8211; racconta Paolo Mazzoli, a capo dell&#8217;associazione scuole autonome Lazio &#8211; sta aumentando la richiesta di tempo pieno. Nel mio circolo, il 115° di Roma, abbiamo 4 prime per circa 100 alunni. Abbiamo avuto 140 richieste di iscrizione per il tempo pieno, siamo in esubero. C&#8217;è stata solo una richiesta per le 24 ore, una quindicina per le 30 ore&#8221;.</p>
<p>In Emilia-Romagna, a Bologna, la musica non cambia. La preside Daniela Turci dirige tre scuole primarie per un totale di 9 classi prime. In due scuole (la Cremonini &#8211; Ongaro e la Fatuzzi, 5 prime) le richieste di 40 ore sono state &#8220;il 100 %&#8221;. Nel terzo plesso (Carducci, 4 prime) la preferenza è andata alle 30 ore. &#8220;Nessuno ha chiesto le 24&#8243;. Sempre a Bologna, il preside Stefano Mari (che dirige le scuole XXI Aprile, Bombicci e Armandi-Avogli) conferma: &#8220;Le 40 ore e le 30 sono state scelte a maggioranza&#8221;.In Piemonte, nella provincia di Torino, il quadro che si va delineando è pressochè identico. L&#8217;associazione scuole autonome del Piemonte parla di &#8220;flop delle 24 ore e boom del tempo pieno, anche a scapito del modulo &#8211; spiega la presidente Nunzia Del Vento- chi prima sceglieva questa ultima formula, infatti, per paura che non gli sia garantita ha deviato sull&#8217;opzione delle 40 ore. Nei grandi centri urbani la scelta è questa&#8221;. Nella scuola della preside, la Gabelli, ci saranno 7 prime il prossimo anno. Solo 2 dei nuovi iscritti hanno chiesto le 30 ore, gli altri tutti 40.</p>
<p>Quanto ai moduli di iscrizione proposti, nelle scuole ha regnato il fai &#8211; da &#8211; te. Alcuni plessi hanno scelto quello proposto dal ministero, che elencava tutte le opzioni orarie: 24, 27, 30 e 40 ore. Altre, come la primaria Maffi di Roma, hanno offerto modelli propri con indicata solo l&#8217;opzione delle 40 ore. Altre ancora hanno proposto &#8220;ibridi&#8221; ulteriormente diversi: alla scuola falcone di Palermo il modello fai &#8211; da &#8211; te dell&#8217;istituto offre due curricula, uno a 27, l&#8217;altro a 30 ore.<br />
Fonte: <a href="http://www.diregiovani.it/gw/producer/dettaglio.aspx?id_doc=19145" target="_blank">diregiovani</a>
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<span style="color: red; font-size: 10pt; font-family: verdana">IMPORTANTE</span></B></p>
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		<title>I dati delle iscrizioni  bocciano il modello Gelmini 1</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Mar 2009 22:34:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ai genitori la lezione piace &#8216;lunga&#8217;
Gelmini: &#8220;Resta il maestro unico&#8221;
Oltre la metà degli alunni iscritta al modello di 30 ore settimanali, cresce la richiesta di tempo pieno, solo il 3% sceglie le 24 ore e il 7% le 27 ore
ROMA , 2 marzo 2009 &#8211; DOPO mesi di polemiche, alla fine le famiglie italiane hanno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2166" title="gelmini4_adn-200x150" src="http://www.futuroscuola.org/wp-content/uploads/2009/03/gelmini4_adn-200x150-100x100.jpg" alt="gelmini4_adn-200x150" width="100" height="100" /><span style="font-size: medium;">Ai <strong>genitori </strong>la lezione piace &#8216;lunga&#8217;<br />
<strong>Gelmini</strong>: &#8220;Resta il maestro unico&#8221;<br />
Oltre la metà degli alunni iscritta al modello di 30 ore settimanali, cresce la richiesta di tempo pieno, solo il 3% sceglie le 24 ore e il 7% le 27 ore</span></p>
<p>ROMA , 2 marzo 2009 &#8211; DOPO mesi di polemiche, alla fine le famiglie italiane hanno scelto e a settembre i bambini della prima elementare si troveranno in gran parte (56%) nelle classi a 30 ore, con percentuali minori (3%) per le 24 ore, (7%) per le 27 ore, mentre il tempo pieno (le 40 ore con due maestri) è stato scelto dal 34%, in aumento rispetto allo scorso anno.</p>
<p>Ma è difficile fare paragoni con il passato, a causa della novità del ritorno del maestro unico-prevalente.<br />
I dati sono per ora proiezioni (con una forchetta minima di sforamento, dicono a Viale Trastevere) ma arrivano con grande tempismo, visto che la scadenza per le iscrizioni per l’anno 2009/2010 era il 28 febbraio.</p>
<p><span id="more-2165"></span><br />
«Hanno scelto il quadro orario più adatto per i propri figli», ha detto il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini, ricordando che «tutti i modelli orari, 24 &#8211; 27 &#8211; 30 ore, prevedono il maestro unico di riferimento e non solo quello a 24 ore come qualcuno sostiene in maniera imprecisa. Il maestro unico di riferimento sarà una figura indispensabile per la formazione del bambino così come accade nei paesi europei».</p>
<p>NON sono mancate le polemiche: Francesco Scrima (Cisl Scuola) e Giuseppe Fioroni (Pd) hanno parlato di «bocciatura» del maestro unico e del modulo a 24 ore, con precisazione di Viale Trastevere che ha ribadito che «tutti i quadri orari per il nuovo anno della prima elementare prevedono il maestro unico di riferimento».<br />
«È a dir poco distorta la lettura che l’ex ministro Fioroni propone sui dati relativi alle iscrizioni scolastiche», afferma Francesco Pasquali, coordinatore nazionale dei Giovani per la Libertà-Forza Italia. «Sostenere che le famiglie italiane abbiano bocciato il maestro unico è falso. Il Pd dovrebbe arrendersi all’ evidenza. Dopo il flop delle manifestazioni studentesche anti Gelmini oggi le famiglie riconoscono la bontà della riforma».<br />
Replica a Fioroni anche da parte del senatore della Lega, Irene Aderenti: «Non può parlare per slogan».</p>
<p>«AVEVAMO ragione noi: sapevamo che le famiglie volevano il tempo prolungato», commenta Gianluca Gabrielli, del Coordinamento nazionale difesa del tempo pieno. «In molte scuole questi orari non sono previsti, altrimenti la richiesta sarebbe stata anche superiore. Il tempo pieno cresce dove c’è la speranza di ottenerlo e se si lasciasse la possibilità di farlo supererebbe il 60% del totale». «Adesso — conclude Gabrielli — resta da vedere se il ministro ottempererà alle richieste delle famiglie».</p>
<p>Per Domenico Pantaleo (Flc Cgil), il Governo «deve mantenere i suoi impegni e trovare le risorse necessarie» per fare fronte alle richieste delle famiglie. Mentre Massimo di Menna (Uil Scuola) ha chiesto al ministero dell’Istruzione di approvare in settimana due provvedimenti su organici e modello organizzativo per dare la possibilità alle scuole di organizzarsi e dare così certezza alle famiglie.</p>
<p>Fonte: <a href="http://quotidianonet.ilsole24ore.com/2009/03/02/154894-genitori_lezione_piace_lunga.shtml" target="_blank">quotidianonet</a>
<p align="center"><B><br />
<span style="color: red; font-size: 10pt; font-family: verdana">IMPORTANTE</span></B></p>
<p align="center"><B><span style="color: red; font-size: 7pt; font-family: verdana">Non inserire richieste di chiarimenti e domande tecniche in questa sezione, spostati in “<a href="http://www.futuroscuola.org/forum/"><strong>FORUM</strong></a>”</span>.
