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L’operazione rie ntra nella politica dei tagli attuata dal ministero. E così oltre alla chiusura e al conseguente accorpamento degli istituti a rischio ci sono anche quasi duemila posti di lavoro
Scuole in rivolta. Obiettivo: il diktat del ministro Maia Stella Gelmini di eliminare 1130 istituzioni scolastiche entro il 31 dicembre prossimo per fare cassa. Si tratta della cosiddetta operazione “dimensionamento”, ossia l’obbligo di portare ogni scuola a non meno di 1000 iscritti.
Una operazione “finalizzata al contenimento della spesa e alla stabilizzazione della finanza pubblica” che consentirebbe in pratica un risparmio per il bilancio dello Stato di 172 milioni di euro. Ma con quali conseguenze? Lo spiega il sindacalista Pippo Frisone: “Con la chiusura e l’accorpamento di 1.130 scuole, la soppressione di altrettanti posti di dirigente scolastico e direttori amministrativi, e la cancellazione di 1.765 posti di collaboratori scolastici”.
Insomma, nonostante le promesse altri pesanti tagli, e questa volta non solo dal punto di vista quantitativo, ma soprattutto dal punto di vista qualitativo. Già ora, infatti ci sono migliaia di scuole senza preside affidate “in reggenza” ai presidi superstiti costretti così a dividere il proprio impegno su almeno due scuole. Con il dimensionamento previsto dal Miur le scuole assumerebbero spesso dimensioni impossibili. Un caso clamoroso a Milano: si arriverebbe a una scuola dell’obbligo di 1800 allievi.
Nocensura
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Una lunga intervista del quotidiano “La Repubblica”. Maria Stella Gelmini torna sulla questione del tunnel dei neutrini. Il giornalista le chiede: Quel giorno eravate al Quirinale, avevate affidato il comunicato (sul tunnel ndr) a un giovane, non l’avete controllato.
La Gelmini prova a correre ai ripari: “Al primo incidente di percorso ho pagato un prezzo alto, sono stata travolta dalla velocità di internet e dalla replica sbagliata: il secondo comunicato parlava di polemiche strumentali e non erano parole mie. Bastava chiedere scusa, e farci su un po’ d’ironia. So che non esiste un tunnel da Ginevra al Gran Sasso, ho visitato il Cern e non ho visto tunnel. Bastava mettere quella parola tra virgolette e aggiungere tecnologico, “il “tunnel tecnologico” dentro il quale sono viaggiati i neutrini”. Sono viaggiati? Nel tunnel tecnologico?
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Gli studenti di nuovo in piazza in 90 città. Blitz all’alba davanti alla sede del governo per “svegliarlo” sulla scuola.
“Le politiche del governo ci stanno distruggendo”. E contro la Gelmini lanciano il “testamento” di Steve Jobs.
Il corteo cambia percorso, poi non si ferma, bloccando il traffico e i tram a Trastevere. Occupata per qualche minuto la stazione Ostiense.
È iniziata con un suono di sveglie , non per alzarsi e andare a scuola, ma per “svegliare” il governo sulla scuola. All’alba, davanti a palazzo Chigi, con un rumoroso blitz di sveglie, gli studenti hanno dato il via alla giornata di manifestazioni che li vedranno sfilare in più di 90 piazze d’Italia. Momenti di tensione durante il corteo: i ragazzi, partiti da Piramide e diretti al Miur, hanno deviato il percorso e sono stati bloccati dalle forze dell’ordine. Dopo una trattativa con la polizia, sono tornati al percorso originario. Più tardi i manifestanti hanno occupato per un quarto d’ora la stazione Ostiense. Decine di studenti sono stati identificati dagli agenti della polizia e la loro posizione è al vaglio per la denuncia all’autorità giudiziaria per i reati di manifestazione non preavvisata e interruzione di pubblico servizio. Lancio di uova e vernice a Milano.

di PIERA MATTEUCCI
Repubblica
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Agli Onorevoli Membri della Commissione per le Petizioni del parlamento Europeo
Viste le petizioni:
- 1589/2010 presentata da Barbara Bernardi
- 1620/2010 presentata da Fabio Albanese
- 1622/2010 presentata da Alfredo Tarallo
aventi come tema comune la discriminazione operata dal Ministero dell’istruzione Università e Ricerca dello Stato italiano nei confronti degli insegnanti di scuola primaria in possesso di “Diploma di Maturità Magistrale”
vista la bozza di agenda prevista per i giorni 3 e 4 ottobre 2011 nella quale si propone l’archiviazione delle citate Petizioni;
vista la relazione della Commissione Europea del 18.07.2011 (FdR 874142) nella quale, è espresso chiaramente che il titolo professionale in oggetto debba essere considerato a tutti gli effetti qualifica professionale completa e come tale dovrebbe essere valutato sia dallo Stato italiano che dagli Stati Membri dell’Unione Europea;
posto e dimostrato che i possessori di tale titolo professionale sono impiegati dallo Stato italiano da decenni al fine di garantire il normale funzionamento delle scuole primarie statali, mediante stipula successiva e reiterata di contratti a tempo determinato, senza che agli stessi venga riconosciuto il diritto di essere assunti dall’Amministrazione con contratti a tempo indeterminato, così violando palesemente la Direttiva 1999/70 e determinando una situazione di precarietà motivata da futili motivi economici e determinata per legge;
posto che agli stessi lo Stato italiano nega anche il diritto di ottenere la valutazione della qualifica, da parte degli altri Stati Membri, conseguita mediante la comunicazione alle Autorità competenti di informazioni non complete e tese a dequalificare i docenti, affermando che la qualifica conseguita sarebbe completa solo se seguita dalla partecipazione con esito favorevole a concorsi a cattedra, omettendo di comunicare che ciò non corrisponde al vero, essendo tali concorsi finalizzati esclusivamente al reclutamento nella scuola statale, senza che gli stessi abbiano mai avuto alcuna funzione abilitante o qualificante e che la mancata partecipazione non ha mai precluso ai docenti l’esercizio della professione, anche con contratti a tempo indeterminato presso Istituzioni scolastiche facenti parte a pieno titolo del sistema scolastico pubblico italiano ma gestite da Enti privati (in particolare da scuole gestite dalle istituzioni Ecclesiastiche), così come ampiamente dimostrato dalla documentazione trasmessa alla Commissione Europea, violando quindi la Direttiva 2005/36 mediante atti tesi ad impedire ai docenti regolarmente qualificanti di ottenere il riconoscimento della propria qualifica in altri Stati dell’U.E.;
posto che l’eventuale riconoscimento in altri Stati U.E. non dovrebbe dipendere dal sistema di reclutamento, per di più lesivo dei diritti degli interessati, attuato nelle scuole direttamente gestite dallo Stato italiano;
premesso quindi che le conclusioni riportate nella nota della Commissione Europea del 18.07.2011 non tengono in considerazione né la violazione della Direttiva 1999/70 (reiterazione arbitraria ed immotivata di contratti a tempo determinato), né la violazione della Direttiva 2005/36 (rifiuto da parte dell’Autorità italiana di attestare il reale valore abilitante del titolo conseguito),
il sottoscritto fa appello alle SS.VV. affinché la problematica presentata non sia oggetto di archiviazione, ma Codesta Onorevole Commissione intenda far luce e chiarezza sulla situazione gravante su decine di migliaia di insegnanti, ingiustamente privati dei loro diritti e si invita inoltre codesta istituzione a prendere contatti con Adida (Associazione Docenti Invisibili da Abilitare), unico ente riconosciuto che si occupa esclusivamente della difesa dei diritti di questi individui affinché alla stessa sia data possibilità di udienza.
