Università, Gelmini: «No all’egualitarismo del 18 politico, l’opposizione collabori»
ROMA (15 novembre) – All’indomani dello sciopero contro la riforma dell’Università, che ha visto scendere in piazza a Roma migliaia di studenti da tutta Italia in tre distinti cortei, Cgil e Uil in un altro, il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini ribadisce la propria convinzione sulla necessità e l’opportunità delle misure adottate. Si dice «orgogliosa» del decreto e dichiara guerra all’ideologia dell’egualitarismo «del 18 o del 6 politico a tutti». «Dobbiamo avere il coraggio di cambiare, mettendo da parte la paura – dice ai giovani dei Circoli del buongoverno a Montecatini Terme (Pistoia) – Chi sta con i giovani non può che percorrere strade nuove».
Gelmini è stata accolta da cartelli che inneggiavano alla sua riforma «Gelmini caccia i baroni»; «Mariastella con i giovani», alcuni degli slogan esibiti all’arrivo del ministro. «Ci assumiamo tutte le nostre responsabilità per le iniziative – ha proseguito Gelmini – che abbiamo avviato e siamo aperti al confronto. Ma non chiedeteci di difendere lo status quo».
Cancellare l’egualitarismo del 18 politico. «Noi vogliamo cancellare dalla scuola e dall’università l’ideologia dell’egualitarismo, del 18 o del 6 politico a tutti. Lo vogliamo fare perché abbiamo fiducia nelle persone e vogliamo premiare il merito». Poco prima di affrontare questo tema, il ministro aveva detto: «Bisogna evitare
il falso egualistarismo che ha reso la nostra classe insegnante tra le meno pagate d’Europa e la nostra società tra le meno eguali d’Europa. Non è vero che in Italia ci sono pari opportunità per tutti nei campi dell’istruzione, dell’università e della ricerca».
Abolizione del valore legale della laurea. Poi il ministro ha parlato dell’intenzione di abolire il valore legale della laurea: «Può essere stato un azzardo avere inserito l’abolizione del valore legale della laurea nelle linee guida della riforma dell’università – ha detto – Forse il sistema universitario non può essere maturo per mettere questo tema al primo punto. Certamente è un punto di arrivo. Se si vuole creare una vera concorrenza bisogna entrare nel merito della proposta».
Diritto allo studio non è l’università sotto casa. «Il diritto allo studio non si attua con l’università sotto casa oppure moltiplicando gli insegnamenti – ha poi aggiunto Gelmini – l’offerta formativa deve tener conto delle esigenze del mondo del lavoro. Per dare nuovi finanziamenti all’università tenteremo nuovi percorsi: spero in un grande coinvolgimento delle imprese, ma deve essere chiaro che questo non significa privatizzazione. Stiamo faticando a trovare risorse nel pubblico come nel privato. Ma non possiamo arrenderci a restare tra gli ultimi posti nel mondo come qualità». Gelmini ha quindi ricordato che la nostra prima università si colloca al 192° posto nella classifica mondiale: «Vogliamo che presto almeno una si classifichi fra le prime cento».
Un’agenzia per la ricerca. Il ministro ha poi detto di aver «recuperato un progetto di Letizia Moratti per dare vita a un’agenzia della ricerca». Un organismo nazionale che ha il compito di ripartire i fondi alla ricerca in base a parametri sul loro valore scientifico. Secondo il ministro, attualemente solo il 7% delle risorse viene assegnato con questo criterio. Per la fine della legislatura il governo pensa di arrivare al 30%.
L’opposizione dia il suo contributo. Infine, Gelmini ha rivolto un appello all’opposizione: «Voglio fare un appello alle opposizioni e al ministro del governo ombra Mariapia Garavaglia, di cui ho stima – ha detto – Abbiano il coraggio di fornire anche il loro contributo per migliorare la scuola».
Fonte: ilmessaggero
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