<p align="center"><B></p>
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		<title>sciopero del 18 marzo</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Mar 2009 22:06:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Flc-Cgil, confermato lo sciopero del 18 marzo
ROMA (23 febbraio) &#8211; Flc Cgil hanno confermato lo sciopero del 18 marzo di scuola, università, ricerca e Afam (Alta formazione artistica e musicale) alla luce dei risultati del referendum condotto tra i lavoratori sul contratto della scuola al quale il sindacato guidato da Mimmo Pantaleo non ha apposto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2159" title="oggi-sciopero" src="http://www.futuroscuola.org/wp-content/uploads/2009/03/oggi-sciopero-100x100.gif" alt="oggi-sciopero" width="100" height="100" />Flc-Cgil, confermato lo sciopero del 18 marzo</p>
<p>ROMA (23 febbraio) &#8211; Flc Cgil hanno confermato lo sciopero del 18 marzo di scuola, università, ricerca e Afam (Alta formazione artistica e musicale) alla luce dei risultati del referendum condotto tra i lavoratori sul contratto della scuola al quale il sindacato guidato da Mimmo Pantaleo non ha apposto la sua firma.</p>
<p>Nel referendum &#8211; ha spiegato Pantaleo stamane in una conferenza stampa tenuta assieme al leader della Confederazione Guglielmo Epifani &#8211; sono stati coinvolti quasi 400 mila lavoratori, 250 mila in più rispetto agli iscritti Flc e il 95% dei votanti ha respinto il contratto (l&#8217;84% si è espresso per il no attraverso un parallelo sondaggio condotto on line).</p>
<p><span style="font-size: small;"><strong>N.D.R. (tutte le normative riguardanti le modalità di sciopero sia <a href="http://www.flcgil.it/content/download/53813/347849/version/2/file/Scheda+FLC+Cgil+Modalit%C3%A0+di+sciopero+dei+Dirigenti+scolastici+e+Presidi+incaricati.pdf" target="_blank">per i Dirigenti scolastici/Presidi incaricati</a> che per il <a href="http://www.flcgil.it/content/download/53812/347843/version/2/file/Scheda+FLC+Cgil+Modalit%C3%A0+di+sciopero+del+personale+della+scuola.pdf" target="_blank">personale Docente/Educativo e ATA</a>).</strong></span></p>
<p><span id="more-2160"></span><br />
Pantaleo parla di intesa «insufficiente a recuperare il potere d&#8217;acquisto dei salari, perché non propone nessuna soluzione al problema del precariato e non risponde alle attese del mondo della scuola sul versante professionale».</p>
<p>Il risultato del referendum per Guglielmo Epifani «è di grandissimo significato: è evidente che i lavoratori della scuola vogliono poter decidere su ciò che li riguarda. E quella dello sciopero &#8211; ha aggiunto &#8211; è una scelta importante e per noi un segnale di grande coerenza».</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.ilmessaggero.it/articolo_app.php?id=15207&amp;sez=HOME_SCUOLA&amp;npl=&amp;desc_sez=" target="_blank">ilmessaggero</a></p>
<p>Sindacato FLC  18 marzo 2009, sciopero generale di tutti i settori della conoscenza. I lavoratori della scuola, dell&#8217;università e dell&#8217;AFAM, sciopereranno per l&#8217;intera giornata. Negli enti di ricerca e nella formazione professionale l&#8217;astensione dal lavoro sarà di quattro ore. Mercoledì 18 marzo i settori della conoscenza si fermano 03-03-2009 | Sindacato FLC Le lavoratrici e i lavoratori che operano nei settori pubblici e privati della conoscenza si preparano allo sciopero proclamato dalla FLC Cgil per il prossimo 18 marzo. Sono docenti, personale ATA, dirigenti scolastici, ricercatori e tecnologi, tecnici e amministrativi, formatori, lettori e cel, a tempo indeterminato e precari; insomma, tutti coloro che lavorano nella scuole, negli atenei, negli enti di ricerca, nell&#8217;alta formazione e nella formazione professionale.</p>
<p>È la prima volta in Italia che nello stesso giorno sciopererà tutto il mondo della conoscenza. Assistiamo, dunque, ad un evento unico, come non ha precedenti l&#8217;attacco ai diritti dei lavoratori che il Governo sta portando avanti.</p>
<p>Queste le modalità di adesione allo sciopero<br />
I lavoratori della scuola, dell&#8217;università e dell&#8217;alta formazione artistica e musicale sciopereranno per l&#8217;intera giornata o turno di lavoro. Queste le regole e le procedure da seguire nelle scuole: <a href="http://www.flcgil.it/notizie/news/2009/marzo/sciopero_del_18_marzo_le_regole_e_le_procedure_da_seguire_nelle_scuole" target="_blank">leggi la notizia</a>.</p>
<p>Negli enti di ricerca e nella formazione professionale l&#8217;astensione dal lavoro sarà di quattro ore.</p>
<p>L&#8217;informazione sul sito<br />
Nelle prossime ore dedicheremo uno speciale ad illustrare le ragioni e i motivi che ci hanno spinto alla proclamazione dello sciopero. Metteremo a disposizione dei lettori materiale informativo, pagine di approfondimento, schede di lettura e volantini. Siamo, infatti, convinti che insieme alle lavoratrici e ai lavoratori possiamo ancora modificare le gravi decisioni che stanno riducendo i diritti e impoverendo il sistema di istruzione e formazione del nostro Paese.</p>
<p>Roma, 3 marzo 2009</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.flcgil.it/notizie/news/2009/marzo/mercoledi_18_marzo_i_settori_della_conoscenza_si_fermano" target="_blank">CGIL</a>
<p align="center"><B><br />
<span style="color: red; font-size: 10pt; font-family: verdana">IMPORTANTE</span></B></p>
<p align="center"><B><span style="color: red; font-size: 7pt; font-family: verdana">Non inserire richieste di chiarimenti e domande tecniche in questa sezione, spostati in “<a href="http://www.futuroscuola.org/forum/"><strong>FORUM</strong></a>”</span>.