Con ossequio
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La pesantissima manovra finanziaria del governo continua l’opera di smantellamento della scuola pubblica: altri tagli al tempo pieno della Primaria ed alle cattedre in ogni ordine e grado di scuola; altri tagli sul personale amministrativo, tecnico ed ausiliario. Al drastico calo dei finanziamenti per l’istruzione, nel Paese che già spende la più bassa percentuale di PIL nella UE e retribuisce peggio insegnanti ed ATA, s’accompa gnano le economie sulla pelle degli alunni con una controriforma minimalista che smantella la qualità del sistema formativo italiano a vantaggio dei diplomifici privati. Il nuovo Liceo Scientifico privo del latino ne è esempio lampante. La manovra passa persino tramite un ‘riordino’ delle classi di concorso che consente l’utilizzazione dei soprannumerari perdenti posto su insegnamenti per i quali non risultano preparati e abilitati. È, fra gli altri, il caso del frazionamento della cattedra di lettere al Ginnasio, dove italiano, latino e greco verranno affidati a differenti soggetti, alcuni dei quali non in possesso dei requisiti necessari. L’Unicobas ha già opposto ricorso al TAR del Lazio contro il riordino delle classi di concorso e sta avviando una class-action nazionale anche per gli insegnanti tecnico-pratici, di geografia, informatica e stenodattilografia, vittime sacrificali designate.
La manovra condanna il grosso dei 130.000 precari alla disoccupazione ed introduce un inaccettabile ribaltamento del diritto del lavoro con la clausola dell’azzeramento della carriera. Fra i 36.488 non docenti ed i 30.482 insegnanti che pare vengano assunti da settembre, solo una parte arriverà dal precariato. Di questa, la stragrande maggioranza (che ha meno di 8 anni di supplenze) percepirà aumenti d’anzianità solo dopo altri 8 anni dall’assunzione, anziché dalla fine del secondo anno com’è stato sinora per i lavoratori della scuola. In tal modo percepiranno ben poco di più di ciò che veniva dato loro in regime di precariato, perché retribuiti sempre allo stipendio base.
La creatività tremontiana ha inventato il precariato di ruolo, con l’aiuto vergognoso dell’Agenzia per la negoziazione di parte pubblica e delle organizzazioni sindacali che hanno sottoscritto addirittura una modifica sui neo-assunti a livello di contratto nazionale. Non di meno CISL, UIL, SNALS e Gilda hanno il coraggio di gridare al ‘grande successo sulle assunzioni’ e la CGIL fa il pesce in barile. Nessuno dice che i posti coperti sono anche molti di meno dei pensionamenti e che non viene rispettato neppure il regolare turn-over sui posti disponibili, tagliati in modo drastico con l’accorpamento delle classi e l’aumento del numero di alunni o affidate in buona misura a quella parte di precari che riuscirà ancora a lavorare.
Infine ci sono i tagli sugli altri comparti. La Sanità pubblica ridotta al livello dell’onere delle prestazioni privatistiche con ticket esosi, la riduzione dei trasferimenti agli Enti Locali, che potranno investire sempre meno in asili-nido, trasporti e servizi e la fiscalità generale che premia ancora gli evasori mentre elimina gli sgravi fiscali. Sono 483 le agevolazioni investite dalla manovra, con un risparmio progressivo per lo stato del 5% nel 2013 (8 miliardi) e poi del 15% dal 2014 (32 miliardi). Tutto ciò equivale a 1.000 euro di tassazione diretta ed indiretta in più a contribuente in due anni: vengono colpite le detrazioni per i figli a carico, l’istruzione, gli asili-nido, le spese mediche, mutui per la prima casa e per le ristrutturazioni edilizie. I tagli colpiranno peraltro anche gli sgravi per i no-profit, il meccanismo dell’IVA e le accise per i crediti d’imposta.
Di fronte a questa vera e propria macelleria sociale, il dovere precipuo delle organizzazioni sindacali degne di questo nome è quello di organizzare la più grande protesta possibile. Il mondo della scuola, docenti, non docenti e studenti, colpito in modo feroce sia frontalmente che indirettamente, reagirà con forza non appena l’anno scolastico avrà inizio.
L’Unicobas Scuola proclama per Venerdì 7 Ottobre un’intera giornata di sciopero con manifestazioni di piazza. Dal proprio canto, la Confederazione Italiana di Base Unicobas sta studiando la proclamazione dello sciopero generale e generalizzato di tutte le categorie per la medesima data.
p. l’Unicobas Scuola
Stefano d’Errico (Segretario Nazionale)
Unicobas Scuola
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E’stata un’estate terribile . La crisi economica. I dittatori in fuga. Terremoti e uragani. E l’Italia alle prese con la speculazione finanziaria, la manovra ed i grandi evasori. Ma siamo sempre il Belpaese.
Dove rassicuranti certezze ci tranquillizzano. Come quella della Costituzione ignorata da molti rappresentanti del popolo. Un filmato delle Iene di qualche mese fa e disponibile sulla Rete, ha mostrato, purtroppo, lo “spettacolo” di deputati che ignorano il testo fondamentale.
Si discute della casta, di ridurre il numero di deputati e senatori, di eliminare gli sprechi. Mai che si discutesse anche della cultura costituzionale che a volte manca proprio a loro, a più di qualche rappresentante eletto. Dopo l’on. Fabio Garagnani (Pdl) (v. Spicchi precedenti) ora tocca all’on. Manlio Contento (sempre Pdl e questa è la seconda rassicurante certezza). L’onorevole ha presentato una interrogazione all’on. Ministro Gelmini per chiedere quali iniziative intende adottare a livello disciplinare nei confronti di un docente, Michele Trotta, che ha commesso una colpa terribile. Si è fatto corrompere per promuovere qualche studente?
Ha costretto studentesse a rapporti per favorirne la carriera scolastica? Si è appropriato della carta a scuola per fotocopiare un romanzo scritto da lui medesimo? S’è portato a casa i panini della mensa scolastica? Niente di tutto questo. Ha una responsabilità ben peggiore. Ha mostrato il dito medio o fatto pernacchie al suo Dirigente scolastico? Ha definito “nano” il suo DSGA che non lo retribuiva, per il mancato arrivo dei fondi ministeriali, per il suo ruolo di vicario? Acquerella, acquerella. La colpa è di essere stato moderatamente critico. “Riformare l’esame di Stato? Prima vanno riformati i ministri Gelmini e Brunetta”. Questa è la frase terribile pronunciata dal docente del Belpaese.
In cui vige ancora l’art. 21 della Costituzione. Che l’on. Contento, evidentemente, non ha ben presente. Come l’on. Garagnani del resto. E , per inciso, a Costituzione vigente, i Ministri , anche gli on. Gelmini e Brunetta, sono Ministri pro-tempore. Non a vita. Per fortuna. Se si può scrivere. Ma devo chiedere all’on. Contento. Non ho, come lui, l’insindacabilità dei giudizi e dei voti espressi. E non sono moderatamente critico.
