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“Caso Longhena” I genitori “Siamo pronti a incatenarci”

I genitori “Siamo pronti a incatenarci”
ALESSANDRO CORI
Le Longhena non sono solo una scuola, ma un vero e proprio fortino, almeno all´apparenza, inespugnabile. Un ultimo baluardo che non vuole cedere alla riforma Gelmini e se la protesta in città contro il ministro negli ultimi tempi sembrava scemare, insegnanti e genitori di questo istituto abbarbicato sui colli, uniti più che mai, vanno avanti per la loro strada per difendere la scuola pubblica e il futuro dei loro figli. «Guai a chi ci tocca le nostre maestre» dice una mamma seduta sulle panche di legno, davanti all´ingresso della scuola. «Gli ispettori della Gelmini? Li aspettiamo e se qualcuno prenderà provvedimenti contro gli insegnanti siamo anche pronte ad incatenarci. Il ministro? venga pure lei. Così finalmente potremmo spiegarle come devono essere educati i bambini. Questo dieci è solo un segnale per tenere alta l´attenzione su un problema reale. Noi con le maestre parliamo tutti i giorni e i giudizi sui nostri figli li conosciamo bene».
Oggi, alle Longhena sembra un giorno normale se non fosse per i giornalisti che si aggirano in zona. I pullman vanno e vengono per portare a casa i piccoli alunni e i vigili presidiano i cancelli, ma giurano di esserci tutti i giorni. Del caso delle maestre che «resistono» alla Gelmini ormai si parla in tutta Italia ma per i

genitori che arrivano fin quassù a ritirare le “famigerate” pagelle «politiche», la protesta è iniziata già mesi fa. Per gli insegnanti invece, va avanti da anni. Dai tempi della Moratti, nel 2004. «E sabato – dice un papà – saremo di nuovo in piazza».
Quando i bambini ormai sono già sulla strada di casa i maestri invece sono ancora qui. In piedi, nel giardino dell´istituto, si confrontano su come è andata la giornata e commentano i giornali che parlano di loro. Sanno di essere una sorta di sorvegliati speciali. «I genitori sono con noi, vero?» chiedono ai cronisti pur sapendo già la risposta. «Non capisco perché tanto clamore – dice un´insegnante di matematica e scienze – invece di scandalizzarsi per i 10 che abbiamo messo, i politici dovrebbero farlo per i 4 o i 5 che tutti gli altri insegnanti hanno rifilato ai bambini alla fine del quadrimestre. Ma come si fa a giudicare con un voto secco alunni che vengono da esperienze così diverse? Soprattutto per quelli delle prime. Eppure alcuni maestri non vedevano l´ora di poter stangare i bambini».
In tredici classi su quindici sono arrivate le pagelle con il 10 politico ma anche i genitori degli alunni che hanno avuto i voti normali sono solidali con la protesta. «Ancora non capisco – dice Adriana – perché nella classe di mia figlia non è stata fatta la stessa cosa. I maestri hanno ragione ad aver agito in questo modo. Un giudizio è qualcosa di positivo, che serve a stimolare i bambini, a prescindere dai toni». Greta, anche lei mamma, è ancora più netta. «Cos´altro potevano fare i nostri insegnanti per farsi sentire? Stanno difendendo i nostri figli. Per noi la situazione è chiarissima, dietro a quel 10 uguale per tutti sappiamo per filo e per segno quanto rendono i bambini e quali sono le loro difficoltà». Lei, come la maggior parte dei genitori delle Longhena, da settembre è scesa in piazza più volte. «Quando abbiamo bloccato il traffico sulle strisce pedonali in piazza Malpighi ci hanno pure tirato le uova. Siamo pronte a tutto. Mi creda, è difficile trovare un genitore contrario». In realtà qualcuno che non è d´accordo con il 10 c´è, ma è l´eccezione che conferma la regola. «Non so – spiega Helen – non mi hanno convinto. Forse sarà che io sono adulta e quindi abituata alla meritocrazia. Mi sono spaventata quando mio figlio l´altro giorno è tornato a casa e mi ha detto che non avrebbe fatto i compiti tanto il 10 era assicurato».


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