<p align="center"><B></p>
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		<title>il C.N.P.I. chiede una profonda revisione dei provvedimenti adottati (le motivazioni)</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Feb 2009 22:23:10 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[
Ministero dell&#8217;Istruzione, dell&#8217;Università e della Ricerca
Dipartimento per l&#8217;Istruzione
Direzione Generale per gli Ordinamenti del Sistema Nazionale di
Istruzione e per l&#8217;Autonomia Scolastica
Segreteria del Consiglio Nazionale della P.I.

MIURAOODGOS prot. n. 1304 Roma, 12.2.2009                                                                                                                                              All&#8217;On.le Ministro
Oggetto: Parere sullo schema di regolamento concernente la revisione dell&#8217;assetto ordinamentale, organizzativo e didattico della scuola dell&#8217;infanzia e del primo
ciclo di istruzione
Adunanza del 12 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2049" title="logofuturoscuola-l1" src="http://www.futuroscuola.org/wp-content/uploads/2009/02/logofuturoscuola-l1-100x100.gif" alt="logofuturoscuola-l1" width="100" height="100" /></p>
<p style="text-align: center;">Ministero dell&#8217;Istruzione, dell&#8217;Università e della Ricerca</p>
<p style="text-align: center;">Dipartimento per l&#8217;Istruzione</p>
<p style="text-align: center;">Direzione Generale per gli Ordinamenti del Sistema Nazionale di</p>
<p style="text-align: center;">Istruzione e per l&#8217;Autonomia Scolastica</p>
<p style="text-align: center;">Segreteria del Consiglio Nazionale della P.I.</p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;">MIURAOODGOS prot. n. 1304 Roma, 12.2.2009                                                                                                                                              All&#8217;On.le Ministro</p>
<p>Oggetto: <em>Parere sullo schema di regolamento concernente la revisione dell&#8217;assetto ordinamentale, organizzativo e didattico della scuola dell&#8217;infanzia e del primo</em></p>
<p><em>ciclo di istruzione</em></p>
<p><strong>Adunanza del 12 febbraio 2009</strong></p>
<p><strong>IL CONSIGLIO NAZIONALE DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE</strong></p>
<p>Vista la nota prot. n. 13303 del 29 dicembre 2008 ( Dipartimento per l&#8217;Istruzione) con la quale il Ministro ha richiesto il parere del C.N.P.I. in merito all&#8217;argomento in oggetto;</p>
<p>Visti gli artt. 24 e 25 del D.L.vo n. 297 del 16.04.1994;</p>
<p>Vista la relazione della Commissione redazionale, appositamente costituita per l&#8217;esame istruttorio, ed incaricata di riferire al Consiglio in ordine all&#8217;argomento in oggetto specificato;</p>
<p>dopo ampio ed approfondito dibattito:</p>
<p>esprime il proprio parere nei seguenti termini:</p>
<p><strong>PREAMBOLO</strong></p>
<p>Il CNPI richiama, preliminarmente, alcune questioni di carattere generale emerse durante l&#8217;esame dello Schema di Regolamento per il quale è stato richiesto formale parere.</p>
<p>Già nell&#8217;ordine del giorno approvato all&#8217;unanimità nella seduta del 17 novembre 2008, il CNPI esprimeva, sulle anticipazioni dei contenuti di provvedimenti che il Governo intendeva adottare sulla scuola e che successivamente sono stati recepiti nelle leggi n. 133 e n. 169 del 2008, &#8221; <em>fermo dissenso e viva preoccupazione sulle scelte operate che, se confermate, comportano &#8230; una destrutturazione del sistema scolastico pubblico ed una netta riduzione quantitativa e qualitativa dell&#8217;offerta formativa</em>&#8220;.</p>
<p>Il CNPI chiedeva, altresì, : &#8221; <em>una profonda revisione dei provvedimenti adottati, a partire da quanto previsto per la scuola primaria con l&#8217;introduzione dell&#8217;insegnante unico e l&#8217;orario di 24 ore settimanali</em>&#8220;.</p>
<p>Il CNPI, esaminato lo Schema di Regolamento, non può che confermare questo orientamento integrandolo con le seguenti valutazioni.</p>
<p><strong>1. Autonomia delle istituzioni scolastiche</strong></p>
<p>A fronte di un percorso che attribuisce alle istituzioni scolastiche autonome (dPR 275/99) prerogative in ordine alla flessibilità, alla quota del 20% del curricolo,</p>
<p><span id="more-2048"></span>agli interventi compensativi e di sostegno alle eccellenze, si prospettano misure strutturali che limitano fortemente la stessa autonomia.</p>
<p>E&#8217; previsto, infatti, l&#8217;azzeramento delle compresenze e di fatto di tutte le forme di utilizzo del personale docente in compiti diversi dall&#8217;insegnamento frontale. Una scelta che nella scuola non solo influisce pesantemente sulla qualità dell&#8217;offerta formativa ma compromette il ruolo e le competenze progettuali dei collegi docenti che potevano, sino ad oggi, contare sull&#8217;utilizzo del personale per realizzare nella scuola le opportunità sopra richiamate.</p>
<p><strong>2. Armonizzazione dei Piani di studio e delle Indicazioni per il curricolo</strong></p>
<p>La prospettata essenzializzazione/armonizzazione dei due documenti culturali da consegnare alle istituzioni scolastiche autonome affinché, attraverso il POF definiscano ed organizzino le loro scelte, induce il CNPI ad evidenziare alcune problematicità:</p>
<p> il Regolamento interviene immediatamente, ristrutturandoli, sui modelli organizzativi senza conoscere i contenuti che dovrebbero derivare dall&#8217;armonizzazione dei Piani di studio e delle Indicazioni per il curricolo che seguono impostazioni pedagogiche diverse;</p>
<p> la fase triennale di <em>&#8220;prima attuazione&#8221;</em>, affidata alle scuole a partire dall&#8217;anno scolastico 2009/10, senza una verifica della sperimentazione precedente, relativa alle Indicazioni per il curricolo, interferisce con le scelte già operate dalle scuole e con gli esiti delle stesse.</p>