La convenzione
Visto che Garagnani e Contento sono entrambi deputati, lo chiedo pubblicamente all’on. Gianfranco Fini, Presidente della Camera. Nell’ambito delle risorse legate al funzionamento dell’organo da lui presieduto, può provare a destinarne alcune alla valorizzazione e allo studio critico della Costituzione? Nelle scuole ed anche nella Camera dei deputati. Il sito della Camera ha un’interessante percorso didattico legato proprio alla Carta.
Sono state presentate interrogazioni ed anche proposte di legge nel senso auspicato. Ma nelle scuole la Costituzione non è oggetto di studio specifico. “Cittadinanza e Costituzione” , nonostante quanto racconta la giovane scrittrice di favole, non esiste nemmeno sulle pagelle degli studenti italiani.
A luglio il Consiglio dei Ministri, però, ha approvato l”Accordo di integrazione fra lo straniero e lo Stato”, che prevede, per i cittadini stranieri che chiedono di soggiornare in Italia per più di un anno, lo studio (con verifiche finali) della Costituzione e l’acquisizione di conoscenze di base relative al lavoro e agli obblighi fiscali. Agli stranieri sì e ai cittadini italiani no ? Se servono docenti in grado di collaborare alla crescita della cultura costituzionale nelle scuole ma anche nelle istituzioni, noi del Coordinamento nazionale dei docenti di Diritto e Economia siamo a disposizione.
Pronti a firmare anche una convenzione con la Camera dei Deputati. E a lavorare, ovviamente, senza alcuna retribuzione o compenso anche perché siamo in tempo di crisi. Ma non ci piace che anche la Costituzione entri in crisi.
Unità
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LETTERA DI UNA MAESTRA CHE VA IN PENSIONE
Pavia, 21 giugno 2011
“… e un ridere rauco e ricordi tanti e nemmeno un rimpianto … “ basta “sfogliare” Fabrizio de Andrè per trovare le parole per dirlo.
Per 40 anni ho fatto la maestra. Un mestiere sottopagato, che ha sempre meno riconoscimento sociale ma che rimane il mestiere più bello del mondo. Ora è tempo di andare in pensione.
Se ripercorro, come in un film, la storia di questi lunghi anni non mi vengono certo in mente le circolari, il POF, le griglie di valutazione, l’Invalsi, i registri ( quelli li ho sempre compilati , e malvolentieri, appena prima della scadenza).
Rivedo invece le facce – quelle sì le ricordo bene – le facce, gli occhi, le voci, le storie dei tanti e tanti bambini – ora diventati più che adulti – con cui ho condiviso emozioni, scoperte, la fatica e la ricerca di un percorso per imparare e per diventare grandi. Una maestra i suoi scolari se li ricorda per la vita.
E vedo le facce delle tante maestre, diventate care amiche, insieme a me impegnate nella difficile ed affascinante impresa di costruire una scuola “ di tutti e di ciascuno” come diceva Don Milani, una scuola di “scienza e di tenerezza”…
Tanti, ma tanti i ricordi. Avevo 19 anni quando ho cominciato, in Friuli, mia terra d’origine. Era il 1971: il posto di lavoro garantito era la normalità in quegli anni. Un altro secolo, un altro millennio.
La scuola era la scuola dell’obbedienza, della maestra unica- tuttologa, chiusa nella sua classe, degli armadi chiusi a chiave che le supplenti non avevano il diritto di aprire, dei grembiulini neri d’ordinanza…
Era la scuola selettiva, la scuola dei voti, dei ripetenti, quelli alti alti confinati negli ultimi banchi, quelli che neanche alle elementari ce la facevano a stare al passo.
La mia era la generazione cresciuta con “ la rivolta tra le dita” , con la voglia e l’impegno di cambiare la scuola e di cambiare il mondo.
Vivevamo, come ha scritto recentemente Goffredo Fofi su Repubblica, “una stagione irripetibile della pedagogia italiana quando educazione voleva dire conquista della democrazia, crescita di uomini nuovi e responsabili nei confronti della comunità, della collettività, del creato “.
Tanti i nostri Maestri ispiratori, quelli che davano idee e sostanza ai nostri progetti: Don Milani con la sua “Lettera a una professoressa” e l’attenzione agli ultimi, Mario Lodi, campione di didattica e di umanità, Guido Petter partigiano resistente che ci aveva guidato con le sue “Conversazioni psicologiche”, Gianni Rodari e la sua “Grammatica della fantasia” quando “La fantasia al potere” era uno degli slogan che più ci rappresentava, Gianni Cordone - mitico e mai dimenticato direttore didattico – che a Vigevano, sul finire degli anni Settanta, aveva già realizzato tutte quelle innovazioni che poi sarebbero diventate legge.
Leggevamo e discutevamo molto, con grande passione ed entusiasmo, senza guardare l’orologio e senza segnare le “ ore eccedenti” da recuperare. C’era una scuola nuova da costruire insieme.
Sono stati gli anni del diritto all’istruzione e alla cultura per tutti, degli handicappati che cominciavano ad essere inseriti nelle classi ( senza insegnanti di sostegno ma, in qualche modo, ce la cavavamo). Gli anni della furia iconoclasta ( dopo ce ne saremmo pentiti ) contro certi baluardi della vecchia scuola: le poesie da imparare a memoria, la grammatica … Gli anni delle aule e degli armadi che si aprivano. Gli anni del Tempo Pieno ( e poi del Modulo), delle maestre che si specializzavano in una materia e che lavoravano in team. Le cose da fare quotidianamente in classe si decidevano insieme. La programmazione era il risultato di studi approfonditi su contenuti e metodi, di confronti, di discussioni anche molto accese.
Una grande rivoluzione, sancita dalla legge dopo anni di sperimentazione, che ha cambiato in modo irreversibile il nostro modo di essere e di fare scuola, che ha lasciato in noi tutte un imprintig speciale.
Erano tempi in cui la cultura e la scuola contavano, erano importanti. Tempi in cui i genitori ci davano fiducia, credevano nel cambiamento e partecipavano a quella ventata di democrazia che sono stati gli Organi Collegiali.
Sono passati gli anni, i decenni. Tanto è cambiato nella società e, di riflesso, inesorabilmente, anche nella scuola. Scuola e cultura non godono più del prestigio di un tempo, non sono più ai primi posti della scala dei valori della società, degli studenti e delle famiglie.
Il grande movimento di idee, di conoscenze, di valori – non sostenuto da politiche adeguate – si è appannato. Ha perso in entusiasmo ed in passione, in lucidità e progettualità. Da troppi anni manca un pensiero collettivo sulla scuola. Mancano idee, valori etici di riferimento, riforme condivise. Mancano Maestri ispiratori. Manca una riflessione generale su temi fondanti del nostro “essere” e “fare” scuola: su “ sapere e saper fare “, su competenze e contenuti , su abilità e conoscenze , su “ imparare “ ed “imparare ad imparare “, su merito-selezione-integrazione, su rigore e qualità degli apprendimenti da coniugare con la scuola di massa.