<p>Il CNPI si riserva di esprimere le proprie valutazioni attraverso il <em>&#8220;prescritto parere&#8221; </em>sull&#8217;Atto di indirizzo che sarà predisposto sulle azioni di monitoraggio che verranno affidate all&#8217;ANSAS e all&#8217;INVALSI, nonché sul documento di revisione delle Indicazioni da redigere alla fine del triennio previsto in <em>&#8220;prima attuazione&#8221;</em>.</p>
<p><strong>3. Applicazione degli assetti ordinamentali</strong></p>
<p>I cambiamenti strutturali prospettati sono notevoli e coinvolgono, nella scuola primaria e secondaria di primo grado, anche le classi successive alla prima, superando quanto disposto dalla legge.</p>
<p>Non tenendo conto:</p>
<p> delle scelte organizzative e didattiche della scuola</p>
<p> delle scelte già operate dalle famiglie</p>
<p> della prassi consolidata di una graduale implementazione di modifiche ordinamentali</p>
<p>si realizza una completa destrutturazione dell&#8217;organizzazione scolastica in atto.</p>
<p>In coerenza con il lavoro dei Comitati orizzontali, oltre alle considerazioni espresse in premessa, si riportano di seguito le osservazioni e i rilievi emersi in quelle sedi.</p>
<p><strong>Comitato Orizzontale Scuola Materna</strong></p>
<p>Al comma 1 dell&#8217;art. 2 si delinea l&#8217;età di accesso alla scuola dell&#8217;infanzia. Il COSMAT ritiene opportuno anche un esplicito richiamo alle finalità di questa scuola, ribadendo il concetto che essa è e deve essere prima scuola, il luogo dove il bambino sviluppa la capacità di conoscere ed essere riconosciuto dagli altri per ciò che è e che può divenire.</p>
<p>E&#8217; opportuno inoltre evidenziare come l&#8217;ambiente educativo debba essere organizzato in modo che i bambini possano sviluppare non soltanto competenze più o meno scandite in traguardi, bensì e soprattutto possano sviluppare una propria e indifferenziata capacità di conoscere, entrando in relazione piena e ricca con gli altri e il mondo. Scuola dell&#8217;infanzia, dunque, come luogo per crescere insieme, ricordare, conoscere il mondo, sognare, essere felici; scuola che aiuta a consolidare la propria identità, un corpo proprio, un <em>intelligere</em>, un sentire, un immaginare propri.</p>
<p>Al comma 2 il COSMAT contesta la riproposizione dell&#8217;anticipo anche se riconosce un fattore di vincolo nella normativa primaria. Tale contestazione nasce in primo luogo dalla considerazione che non rispetta il diritto dei bambini ad avere assicurati ambienti educativi &#8220;pensati&#8221; per la loro età; poi per ragioni di ordine pedagogico in quanto l&#8217;anticipo rischia di incidere negativamente sull&#8217;identità culturale e pedagogica della scuola dell&#8217;infanzia italiana, consolidatamente ritenuta valida ai vertici mondiali. Al COSMAT, inoltre, non risultano esperienze pregresse e positive relative all&#8217;anticipo, piuttosto si segnala che la gestione dell&#8217;istituto dell&#8217;anticipo è stata lasciata alla esclusiva richiesta delle famiglie provocando così ricadute negative sulla qualità dell&#8217;offerta formativa.</p>
<p>Il COSMAT &#8211; anche alla luce degli obiettivi assegnati a Lisbona agli Stati membri della UE in termini di incremento di servizi educativi, soprattutto nella fascia 0/3 &#8211; sottolinea l&#8217;importanza dell&#8217;incremento delle <em>&#8220;sezioni primavera&#8221; </em>(come previsto al comma 3) che possono rappresentare, laddove non esiste l&#8217;asilo-nido, una risposta adeguata ai bisogni educativi dei bambini di età inferiore ai tre anni e consentire al Paese di recuperare il terreno perduto sul fronte dei servizi all&#8217;infanzia. Per il funzionamento di tali sezioni è indispensabile però richiamare esplicitamente gli specifici criteri di funzionamento già declinati nella Direttiva Direttoriale n. 37 del 10 aprile 2008 emanata da codesto ministero.</p>
<p>Affinché a questa esperienza innovativa &#8211; <em>&#8220;sezioni primavera&#8221; </em>- che vede interagire più soggetti: Stato, Regioni, Enti Locali, istituzioni scolastiche statali e non, siano assicurati tutti i supporti necessari in termini di progettualità dell&#8217;innovazione, occorre prevedere che l&#8217;esperienza &#8211; sia sul livello amministrativo e di governance sia sul livello della qualità educativa erogata &#8211; venga supportata da azioni sistematiche di monitoraggio coordinate dal livello centrale.</p>
<p>Al comma 4 il Regolamento in esame prevede che l&#8217;istituzione di nuove scuole e di nuove sezioni avvenga in collaborazione con gli Enti territoriali, assicurando la coordinata partecipazione delle Scuole statali e delle scuole paritarie al sistema scolastico nel suo complesso. Il COSMAT ritiene che la promozione di <em>&#8220;tavoli territoriali interistituzionali&#8221; </em>con la presenza della Scuola statale e non, degli enti locali e delle parti sociali &#8211; quali luoghi adatti per il governo della programmazione locale riferita ai servizi educativi e alla Scuola dell&#8217;infanzia &#8211; sia assolutamente opportuna per far in modo che tra domanda dell&#8217;utenza e offerta del territorio vi sia chiara sintonia.</p>
<p>Un&#8217;adeguata programmazione non potrà però prescindere da una puntuale ricognizione dell&#8217;esistente, e al pari dovrà poter usufruire di risorse certe per una adeguata risposta al fabbisogno ancora alto dell&#8217;utenza. A tal proposito occorre sia esplicitato senza equivoci che l&#8217;obiettivo della generalizzazione della scuola dell&#8217;infanzia resti una priorità inderogabile di primaria responsabilità dello Stato.</p>