Da anni la scuola ha mutuato un linguaggio aziendale. Bambini e famiglie sono diventati “clienti”. I direttori didattici sono stati trasformati – loro malgrado – in Dirigenti, con la didattica “evaporata” dal loro ruolo. E poi il tentativo di tornare alla maestra unica di morattiana memoria, il tutor, il Pecup, le Unità di Apprendimento , il monoennio, il Portfolio ( ne ho conservati alcuni esemplari: leggere per credere …) Quando, anni fa, ho sentito in un Collegio Docenti di Pavia (non il mio) parlare di “customers satisfaction” ho misurato la deriva verso cui stava precipitando la scuola.
Per arrivare all’oggi, al Ministro dell’Istruzione Gelmini che “riforma” la scuola a suon di tagli, senza nemmeno ascoltare le tante voci di critica e di dissenso che si sono levate da insegnanti, Sindacati, genitori.
Una scuola appiattita sul presente – mi piange il cuore doverlo dire -. Una scuola che non vola alto, che non ha progettualità sul futuro.
L’oggi è fatto di una generazione di insegnanti precari, classi sempre più numerose e più complesse da gestire, bambini che fanno sempre più fatica a rispettare regole, accettare insuccessi, assumersi responsabilità. E ancora: le compresenze finite, l’inglese imparato d’ufficio dalle maestre con 50 ore di corso, gli Organi Collegiali diventati ritualità da rispettare per legge, la fiducia incrinata dei genitori, il ritorno ai voti, l’enfasi assoluta data ai test quasi che a scuola verificare sia più importante che insegnare ed educare…
Anche il “clima umano” è cambiato: più stress, più stanchezza, più malessere, meno felicità in circolazione oggi nelle scuole.
Poi entri a scuola al mattino. Ritrovi tante facce amiche. I bambini ti aspettano, ti raccontano le loro storie, ti si affidano . Riesci ancora a farli appassionare.
“ … e un ridere rauco e ricordi tanti e nemmeno un rimpianto”.
Buona scuola a chi rimane,
Daniela Bonanni
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Le griglie fornite dall’INVALSI per la correzione delle prove nazionali erano sbagliate: ieri i docenti di tutta Italia hanno buttato via un pomeriggio, hanno speso soldi per recarsi a scuola a lavorare invano.
Nella lettera di scuse, inviata dal responsabile dell’INVALSI, la colpa sarebbe di un “… problema tecnico della maschera per l’attribuzione del punteggio”.
Ci sarebbe da ridere, se la cosa non fosse tragica ed umiliante per i docenti coinvolti (o forse è umiliante per i responsabili di tutto ciò…)
Chi pagherà per questo? Il ministro Gelmini? L’efficiente ministro della Funzione Pubblica Brunetta? I funzionari ben pagati e scelti con criteri di merito (!?!) dai suddetti ministri?
E intanto, i docenti vengono invitati a correggere nuovamente le prove; noi, invece, diciamo loro di lasciare tutto così com’è, di non buttare via altro tempo.
Comunicato stampa della Gilda degli Insegnanti
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Il segretario nazionale del Pd torna a Bologna dopo la chiusura della campagna elettorale e incontra i genitori che manifestano a turno in via de’ Castagnoli: “Dev’essere ristabilita una posizione ragionevole per i precari”. E su Berlusconi che invade le televisioni: “Se vuole discutere delle elezioni, venga a fare un confronto tv”
Torna a Bologna a una settimana di distanza dalla chiusura della campagna elettorale di Virginio Merola: Pier Luigi Bersani era “fiducioso di farcela al primo turno”, come poi è stato. “Merola farà per il meglio, non ha bisogno delle mie indicazioni. Abbiamo vinto e non avevo dubbi”. A Bologna Bersani incontra i genitori che da ieri protestano in via de’Castagnoli contro i tagli alla scuola, con uno sciopero della fame a staffetta. “La scuola è nel nostro cuore e dovrebbe essere nel cuore dell’Italia – lancia il segretario nazionale del Pd – Quando toccherà a noi rimedieremo, perchè la situazione della finanza pubblica ha massacrato la scuola, è stato fatto un disastro e bisogna assolutamente porre rimedio”. Bersani precisa che “deve essere bloccata la terza tranche dei tagli e deve essere ristabilita una posizione ragionevole e razionale per i cosiddetti precari della scuola”.
Ma nella giornata in cui il premier Silvio Berlusconi lancia la strategia conclusiva per i ballottaggi, occupando le reti televisive di Mediaset e della Rai, Pier Luigi Bersani alza i toni. “Invadere le testate tv nei prossimi giorni è una cosa inaccettabile, le testate non si mettono a disposizione di una telefonata del presidente del Consiglio, non siamo in Bielorussia, noi non ci stiamo e rompiamo questo giocattolo. Se vuole discutere delle elezioni, venga a fare un confronto tv con me, io sono disponibilissimo”.
Repubblica
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Sciopero della fame a staffetta «perché non ci rassegniamo a una scuola affamata a cui è stato tagliato il pane, cioè l’essenziale». Genitori soprattutto, ma anche insegnanti delle scuole bolognesi danno vita all’originale protesta che prende il via oggi alle 15. Tutto accade in via Castagnoli, tra l’ingresso dell’Ufficio scolastico regionale e l’ingresso del giardino del Guasto.
Mamme, babbi e maestri, almeno quattro insieme contemporaneamente, si asterranno dal mangiare per alcune ore, giorno e notte, fino al 26 maggio quando è stato richiesto (ma non ancora concesso) un incontro con il dirigente dell’Ufficio scolastico provinciale. Ad accompagnarli, durante le ore del tardo pomeriggio eventi, piccoli spettacoli, letture, laboratori per i bambini, cacce al tesoro e la presenza di sostenitori e artisti. «La scuola pubblica è già stata ridotta alla fame, è ora di dire basta», dicono in coro i promotori. Tutto è nato a fine aprile in un’affollata assemblea alle Longhena, scuola da sempre in prima linea nella difesa del tempo pieno e dell’istruzione pubblica. «Eravamo in un’ottantina, molto arrabbiati — spiega Giancarlo Vitali, papà di Nina che è in terza —, volevamo organizzare una protesta forte, avevamo pensato di andare sui tetti, poi abbiamo scelto lo sciopero della fame».
L’idea è stata portata all’Assemblea genitori e insegnanti delle scuole di Bologna, che l’ha fatta subito sua. Sono per ora una sessantina i genitori che partecipano alla staffetta e una decina gli insegnanti. Vitali si prepara ad astenersi da cibo e acqua per una trentina di ore, scaglionate in diversi momenti. «In questi anni ho visto sgretolarsi il modello di tempo pieno — chiarisce il papà —, sono sparite le ore di compresenza e non ci sono più due insegnanti per classe, e la colpa è dei tagli voluti da questo governo». A scioperare ci sarà anche Francesco Errani, papà delle Longhena, «sono figlio del tempo pieno — dice —, lo frequentavo negli anni ’70, ho vissuto la qualità di questo modello che ora i nostri figli rischiano di non poter più avere». Marina D’Altri, due figli alle Cremoni Ongaro, si scaglia contro i tagli della riforma Gelmini, «quelli della terza tranche mettono la scuola in una situazione umiliante — dice —, alle medie sono al collasso, costrette a fare classi con 27-29 alunni, con uno e due certificati, l’insegnante e quello di sostegno, magari in aule che possono contenere in tutto 25 persone. Ma quest’anno non lo faremo passare, siamo pronti a fare ricorsi».