<p>Per quanto riguarda l&#8217;orario di funzionamento della scuola dell&#8217;infanzia il COSMAT accoglie positivamente che l&#8217;orario di funzionamento resti disciplinato dall&#8217;art. 104 del decreto-legge n. 297/94 e dall&#8217;art. 3, comma 1, del decreto-legge n. 59/04 e si mantenga così la contitolarità dei docenti almeno nel modello a 40 ore settimanali. Tale modulo di funzionamento consente azioni contemporanee di più docenti strategicamente utili, specie nei contesti odierni che vedono una densa e generalizzata complessità nella vita delle sezioni. Questa modalità rende possibile una adeguata offerta educativa e l&#8217;attuazione di un modello organizzativo rispondente ai differenziati, diversi e specifici bisogni educativi dei bambini in questa fascia di età.</p>
<p>Studi recenti, anche a livello europeo, hanno dimostrato che, per rendere possibile a tutti i bambini la concreta possibilità di usufruire di qualità educativa come pari opportunità, senza dover sottostare ai limiti derivanti dai contesti socio-culturali di provenienza, è indispensabile che vengano definiti criteri di funzionamento e, attraverso l&#8217;investimento sistematico di adeguate risorse, essi diventino esigibili su tutto il territorio nazionale. Nel nostro paese la definizione di questi criteri ha spesso un percorso tormentato e non chiaramente definito.</p>
<p>Tuttavia, per assicurare la qualità educativa nella scuola dell&#8217;infanzia è imprescindibile il riferimento a:</p>
<p>- un numero di bambini per sezione che non superi le 25 unità;</p>
<p>- una contemporaneità dei docenti assicurata in ogni modello di funzionamento;</p>
<p>- spazi adeguati alle necessità di movimento in sicurezza dei bambini da 3 a 6 anni;</p>
<p>- un ambiente scolastico reso funzionale all&#8217;apprendimento;</p>
<p>- il sostegno alla formazione in servizio.</p>
<p>Il progetto educativo proposto dalla scuola deve poter tenere conto di questi indicatori e deve altresì poter usufruire delle indispensabili risorse per la sua concretizzazione.</p>
<p>L&#8217;organizzazione del tempo scuola &#8211; fondata sul modello a 40 ore settimanali &#8211; risulta già il più apprezzato dalle famiglie, ma anche il più funzionale ad assicurare che il tempo-scuola possa divenire <em>&#8220;giornata educativa&#8221;</em>. Per queste ragioni il COSMAT ritiene che tale modello di funzionamento dovrebbe essere proposto come <em>&#8220;modello privilegiato&#8221; </em>perché a più alto rendimento pedagogico-didattico.</p>
<p>Le istanze dei genitori devono essere tenute in considerazione, ma compete alla scuola elaborare una proposta complessiva che tenga conto insieme delle risorse messe a disposizione dallo Stato e dal territorio.</p>
<p>L&#8217;affermazione contenuta nel Regolamento: <em>&#8220;Le istituzioni scolastiche organizzano le attività educative per la scuola dell&#8217;infanzia con l&#8217;inserimento dei bambini in sezioni distinte a seconda dei modelli orario scelti dalle famiglie&#8221; </em>pare eccessiva e troppo condizionante il piano e il modello organizzativo della Scuola.</p>
<p>L&#8217;organizzazione scolastica e il progetto educativo devono restare prerogativa imprescindibile del collegio dei docenti nella sua capacità di tener conto della realtà, delle intenzioni e del contesto in cui opera. In tal modo si valorizza la professionalità e la responsabilità docente, si attua l&#8217;autonomia didattica e si risponde alle esigenze del territorio.</p>
<p>Per quanto concerne il comma 6, la previsione &#8211; specie nelle località più isolate &#8211; dell&#8217;inserimento di bambini dai due ai tre anni nella sezione di scuola dell&#8217;infanzia, laddove vi è limitata presenza di bambini di tre/sei anni, vede il COSMAT disponibile purché ciò avvenga in stretto raccordo con le Autonomie Locali e in spazi progettualmente pensati e configuranti un servizio educativo dedicato.</p>
<p>Sarà importante che il numero massimo dei bambini di due/tre anni inseriti in queste realtà, non superi le tre unità e si preveda inequivocabilmente che il numero complessivo di bambini richiesto in queste situazioni, per mantenere o istituire la sezione, possa essere non superiore a 12 unità e comunque contenuto entro il massimo delle 20 unità.</p>
<p>Tali spazi, comunque presidiati dalla scuola dell&#8217;infanzia, richiedono naturalmente, oltre a una adeguata progettazione, un supporto di educatori e di personale in raccordo con le autonomie locali, in modo da assicurare una elevata qualità educativa anche in questo tipo di scuole che insistono nelle località a maggior disagio.</p>
<p><strong>Comitato Orizzontale Scuola Elementare</strong></p>
<p>Affrontare nel merito il contenuto degli articoli del Regolamento che si riferiscono alla Scuola primaria presuppone assumere i parametri che hanno sino ad oggi caratterizzato l&#8217;organizzazione del lavoro e dell&#8217;offerta didattica nella scuola primaria:</p>
<p>_ l&#8217;autonomia didattica ed organizzativa che ha permesso alle scuole autonome di proporsi nel territorio e alle famiglie sia in termini di offerta di tempi scuola che di flessibilità di una proposta sempre più attenta alle situazioni degli alunni (disabilità, disagio, disturbi dell&#8217;apprendimento, interculturalità, eccellenze);</p>
<p>_ la collegialità del gruppo dei docenti, risorsa di professionalità e di relazioni interpersonali per un&#8217;azione formativa centrata sull&#8217;alunno, sull&#8217;attività laboratoriale, sulla programmazione e valutazione collegiale;</p>
<p>_ la contemporaneità quale strumento programmato a sostegno di un&#8217;attività didattica caratterizzata dalla possibilità di personalizzazione e/o individualizzazione dei percorsi.</p>
<p>È alla luce di tali elementi che si possono valutare le ricadute sulla scuola reale chiamata ad affrontare una destrutturazione dei modelli organizzativi e didattici in atto.</p>
<p>L&#8217;esame di una proposta di <em>&#8220;tempi scuola&#8221;</em>, per di più articolata in quattro opzioni, presuppone la conoscenza dei contenuti che però dovrebbero derivare dall&#8217;applicazione, per un triennio, delle Indicazioni nazionali allegate al decreto legislativo 59/04, come aggiornate dalle Indicazioni per il curricolo allegate al decreto ministeriale 31.7.2007. Tale situazione espone le scuole al rischio di difformità interpretative e di una divaricazione dell&#8217;offerta formativa sul territorio.</p>
<p>L&#8217;operazione prevista, affidata ad un atto di indirizzo che individuerà i criteri dell&#8217;armonizzazione di assetti pedagogici, didattici ed organizzativi, sembra non considerare le profonde differenze tra i due testi. Il COSE si riserva di esprimere il proprio parere su tale provvedimento. Si fa comunque presente che il comma 10 dell&#8217;art. 4 del citato Regolamento, già prevede l&#8217;emanazione di un decreto ministeriale, di natura non regolamentare, che individuerà titoli prioritari per <em>&#8220;l&#8217;insegnamento della musica e pratica musicale&#8221; </em>nella scuola primaria (introduzione di una nuova disciplina) che devono essere posseduti dai docenti operanti nell&#8217;ambito dell&#8217;istituto o di reti di scuole, intervenendo in tal modo anche nell&#8217;organizzazione del servizio.</p>
<p>Riguardo l&#8217;art. 4 dello schema di Regolamento si osserva quanto segue:</p>
<p>1. Con i dispositivi previsti si <em>&#8220;supera il precedente assetto del modulo e delle compresenze&#8221;</em>. Il Regolamento sostituisce, anche nella fase transitoria nelle classi successive alla prima, il gruppo docente nonostante le leggi deleganti non prevedano una tale soluzione destrutturando i modelli didattici in atto. Il comma 6 dell&#8217;articolo tace, invece, sui criteri per la determinazione degli organici per <em>&#8220;soddisfare l&#8217;orario delle attività didattiche&#8221; </em>per le classi che non funzioneranno secondo il modello del <em>&#8220;maestro unico&#8221;</em>.</p>
<p>2. Con la sostituzione del precedente assetto di fatto si interferisce con l&#8217;autonomia delle istituzioni scolastiche. Infatti il modello della classe affidata ad un insegnante e funzionante per 24 ore settimanali, che l&#8217;art. 4 della legge 30.10.2008, n. 169, prevedeva come una delle modalità organizzative solo per le classi prime, offerte alla scelta delle famiglie, diventa, da subito, <em>&#8220;il modello&#8221; </em>della scuola pubblica. In tal modo si rendono residuali gli altri modelli, con eccezione per il tempo pieno. Le opzioni a 27 o 30 ore settimanali risulteranno fortemente condizionate dall&#8217;effettiva disponibilità di organico nonostante l&#8217;attuale domanda di tempo scuola si attesti per il 93,4% delle classi cosiddette <em>&#8220;a modulo&#8221; </em>con un orario pari o superiore alle 30 ore settimanali.</p>
<p>3. L&#8217;affermazione secondo cui le classi successive alla prima <em>&#8220;continueranno a funzionare &#8230; secondo i modelli orari in atto&#8221; </em>ma <em>&#8220;senza compresenze&#8221; </em>compromette sostanzialmente, cambiando le regole e abbandonando una consolidata prassi di graduale applicazione delle modifiche ordinamentali, la possibilità degli alunni interessati di completare il loro percorso di studi sulla base delle scelte operate in avvio dello stesso, intaccando il principio della continuità.</p>
<p>4. La soppressione delle ore di compresenza/contemporaneità è un peggioramento drastico dell&#8217;offerta, della flessibilità organizzativa e induce a ricercare risorse compensative esterne all&#8217;istituzione scolastica non sempre garantite e che producono ulteriori differenziazioni dell&#8217;offerta formativa.</p>
<p>5. L&#8217;organizzazione del tempo pieno come prospettata al comma 7 dell&#8217;articolo 4 ha forti limitazioni strutturali: l&#8217;annullamento delle compresenze e la loro trasformazione in organico di istituto di fatto riorganizza l&#8217;offerta di questo modello di organizzazione fondata sulla contitolarità dei due docenti per classe che si ripartiscono gli interventi didattici. Il Regolamento dovrebbe prevedere, per tutte le classi funzionanti e nella logica della gradualità, criteri per la determinazione della dotazione organica che tengano conto dell&#8217;articolazione oraria del tempo scuola, proposta alle famiglie nel POF, anche in base alla disponibilità di servizi (trasporti, mensa), delle necessità derivanti dal tempo mensa e dall&#8217;organizzazione di classi a tempo pieno.</p>
<p>All&#8217;autonomia organizzativa delle scuole, nel rispetto delle norme contrattuali, la possibilità di configurare le modalità di impiego dei docenti che, come recita il dPR 275/99, richiamato nello schema di Regolamento, possono essere diversificate anche in base alle diverse scelte metodologico-didattiche della scuola.</p>
<p>Appare, a dir poco, infelice la formulazione per cui si renderebbe necessaria una formazione professionale <em>&#8220;finalizzata all&#8217;adattamento al nuovo modello organizzativo&#8221; </em>(art. 4, comma 11). La formazione in servizio dei docenti, infatti, ha da sempre valorizzato l&#8217;autonomia professionale, l&#8217;esperienza didattica e non può essere ricondotta a mere logiche adattive.</p>
<p>Si ritiene, infine, necessario che l&#8217;articolo 7, relativamente alle abrogazioni, contenga indicazioni precise e circoscritte al fine di evitare espressioni troppo generiche ed estensive, foriere di possibile confusione e contenzioso.</p>
<p><strong>Comitato Orizzontale per la Scuola media</strong></p>