Allo sciopero della fame partecipa anche Mirco Pieralisi, insegnante alle Mattiuzzi Casali e neoeletto consigliere comunale, «sciopero come insegnante perché tolgono qualità al mio lavoro, come genitore perché penso al futuro di mio figlio che ha meno ore a scuola e come consigliere perché la scuola riguarda il futuro di tutta la città e della società». C’è anche Giovanni Cocchi, papà e docente alle medie Guercino, «non ci rassegniamo al fatto che i nostri bambini siano stretti nelle aule come sardine e che non siano rispettati i diritti dei più deboli», dice, «non ci rassegniamo alla scuola affamata». A fare da riparo notturno ai digiunatori viene allestita una tenda all’angolo con il giardino del Guasto. Oggi dunque si inizia. Dalle 16.30 in poi arrivano anche i primi artisti. Francesca Ballico legge filastrocche di Tognolini, Giuliano Bugani interpreta corti teatrali sulla Costituzione, Davide Lora legge da «La fila della diversità» di Ascanio Celestini. Alle 17,30 interviene l’attore Ivano Marescotti, papà di Iliade che va alle Longhena.
Marina Amaduzzi
19 maggio 2011
Corriere di Bologna
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Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa inviatoci da
Piero Bernocchi portavoce nazionale COBAS, sulle prove invalsi di maggio nella scuola.
Dal 10 al 13 maggio il Ministero dell’Istru zione (un tempo Pubblica, di nome e di fatto) intende fare svolgere nelle scuole elementari, medie e, per la prima volta, nelle superiori le cosidette “prove Invalsi”. Si tratta di una serie di quiz, sul modello catastrofico statunitense, che insultano la scuola pubblica, ogni didattica di qualità, la professionalità dei docenti e qualsiasi serio apprendimento da parte degli studenti. In questi giorni appare lampante cosa significa imporre e addestrare all’ insegnamento a quiz. Dilagano i libri per preparare ai test e tanti insegnanti si sentono obbligati, per non “sfigurare” essi e la classe, a stravolgere l’insegnamento e a dedicare un sacco di tempo alla preparazione per i quiz, più o meno a livello di una qualsiasi scuola-guida: ed esattamente come accade negli Stati Uniti, ove, qualche mese prima dei test di inglese e matematica (progetto “No child left behind”, sul quale ci sono polemiche roventi) l’intera programmazione viene stravolta, le altre materie abbandonate e queste stesse “piegate” al solo addestramento a quiz. Questo processo modifica alla radice e immiserisce irreversibilmente l’istruzione e la riduce a superficiale infarinatura di”competenze”. I quiz saranno usati per classificare le scuole, i docenti, gli studenti, e per differenziare gli stipendi degli insegnanti.
CHI FA I QUIZ INVALSI DANNEGGIA ANCHE TE: DIGLI/DILLE DI SMETTERE.
Non c’è alcun obbligo a svolgere e a correggere i quiz per i docenti ma solo per l’istituto Invalsi: e nessun obbligo a svolgerli nelle scuole, per giunta in orario di lezione. Stiamo diffidando i presidi che impongono ai docenti e alle scuole di interrompere l’attività didattica per “giocare con i quiz”, senza neanche una decisione dei Collegi Docenti. Impediamo l’interruzione illegale della didattica e lo svolgimento dei quiz nelle scuole: e comunque evitiamo di parteciparvi.
Piero Bernocchi portavoce nazionale COBAS
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Una modifica al Testo unico sulla scuola, avanzata dal deputato Fabio Garagnani, inserisce il divieto per gli insegnanti di “qualunque atto di propaganda politica o ideologica“. Dovrà essere il dirigente scolastico a vigilare sul rispetto della norma. Pantaleo: “Gli insegnanti non inculcano, educano“
ROMA – I professori che faranno propaganda politica o ideologica nelle scuole potranno essere puniti con la sospensione dall’insegnamento “per almeno 1-3 mesi”. È quanto prevede, in estrema sintesi, la proposta di legge appena presentata alla Camera dal deputato del Pdl Fabio Garagnani, componente della Commissione Cultura di Montecitorio. Il commento del segretario generale della Flc-Cgil, Mimmo Pantaleo: “Esternazione delirante”.
La proposta di Garagnani. Divieto di propaganda e sanzioni per i docenti. “L’importante era inserire nel Testo unico sulla scuola – ha spiegato Garagnani – il divieto di fare ‘propaganda politica o ideologica’ per i professori”. “Per quanto riguarda le sanzioni – aggiunge il parlamentare – queste dovranno essere contenute poi in dettaglio in un provvedimento attuativo della legge”. “La propaganda politica, infatti, – prosegue Garagnani – non può trovare tutela nel principio della libertà dell’insegnamento enunciato dall’Articolo 33 della Costituzione. Un conto infatti è tutelare la libertà di espressione del docente, un’altra è quella di consentire che nella scuola si continui a fare impunemente propaganda politica”. E sono molti, secondo l’esponente del Pdl, i casi in cui i professori oltrepassano questo limite. “Soprattutto in Emilia Romagna – aggiunge – tra i professori della Cgil”.
Così Garagnani propone di inserire nel decreto legislativo del 16 aprile ’94 numero 297, un nuovo articolo (il 490-bis) nel quale si specifica per la prima volta in modo diretto che il docente dovrà astenersi in ogni caso da qualunque atto di propaganda politica o ideologica nell’esercizio delle attività di insegnamento anche di carattere integrativo, facoltativo od opzionale”. A vigilare che questo non avvenga, spiega ancora il deputato del Pdl nella sua proposta, dovrà essere “il responsabile della scuola”, cioè il dirigente scolastico. Garagnani, modificando il Testo unico sulla scuola, propone anche una norma che specifichi come l’insegnamento della religione non possa essere considerato semplicemente “lo studio della storia delle religioni”.
La replica della Cgil. “L’onorevole Garagnani ha perso un’altra occasione per stare zitto – ha detto il segretario generale della Flc-Cgil, commentando la proposta di legge -. L’ultima esternazione di Garagnani è, per usare un eufemismo – afferma Pantaleo – delirante. Abbia rispetto per gli insegnanti tutti e per la loro funzione e abbia rispetto per la Cgil, una organizzazione sindacale che ha fatto della difesa dei valori costituzionali un punto identitario. Si ricordi Garagnani – conclude il sindacalista – che gli insegnanti tutti non inculcano, ma educano secondo i principi della nostra Costituzione”.
Repubblica
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Michele è entrato in classe co me al solito. Ma quando sotto il naso si è visto il “carteggio” delle prove Invalsi di Italiano e Matematica (trenta fogli), non ci ha visto più: ha contraffatto il documento ministeriale, strappando l’etichetta con il codice identificativo della classe e della scuola. Poi, ha provato a risolvere i quesiti: quello di matematica – ha spiegato al telefono – chiedeva la soluzione di esercizi a lui sconosciuti, “li avevo fatti in terza media, chi se li ricordava…”. Più “facile”, invece, la prova di Italiano: solo testi descrittivi e non poetici “come adesso mi capita al quinto ginnasio”.