<p>La scuola secondaria di primo grado, impegnata fin dalla legge istitutiva ad assicurare la <em>&#8220;formazione dell&#8217;uomo e del cittadino&#8221; </em>contrastando la dispersione e l&#8217;insuccesso scolastico, a compimento degli <em>&#8220;almeno 8 anni&#8221; </em>di istruzione previsti dalla Costituzione italiana, rappresenta, a parere del COSME, una scelta ordinamentale inedita nel panorama europeo che va mantenuta nelle sue finalità per garantire a tutti i preadolescenti gli apprendimenti e le competenze necessarie per l&#8217;esercizio dei diritti di cittadinanza. Una storia e un&#8217;esperienza che avrebbe dovuto essere attentamente monitorata prima di procedere a una nuova revisione degli ordinamenti, in presenza di Raccomandazioni importanti del Consiglio e della Commissione europei, al fine di garantire competenze culturali di cittadinanza più estese.</p>
<p>Il COSME, dopo le legittime preoccupazioni in merito alle scelte culturali, che avevano comportato oggettive difficoltà nel passaggio dai Programmi del &#8216;79 ai Piani di studio personalizzati, aveva ritenuto importante la fase di innovazione, aperta da un più esteso obbligo di istruzione (decennale). Una scelta nel segno della continuità educativa con la scuola primaria e con il biennio della scuola superiore attraversato da un importante processo di cambiamento.</p>
<p>In questa fase, con riferimento alle previsioni dell&#8217;art. 5 dello schema di Regolamento, tornano in evidenza legittime preoccupazioni; il COSME osserva che si è di fronte a un impoverimento culturale complessivo dell&#8217;offerta formativa, stanti l&#8217;impostazione rigida dell&#8217;orario di insegnamento, la riduzione del tempo scuola e conseguentemente dei docenti impiegati nelle classi a tempo normale e a tempo prolungato.</p>
<p>Non è accettabile un orario settimanale rigido ridisegnato secondo la logica dei <em>&#8220;tagli di organici&#8221; </em>senza tener conto di quanto è nella competenza delle istituzioni scolastiche autonome e di quanto andrebbe garantito nel percorso di studi previsto da un obbligo di istruzione ormai decennale.</p>
<p>Nello specifico si fa notare che la previsione dell&#8217;insegnamento di <em>&#8220;inglese potenziato&#8221; </em>da realizzare con la soppressione dell&#8217;insegnamento della seconda lingua comunitaria impoverisce la qualità della formazione complessiva degli allievi di questo segmento scolastico ed è in contrasto con le linee generali di politica scolastica a livello comunitario e con le impostazioni culturali in materia di insegnamento-apprendimento di più lingue comunitarie.</p>
<p>Anche sul piano giuridico non pare legittima la soppressione di fatto di una parte <em>&#8220;obbligatoria&#8221; </em>del curricolo.</p>
<p>Sia la possibilità di incrementare l&#8217;insegnamento della lingua inglese che della lingua italiana per gli alunni stranieri, che non trovano il COSME contrario in linea di principio, non possono che trovare applicazione se non in una previsione di attività aggiuntive, con specifica dotazione di risorse professionali, che non portino a una riduzione dell&#8217;orario settimanale curricolare obbligatorio per ciascun alunno.</p>
<p>Riguardo al tempo scuola assicurato in via ordinaria (tempo normale) il COSME ricorda che esso garantiva 30 ore settimanali (con 11 ore di lettere e 3 ore di educazione tecnica) a cui si aggiungevano due ore per una seconda lingua comunitaria, fino a 33 ore con ora opzionale.</p>
<p>Di questo assetto non vi è traccia nello schema di Regolamento, anzi si ipotizza un orario di 29 ore più 1 di approfondimento in materie letterarie, prevedendo anche la possibilità dell&#8217;inglese potenziato. Il COSME a riguardo ritiene che le ore di materie letterarie (9 + 1) debbano essere ricondotte a 10.</p>
<p>Riguardo al tempo prolungato se ne intravede il superamento, essendo presenti molti vincoli che ne impedirebbero di fatto l&#8217;estensione, la sopravvivenza, di fatto la stessaistituzione.</p>
<p>Dire, infatti, che si autorizzeranno classi a Tempo Prolungato <em>&#8220;nei limiti della dotazione organica assegnata a ciascuna provincia&#8221;</em>, indipendentemente, quindi, dalle richieste delle famiglie, <em>&#8220;tenendo conto di esigenze formative globalmente accertate&#8221;</em>, in presenza <em>&#8220;di servizi e strutture idonei a consentire lo svolgimento obbligatorio di attività in fasce orarie pomeridiane&#8221;</em>, solo se si potrà <em>&#8220;garantire il funzionamento di un corso intero a Tempo Prolungato&#8221; </em>condiziona pesantemente la sopravvivenza di questo importante modello culturale e organizzativo a disposizione dei ragazzi e delle loro famiglie. Senza compresenze e contemporaneità si prospetta un&#8217;offerta formativa riduzionista con una evidente unica finalità di risparmio della spesa, resa più grave dall&#8217;indebolimento dell&#8217;intero asse culturale che fa riferimento a arte e immagine, musica, tecnologia, con evidente danno per la dimensione <em>&#8220;operativa&#8221; </em>laboratoriale.</p>
<p>Lo schema di Regolamento, inoltre, nel preannunciare un decreto cui è demandato il compito di definire le classi di concorso e di abilitazione, prospetta una idea di flessibilità, che in materia di utilizzo del personale lascia intravedere un ulteriore problema.</p>
<p>A parere del COSME, l&#8217;orario settimanale proposto in 29 ore settimanale + 33 ore annuali da destinare ad attività di approfondimento di materie letterarie non trova giustificazione, stante anche le spesso richiamate esigenze di garantire apprendimenti linguistici e nell&#8217;area storico-geografica significativi, un tempo scuola già ridotto per effetto di quanto disposto in questo ambito con il decreto legislativo 59/04.</p>