In tutta Italia sono cominciate le tanto osteggiate prove Invalsi, i test nazionali di misurazione dell’apprendimento e di riflesso del sistema scolastico nazionale. Ed è qui il guaio. Come ogni maggio, polemiche e discussioni precedono i quiz: quale validità? E il loro fine ultimo? Nonché i dubbi sulla privacy. Ogni volta, si promettono migliorie e correzioni per l’anno a venire. Si ribadisce che i quiz ministeriali non sono una mossa per valutare scuole e prof e che le prove sono rigorosamente anonime. Ma, come accade in tutte le cose che hanno a che fare con l’istruzione – specialmente ora che in viale Trastevere c’è ‘Marystar’ – le parole restano lettera morta. E gli studenti hanno una sola arma: restarsene a casa quel giorno e marinare la scuola, o consegnare le prove in bianco, visto che nessuno può costringerli ad eseguirli. In più, con la mannaia dei tagli alla scuola in corso e l’accetta in agguato per il prossimo settembre – con sforbiciata ulteriore di prof, bidelli, ore di studio e altro – una sonora protesta ci sta tutta.
E così, dalle Alpi alla Sicilia, è andato in scena il boicottaggio dell’Invalsi. E non finisce qui. Oggi è toccato a mezzo milione di studenti del secondo anno delle scuole superiori. Gli studenti di liceo, tecnici e pr+ofessionali hanno debuttato con l’Invalsi per la prima volta. Nei prossimi giorni tocca ai bambini delle seconda e quinta elementare e poi ai ragazzini delle medie. Ma non è detto che tutto vada liscio: l’Unicobas ha escogitato una trappola per bloccare i test: per giovedì 12 maggio, lo sciopero dell’ultima ora di lezione nella scuola media. E per l’indomani, venerdì, la proclamazione di uno sciopero nazionale dell’intera giornata con manifestazione a Roma. Il tutto nei giorni programmati per l’Invalsi.
A Roma la protesta è stata clamorosa in quasi tutte le scuole (dal Giulio Cesare al Socrate, dal Virgilio al Cavour, dall’Albertelli all’Orazio, dal Giordano Bruno all’ Aristotele, dal Visconti al Ripetta, dal Pinturicchio al Margherita di Savoia, dall’Aristofane all’Augusto dal Russell al Kant, compresi il Lombardo Radice e Pasteur). Ognuno ha adottato un dissenso autonomo, pur andando incontro ad eventuali provvedimenti disciplinari.
E’ il caso del liceo classico Socrate della Garbatella: sette quinte ginnasio coinvolte per i quiz. Una intera classe del quinto ginnasio ha cancellato i codici identificativi che collegano lo studente alla prova Invalsi e altri 15 studenti di un’altra sezione sono rimasti per tutto il tempo con le braccia conserte, consegnando poi il test in bianco. La preside, Gabriella De Angelis è piuttosto seccata: “E’ grave, gravissimo… Non si possono contraffare dei documenti. I ragazzi che non erano d’accordo con l’Invalsi potevano rifiutarsi di eseguire i test, come del resto accade con i compiti in classe: lo consegni in bianco ma non lo scarabocchi o ci fai disegnini sopra o ci scrivi barzellette… E’ inaccettabile… Il rispetto e la correttezza prima di tutto. Questa scuola pretende questo e i ragazzi lo sanno. Come sapevano bene – perché gli era stato spiegato – che le prove Invalsi hanno un codice che resta anonimo per il ministero”.
La preside non teme l’Invalsi. “Non ho paura di una rilevazione nazionale – spiega -, all’estero si fa senza storie, anzi ci tengono molto. Certo, da noi ci sarebbero dei rilievi da fare su alcuni aspetti. Parliamone, discutiamone, ma i media la smettano di dipingerci tutti o schiacciati con la Gelmini o con i Cobas”.
Silvia, Paolo, Flavio e Sofia hanno scelto di entrare a scuola. Lorenzo del Cavour invece ha preferito restare fuori. Il questionario dello studente – con le domande “pulce” sulla famiglia e le professioni dei genitori – è stato il test bocciato quasi da tutti i liceali. La maggior parte l’ha consegnato in bianco.
Raccontano Flavio, Sofia e Silvia: “Non capisco perché il ministero vuole sapere se ho una stanza tutta mia, se ho il computer in camera e che professione fanno mio padre e mia madre”. “Che le frega alla Gelmini di sapere se ho una libreria e in casa e quanti libri ci sono sugli scaffali?” – sbotta Francesca. Mentre Silvia del tecnico industriale dell’Anagnina – quartiere a sud di Roma – contesta le prove uguali per tutti, dal classico all’istituto d’arte. Il primo giorno dell’Invalsi è trascorso. E la Gelmini è rimasta all’asciutto sulla privacy delle famiglie degli studenti. Giovedì e venerdì si replica. Il flop è in agguato.
L’ Unità
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Sappiamo che nelle prossime settimane molti/e di voi torneranno a casa per un motivo o per un altro. Vi ricordiamo però che il 12 e il 13 Giugno si vota per il referendum per l’acqua e contro la sua privatizzazione…
Per molti di voi, specie i più distanti da casa, sappiamo che sarà difficile fare avanti e indietro per l’Italia. Ma vi ricordiamo comunque che, per motivi elettorali, avete uno sconto del 60% sul biglietto del treno.
Ad ogni modo è importante che sappiate che c’è la possibilità di votare anche in un comune diverso da quello della vostra residenza.
Basterà diventare rappresentante di lista per il comitato referendario e, per fare questo, sarà attivata a breve una procedura online per poter segnalare la vostra disponibilità.
L’unica accortezza che dovrete avere è di PORTARE CON VOI LA TESSERA ELETTORALE.
Vi invitiamo a partecipare alla battaglia in difesa dell’acqua bene comune.
Perchè l’acqua è un diritto.
Perchè l’acqua è di tutti.
Perchè l’acqua non si vende!
Per maggiori informazioni vai sul sito referendumacqua.it
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Coord. provinciale dei comitati referendari
2 Sì per l’Acqua Bene Comune
info: acquapubblicacz@gmail.com
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Dopo aver preso in ostaggio la Scuola pubblica italiana (ciò che ne rimane) per quattro giorni consecutivi (quest’anno dal 10 al 13 Maggio); dopo aver persuaso i suoi docenti e le sue docenti (una parte significativa di loro) a interrompere il proprio lavoro per giocare (ancora) al FACCIAMOCIDELMALE; dopo aver spacciato – per il tramite dell’Istituzione scolastica – per obbligatorie le attività di somministrazione e correzione dei propri test;
dopo aver investigato tra gli scaffali e i conti correnti delle famiglie;
dopo questi ed altri numeri di illusionismo, la banda dell’INVALSI (in associazione coi loro “pali” al Ministero) ha assestato un altro brillante colpo al diritto all’istruzione: ha affermato (dopo decenni di scuola dell’inclusione) la secondarietà di alcuni alunni e alunne rispetto ad altri/e.
“Le prove personalizzate non devono essere inviate all’INVALSI, né, tantomeno, i dati a esse relativi”, e dunque: “Fuori gli/le insegnanti di sostegno! Fuori i bambini e le bambine ‘meno uguali’! O se proprio devono stare dentro, zitti e mosca, e lavorare! E sul loro test ci mettiamo un bel codice di riconoscimento, che non si mescoli con gli altri!”.
Metterla così sembra brutale, ma a leggere la recente nota INVALSI sullo svolgimento delle prove 2010-2011 per gli allievi con bisogni educativi speciali, la si può mettere solo peggio- http://www.invalsi.it
Dopo che la cattiva coscienza ha suggerito agli estensori di tale documento di disseminare il testo di ipocrisie benaugurali come “la più larga inclusione possibile” e simili, subito in Premessa si scrive che “le prove SNV […] non sono finalizzate alla valutazione individuale degli alunni, ma al monitoraggio dei livelli di apprendimento conseguiti dal sistema scolastico, nel suo insieme e nelle sue articolazioni.”
Il che equivale a dire più o meno: non vi preoccupate, non ci interessano i livelli di apprendimento di alunni e alunne con disabilità o DSA, e non ci interessa nemmeno come il sistema scolastico ha lavorato con loro.
Occorre ricordare che l’ammissione di alunni e alunne ai test è una decisione che l’INVALSI rimette alla dirigenza scolastica, lavandosene le mani, non accennando neppure a consigli di classe o a gruppi operativi che pure avrebbero tutti gli elementi necessari per prendere decisioni in merito.
Per l’INVALSI “la valutazione del singolo caso può essere effettuata in modo soddisfacente solo dal Dirigente scolastico”.
A breve distanza nel testo, con un refrain che riccorre con insistenza paranoica, si giustifica un simile approccio separatista richiamando l’attenzione sulla necessità di “consentire il rispetto del protocollo di somministrazione delle prove, garanzia della loro affidabilità e attendibilità”. L’individualizzazione del percorso educativo deve cedere il passo al principio di standardizzazione, l’insegnante di sostegno deve interrompere il proprio servizio, tutte le buone prassi educative della nostra scuola devono impallidire e adattarsi all’ospite INVALSI, al suo protocollo e ai suoi complessi di attendibilità.
Si dirà che l’insegnante di sostegno può sempre portare l’alunno o l’alunna in un’altra aula (se ce ne sarà una libera) e lì mettere in pratica quei normali strumenti dispensativi che invece l’INVALSI vieta di adoperare in classe durante le prove (leggere a voce alta il testo del quiz, ad esempio).
La richiesta, di per sé assurda, lo è a maggior ragione se è fatta (come in questo caso) da un ospite non invitato che considera plausibile (quando non auspicabile o persino obbligatorio) ciò che nella quotidianeità della vita scolastica non accade mai: che un alunno o una alunna escano dalla classe in quanto “incompatibili” con un protocollo.
Poca retorica: non possiamo non pensare a quel che potrebbe accadere nei prossimi giorni di test ad alunne e alunni normalmente seguiti da insegnanti di sostegno. Di colpo subiranno una sospensione delle regole. Se dovessero protestare, come è loro diritto, cosa gli racconteremo? Se pretenderanno di restare in classe anche loro, come è loro diritto; se, come i loro compagni e le lro compagne, vorranno avere tra le mani uno di questi magici fascicoli in grado di far diventare grandi i piccini e piccoli i grandi, come ci comporteremo? E poi, come e a che prezzo gestiranno la loro frustrazione quando dovremo accompagnarli fuori? E se invece faranno la prova da soli in classe, chi li risarcirà per l’ansia e la fatica di un test che viene loro presentato come “importantissimo” e che dovranno affrontare senza il sostegno a cui hanno diritto?
La prossima settimana, in occasione delle prove-non-obbligatorie dell’INVALSI, pretendiamo che alunni e alunne restino in classe a fare scuola vera, pretendiamo di svolgere a pieno la nostra funzione di insegnanti di sostegno (insegnanti dell’intera classe) e pretendiamo infine che ogni richiesta di venir meno ai nostri obblighi di servizio ci venga messa per iscritto.
Così facendo tuteleremo i nostri diritti di lavoratori e quelli all’istruzione di alunni e alunne del nostro sistema scolastico. Per i medesimi motivi rimandiamo al mittente tutti i tentavi che in questi giorni vengono compiuti di precettare gli insegnanti e le insegnanti di sostegno per la correzione delle prove INVALSI; ribadiamo che siamo pienamente consapevoli che queste prove sono un abuso didattico e che non sussiste alcuna obbligatorietà; difendiamo la nostra dignità davanti a quei dirigenti scolastici che l’hanno oramai perduta arrivando a promettere (spesso sapendo di non poter mantenere tali promesse) denaro del FIS che sarebbe illegittimo (oltre che meschino) usare in questo modo.
Petizione online Invalsi
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“Sono la ma mma di una ragazzina che frequenta la prima media alla ‘Dante Alighieri’ di Sanremo. Anche quest’anno, come già avvenuto alla scuola elementare, ho saputo che i ragazzi svolgeranno le ‘prove invalsi’. Ho deciso di capirne di più e navigando su internet ho trovato molto materiale.
Ora mi chiedo se altri genitori hanno fatto come me e se anche loro sono rimasti basiti. Si parla di tagli,di risparmi (spesso a spese dei nostri figli) ma sapete quanto costano queste prove? Qualcuno può spiegarmi come si può generalizzare la valutazione sui ragazzi applicando sterili test che non tengono conto del percorso personale dell’alunno e dell’intera classe? Sterili fogli con una serie di domande che magari indovini più per fortuna che per studio e può capitare che vengano penalizzati alunni che durante l’anno hanno sempre lavorato con impegno.
Non sarebbe meglio utilizzare quella ingente somma, per apportare migliorie alla decadente scuola Italiana che va avanti per missione di quei professori che eseguono la loro funzione in maniera professionale nonostante gli enormi disagi? Sicuramente mia figlia uscirà proprio nell’ora in cui verranno sottoposte tali prove e invito tutti coloro che la pensano come me a fare altrettanto”.
Quotidiano onlin Imperia
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Le spese per la scuola sono tante e se si può detrarre qualcosa dalla dichiarazione dei redditi i genitori si ingegnano, specie in questi tempi di crisi. “Come Associazione Genitori A.Ge. Toscana in questo ultimo anno siamo abbiamo ricevuto tantissime richieste di chiarimenti sulla detraibilità dei contributi scolastici e abbiamo ulteriormente approfondito la questione” dichiara la presidente regionale Rita Manzani Di Goro.