<p>L&#8217;orario settimanale degli studenti va, a parere del COSME, ricondotto nel così detto <em>&#8220;tempo normale&#8221; </em>almeno alle 30 ore settimanali di curricolo obbligatorio prevedendo la possibilità di continuare a garantire, oltre le 30 ore, la seconda lingua comunitaria. Alle scuole autonome, alla comunità tecnico professionale spetta la responsabilità di adottare le eventuali articolazioni necessarie, anche in rapporto al contesto.</p>
<p>Oltre che per il generico riferimento a 33 ore annuali di approfondimento si rinnovano i dubbi già espressi nel parere sul DM che avrebbe dovuto avviare la sperimentazione con riferimento all&#8217;articolo 1 della legge 169/08, per altro ad oggi non ancora emanato:</p>
<p>l&#8217;eventualità che si debbano prevedere nel curricolo obbligatorio un certo numero di ore per il nuovo insegnamento di <em>&#8220;Cittadinanza e Costituzione&#8221; </em>evidenzia una ulteriore riduzione di orario e proprio nell&#8217;area storico-geografica ritenuta unanimemente un&#8217;area culturale di particolare rilevanza per l&#8217;educazione alla cittadinanza.</p>
<p>La fase transitoria, già prevista dall&#8217;art. 14, comma 3, Dlgs. 19.2.2004, n. 59, trova inquesta fase, se si dovesse procedere senza tener conto delle evidenti difficoltà connesse a una applicazione <em>tout court </em>delle norme previste, nuova linfa (si parla infatti di <em>&#8220;prima attuazione&#8221; </em>per il prossimo triennio) <em>&#8220;al fine di assicurare il passaggio graduale al nuovo ordinamento &#8230;. e fino alla messa a regime della scuola secondaria di I grado, l&#8217;assetto organico &#8230;. viene confermato secondo i criteri fissati dal d.P.R. 14.5.1982, n. 782&#8243;</em>.</p>
<p>D&#8217;altra parte lo stesso schema di Regolamento, all&#8217;art. 4, c. 3, afferma che le nuove articolazioni dell&#8217;orario scolastico e, quindi, il nuovo ordinamento <em>&#8220;riguardano a regime l&#8217;intero percorso della scuola primaria e, per l&#8217;a.s. 2009/10, solo le classi prime &#8230;&#8221;</em>, previsione prevista anche negli schemi di Regolamento per la scuola superiore.</p>
<p>Va esplicitato, quindi, in coerenza con quanto affermato in premessa, che il cambiamento dell&#8217;attuale assetto ordinamentale della scuola secondaria di I grado vada applicato con gradualità a partire dalle sole classi prime.</p>
<p>Si osserva, inoltre, che la stessa Relazione che illustra l&#8217;art. 1 dello schema di Regolamento sostiene che <em>&#8220;la decorrenza di applicazione delle norme contenute nel</em></p>
<p><em>regolamento viene fissata all&#8217;anno scolastico 2009/10&#8243; </em>e la specifica formulazione utilizzata fa intendere che l&#8217;attuazione è realizzata in maniera graduale.</p>
<p>Per quanto riguarda le problematiche specifiche del <em>&#8220;tempo prolungato&#8221; </em>e del tempo pieno nella scuola secondaria di primo grado, il COSME ritiene fortemente lesivo per il diritto allo studio condizionarne il funzionamento a requisiti per la sua attivazione (durata, servizi e condizioni strutturali/logistiche, rientri pomeridiani), tutti evidentemente suscettibili di variazione, anche in rapporto alle caratteristiche del territorio in cui sono allocate le scuole.</p>
<p>Il monte-ore previsto, come si evince dalla tabella tracciata nell&#8217;art. 5 comma 9, va definito in 38 ore medie settimanali, elevabili a 40 comprensive del tempo dedicato alla mensa. L&#8217;opportunità formativa della mensa andrebbe garantita anche dove esista una richiesta di tempo normale e di classi di strumento musicale.</p>
<p>Al fine di rendere realmente attuabile il tempo prolungato è necessario che vi sia un&#8217;effettiva disponibilità di risorse umane per il tempo eventualmente dedicato alla mensa.</p>
<p>Ciò può scaturire o da un incremento di organico o con il mantenimento di posti-orario (cattedre) inferiori a 18 ore settimanali, garantendo tutte le opportunità formative che una scuola autonoma mette a disposizione dei propri studenti.</p>
<p>Va, inoltre, mantenuta la salvaguardia dello stesso numero di autorizzazioni all&#8217;attivazione delle classi a tempo prolungato registrato, a livello nazionale, nell&#8217;anno scolastico precedente, così come, peraltro, previsto per il tempo pieno della scuola primaria.</p>
<p><strong>CONCLUSIONI</strong></p>
<p>Il CNPI critica fortemente la scelta di fondo sottesa al Regolamento in quanto non coerente con le prerogative delle istituzioni scolastiche autonome, lese sui principi che regolano l&#8217;autonomia didattica, organizzativa, di ricerca, di sperimentazione e sviluppo secondo quanto disposto dal dPR 275/99.</p>
<p>Il CNPI rileva come il Regolamento, nel prospettare un&#8217;ampia offerta di tempi scuola, possa alimentare nelle famiglie aspettative che, in assenza di congrue e correlate risorse, potranno difficilmente essere soddisfatte mettendo la scuola nella difficile situazione di dover ri-orientare le scelte e riorganizzare l&#8217;offerta. Il CNPI ritiene, infine, che le criticità evidenziate compongono un quadro formativo che</p>
<p> compromette l&#8217;efficacia dell&#8217;offerta formativa nella scuola dell&#8217;infanzia e nel primo ciclo di istruzione;</p>
<p> lede la dignità dell&#8217;istituzione scolastica pubblica;</p>
<p> non garantisce pari opportunità di offerta e di scelta sull&#8217;intero territorio nazionale.</p>
<p>Il Segretario Il Vice Presidente</p>
<p>Maria Rosario Cocca Mario Guglietti
<p align="center"><B><br />
<span style="color: red; font-size: 10pt; font-family: verdana">IMPORTANTE</span></B></p>
<p align="center"><B><span style="color: red; font-size: 7pt; font-family: verdana">Non inserire richieste di chiarimenti e domande tecniche in questa sezione, spostati in “<a href="http://www.futuroscuola.org/forum/"><strong>FORUM</strong></a>”</span>.
<p align="center"><B></p>
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