”L’invito per tutti è quello di leggere con attenzione le istruzioni per la compilazione dei modelli 730 e Unico Persone fisiche, perché si possono scoprire detrazioni interessanti, come quella al 20% per l’acquisto di frigoriferi e congelatori di classe non inferiore ad A+ (rigo E37 colonna 1 per il mod. 730, RP45 colonna 1 per l’Unico). E attenzione perché le erogazioni liberali a Onlus e associazioni di promozione sociale si possono o detrarre al 19% o dedurre (rigo E27 codice 3, RP28 codice 3): è questa seconda ipotesi la più conveniente, perché il rimborso varia dal 23% al 43%, a seconda dell’aliquota massima del contribuente”. continua a leggere Dichiarazione dei redditi: come detrarre le spese scolastiche
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CONSIDE RATO CHE
- le ore curriculari previste dal calendario scolastico adottato dal Consiglio di Istituto sono dedicate a realizzare le attività didattiche e formative previste all’interno del POF che “è il documento fondamentale costitutivo dell’identità culturale e progettuale delle istituzioni scolastiche ed esplicita la progettazione curricolare, extracurricolare, educativa ed organizzativa che le singole scuole adottano nell’ambito della loro autonomia” (DPR 275/99, art. 3, comma 1); il POF del nostro istituto del 2010/11 non prevede alcuna attività riconducibile all’INVALSI, né per i docenti, né per gli studenti; quindi le famiglie non sono st ate informate in merito al momento dell’iscrizione;
- la programmazione delle attività didattiche compete ai consigli di classe per quanto riguarda gli aspetti collegiali, ai dipartimenti disciplinari e ai docenti per quanto riguarda le singole discipline, nel rispetto della libertà di insegnamento garantita dall’art. 33 della Costituzione; a tale proposito né i Consigli di classe né i primi Collegi dei Docenti dell’anno scolastico 2010/11, ai quali spetta deliberare la programmazione didattica di tutto l’anno, hanno indicato alcuna priorità, né previsto alcuna attività riconducibile all’INVALSI; inoltre il Piano delle attività del 2010 – 11 non prevede prove di valutazione INVALSI;
- “la valutazione, periodica e annuale, degli apprendimenti e del comportamento degli studenti del sistema educativo di istruzione e di formazione, e la certificazione delle competenze da essi acquisite, sono affidate ai docenti delle istituzioni di istruzione e formazione frequentate; agli stessi docenti è affidata la valutazione dei periodi didattici ai fini del passaggio al periodo successivo” (L. 53/2003, art. 3, comma1a); quindi questa è la valutazione che spetta alle scuole e per questa è previsto un obbligo di servizio p er i docenti;
- “ai fini del progressivo miglioramento e dell’armonizzazione della qualità del sistema di istruzione e di formazione, l’Istituto nazionale per la valutazione del sistema di istruzione effettua verifiche periodiche e sistematiche sulle conoscenze e abilità degli studenti e sulla qualità complessiva dell’offerta formativa delle istituzioni scolastiche e formative” (L. 53/2003, art. 3, comma1b); quindi queste verifiche periodiche e sistematiche spettano all’INVALSI e sono un obbligo di servizio per quell’istituto;
- le indennità e i compensi a carico del fon do d’istituto sono regolamentati dall’art. 88 del CCNL 2006-2009 tutt’ora in vigore e ad esso si rimanda per ogni ulteriore specificazione, ma interessa qui ribadire che ogni suo utilizzo, nel suddetto articolo, va riferito ad attività interne al POF e necessarie alla sua realizzazione; coerentemente, il Contratto di Istituto del 2010/11 non prevede compensi del Fondo di istituto per eventuali attività aggiuntive attinenti l’INVALSI; peraltro lo stesso Contratto Collettivo Nazionale di lavoro non prevede per gli insegnanti alcun impegno riconducibile all’INVALSI, né tra gli obblighi di servizio, né nella funzione docente; del resto nessuna normativa stabilisce che le attività INVALSI siano obbligatorie per i singoli doce nti delle scuole superiori.
Per tutti i motivi esposti i sottoscritti docenti si dichiarano NON DISPONIBILI a svolgere alcuna attività relativa alle prove INVALSI
a rinunciare alle proprie ore disciplinari di lezione per lo svolgimento delle stesse.
I sottoscritti, in caso di ordine d
i servizio da parte della dirigenza si riservano di contestarne la legittimità con regolare atto di rimostranza.
Allegato
Forumscuole

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Dal 10 al 13 maggio il Ministero dell’Istruzione (un tempo Pubblica, di nome e di fatto) intende fare svolgere nelle scuole elementari, medie e, per la prima volta, nelle superiori le cosidette “prove Invalsi”. Si tratta di una serie di quiz, sul modello catastrofico statunitense, che insultano la scuola pubblica, ogni didattica di qualità, la professionalità dei docenti e qualsiasi serio apprendimento da parte degli studenti. In questi giorni appare lampante cosa significa imporre e addestrare all’insegnamento a quiz.
Dilagano i libri per preparare ai test e tanti insegnanti si sentono obbligati, per non “sfigurare” essi e la classe, a stravolgere l’insegnamento e a dedicare un sacco di tempo alla preparazione per i quiz, più o meno a livello di una qualsiasi scuola-guida: ed esattamente come accade negli Stati Uniti, ove, qualche mese prima dei test di inglese e matematica (progetto “No child left behind”, sul quale ci sono polemiche roventi) l’intera programmazione viene stravolta, le altre materie abbandonate e queste stesse “piegate” al solo addestramento a quiz. .
Questo processo modifica alla radice e immiserisce irreversibilmente l’istruzione e la riduce a superficiale infarinatura di”competenze”.
I quiz saranno usati per classificare le scuole, i docenti, gli studenti, e per differenziare gli stipendi degli insegnanti.
CHI FA I QUIZ INVALSI DANNEGGIA ANCHE TE: DIGLI/DILLE DI SMETTERE.
Non c’è alcun obbligo a svolgere e a correggere i quiz per i docenti ma solo per l’istituto Invalsi: e nessun obbligo a svolgerli nelle scuole, per giunta in orario di lezione. Stiamo diffidando i presidi che impongono ai docenti e alle scuole di interrompere l’attività didattica per “giocare con i quiz”, senza neanche una decisione dei Collegi Docenti. Impediamo l’interruzione illegale della didattica e lo svolgimento dei quiz nelle scuole: e comunque evitiamo di parteciparvi.
Piero Bernocchi portavoce nazionale COBAS
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Padova, 16 apr. - Nuovo attacco del premier agli insegnanti pubblici. I genitori, ha scritto Silvio Berlusconi in un messaggio all’Associazione nazionale delle mamme, possono scegliere “quale educazione dare ai loro figli e sottrarli a quegli insegnamenti di sinistra che nella scuola pubblica inculcano ideologie e valori diversi da quelli della famiglia“. Il messaggio è arrivato in occasione della riunione dell’associazione, a Padova, a cui il premier ha voluto rivolgersi per sottolineare la vicinanza del suo governo alle esigenze delle madri italiane.
“Poiché vantiamo una cultura che predilige l’amore e rifiuta l’invidia e l’odio cerchiamo di essere un governo amico delle donne e soprattutto delle mamme”, ha fatto sapere Berlusconi elencando poi i provvedimenti che l’esecutivo ha elaborato a favore della famiglia. “L’abbiamo tutelata con i bonus bebé – ha rivendicato – il piano casa, gli affitti agevolati per le giovani coppie, la riduzione dei costi scolastici e il bonus per la scuola privata”.
Rivolgendosi poi alla donne Berlusconi ha rimarcato: “Siete più brave di noi uomini, a scuola, sul lavoro, siete più puntuali, più precise e più responsabili. Anche per questo ho voluto che nel nostro governo ci fossero ministri donne e mamme che sono attivissime e bravissime.
Cara mamme – ha poi concluso – vi garantisco che il governo continuerà a lavorare con lo stesso entusiasmo e con lo stesso impegno per valorizzare il vostro ruolo nella famiglia nel mondo del lavoro e della società. Un bacio affettuoso – si è congedato il premier – a tutte voi con l’augurio che possiate realizzare tutti i progetti e i sogni che avete nella mente e nel cuore”.
TmNews
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